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Accoglienza: come un atto di civiltà si trasforma in un autogoal per la stessa civiltà

Accogliere senza essere in grado di farlo non solo non è un atto di civiltà ma diventa un vero boomerang nel momento in cui le buone intenzioni non sono sufficienti a mantenere la pace sociale

A proposito di accoglienza e civiltà ci sono due fatti che ultimamente hanno riempito il web e animato le discussioni. Il primo è quello dello sgombero del palazzo romano occupato da immigrati e richiedenti asilo trasformatosi in una battaglia tra occupanti abusivi e polizia, il secondo (più grave) è quello che riguarda la violenza carnale di gruppo avvenuta a Rimini ai danni di una ragazza polacca e di una transessuale (con contorno di violenza alla arancia meccanica sul fidanzato della ragazza).

La foga delle polemiche sul web, prima per le accuse alla polizia nel caso dello sgombero romano, poi contro gli immigrati violenti nel caso degli stupri di Rimini, ha sepolto quello che forse è l’argomento più importante riguardante sia questi casi che tanti altri che giornalmente troviamo sui media: l’Italia (e più in generale l’occidente) non è pronta ad accogliere una massa enorme di persone con culture diverse e diverse visioni della vita. Molto bello che le salviamo dalla morte in mare, ma poi costringiamo queste persone a vivere in palazzi occupati o, al peggio, a delinquere per sopravvivere (anche se la violenza di Rimini non ha nulla a che vedere con la sopravvivenza) visto che chiaramente non siamo né pronti né adeguati a inserire queste persone nella società.

“Non basta voler accogliere, serve essere in grado di farlo”

E allora la civile accoglienza, di cui tanto ci si vanta, diventa un mezzo per attentare a quella stessa civiltà della quale ci vantiamo essere un esempio. Non basta voler accogliere, serve essere in grado di farlo e di certo l’Italia non è pronta. E non parlo solo di numeri ma di organizzazione, di strutture in grado oltre che di accogliere anche di integrare questa gente, di individuare chi può essere realmente integrato e chi invece non lo sarà mai per vari motivi – non ultimo quello religioso – e quindi va respinto.

Dobbiamo fare delle scelte, non possiamo trasformare un atto di civiltà qual è l’accoglienza in un boomerang per la stessa civiltà distruggendo o alterando indelebilmente il nostro modo di vivere. Non solo non ha senso, ma è la ragione principale dello scoppio di tanto populismo e razzismo. Basta guardare la percezione che ha la gente dei reati commessi dagli immigrati, uno stato d’animo provocato proprio dall’accoglienza indiscriminata e numericamente insopportabile. La sensazione che un reato commesso da un immigrato sia più grave dello stesso reato commesso da un italiano non è una forma di razzismo ma la logica conseguenza della esagerazione di quell’atto di civiltà che è l’accoglienza.

Siamo riusciti, unici al mondo, a trasformare un atto di civiltà in un mezzo che in mano a persone senza scrupoli non solo è diventato un business ma viene addirittura percepito come un’arma di conquista, come un mezzo per minare la nostra società. E se questo è avvenuto non è certo per colpa dei populisti e dei razzisti, che non aspettavano altro ma che restano la minoranza, ma per colpa di chi vorrebbe accogliere senza avere né i mezzi né la mentalità per farlo, anzi, riuscendo così facendo a trasformare un popolo civile e accogliente come il nostro in un popolo di diffidenti e persino ostili verso il diverso. Non ce lo meritiamo.

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