Abu Mazen, la radice del male

Cosa vuole esattamente Abu Mazen? Vuole veramente uno Stato palestinese oppure intende rimanere in queste condizioni da “né carne, né pesce” ancora per un tempo indeterminato? La sensazione, quasi un certezza, è che Abu Mazen non voglia affatto uno Stato palestinese.

Già in passato spiegai i motivi per cui ad Abu Mazen non conviene creare uno Stato Palestinese, quello che però non mi spiego o non capisco è quali siano gli obbiettivi alternativi del Presidente palestinese. La mattina parla di pace con Israele e la sera fomenta il terrorismo palestinese con bugie talmente evidenti e palesi da apparire persino grottesche. E, mi chiedo, come mai nessuno si azzarda a “riprendere” Abu Mazen non solo sul suo incitamento alla violenza e sulle sue pacchiane bugie, ma soprattutto sui conti della cosiddetta “Palestina”. Possibile che negli ultimi venti anni nessuno in Europa si sia chiesto che fine abbiano fatto i miliardi di dollari profusi a larghe mani alla ANP e spariti nel nulla senza nemmeno un accenno all’impiego per programmi di sviluppo? Mi viene quasi da pensare che qualcuno a Bruxelles ci guadagni fior di soldoni perché l’alternativa sarebbe peggiore, sarebbe cioè l’essere vittime di una specie di ricatto terrorista sulla falsariga di quello di cui fu vittima (o complice) l’Italia di Aldo Moro.

Possibile che nessuno ( e dico nessuno) in Europa si chiede perché mai, nonostante avesse avuto ogni tipo di possibilità, Abu Mazen non abbia mai fatto nulla di reale per creare uno Stato Palestinese? Ma chi abbiamo a Bruxelles? Mica saranno tutti come la Mogherini sulla quale almeno possiamo parlare di “ideologia anti-israeliana” che la spinge a fare cose davvero oltre la vergogna? Ci sarà pure un burocrate onesto che chieda conto ad Abu Mazen delle proprie azioni.

Sento sempre parlare di “favorire il dialogo tra israeliani e palestinesi” per risolvere definitivamente la questione, ma come si può favorire il dialogo quando sul tavolo non si mettono tutte le verità? Anzi, mi chiedo come si possa favorire il dialogo quando sul tavolo vengono considerate solo ed esclusivamente le menzogne di Abu Mazen, quando queste menzogne vengono prese per buone e divulgate come “la verità”. Va bene la cecità ideologica ma qui andiamo molto oltre alla connivenza dettata dalla ideologia, qui siamo alla complicità in azioni terroristiche volte a capovolgere l’ordine democratico di una Stato, Israele, che è l’unica democrazia in Medio Oriente.

Abu Mazen, l’angelo della pace, non è altro che la radice del male, una radice infestante e subdola che riesce incredibilmente a spacciarsi per “la soluzione”, per uomo di pace. Aprire gli occhi su Abu Mazen, cominciare a chiedersi il perché di certi suoi atteggiamenti dovrebbe essere doveroso per l’Europa e per chi sostiene la formula dei due stati. Cominciare a chiedersi quele sia l’obbiettivo reale di Abu Mazen dovrebbe essere un imperativo per chi parla di “dialogo” e di “soluzione pacifica” della questione israelo-palestinese. Ma se questo non verrà fatto, se le domande continueranno a non essere poste, se si continuerà con la linea accondiscendente nei confronti dei palestinesi, allora non ci sarà alcuna possibilità di una soluzione pacifica. Per farlo bisogna estirpare la radice del male che ha un nome e un cognome, Mahmous Abbas, nome di battaglia Abu Mazen.

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