Africa: cooperazione e sviluppo. I grandi donatori cambiano strategia. Il “progetto Haven”

Da molto tempo siamo convinti e sosteniamo l’idea che povertà, difficoltà di accesso ai programmi di sviluppo e immigrazione (o emigrazione, a seconda da dove la si guardi) siano direttamente collegati. Per questo ormai da anni lavoriamo a un progetto multidimensionale che abbia come obbiettivi non solo la riduzione della povertà e lo sviluppo, ma anche la riduzione dei flussi migratori come conseguenza di un miglioramento delle condizioni di vita nei paesi in via di sviluppo (Psv).

Siamo quindi partiti, diversi anni fa, con un progetto pilota denominato “progetto SUN” che mirava tendenzialmente a favorire la microeconomia, il decentramento politico, l’istruzione (compresa quella relativa ai Diritti Umani), lo sviluppo economico in tutte le sue forme, la costruzione di infrastrutture e, come conseguenza ultima, proprio il miglioramento delle condizioni di vita e quindi la riduzione dei flussi migratori.

Uno dei punti cardini del vecchio “progetto SUN” era indurre i grandi donatori quali Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale (ma anche Unione Europea e simili) a improntare una parte delle politiche di sviluppo nei Paesi poveri sulla microeconomia e sul decentramento politico. Per fare questo occorreva prima di tutto verificare che una politica di sviluppo basata sulla microeconomia e sul finanziamento di progetti di sviluppo a medio e lungo termine implementati direttamente dalle Ong e non dagli Stati centrali, poteva funzionare. La cosa non è stata affatto facile perché i grandi donatori sono portati a ragionare per grandi numeri (macroeconomia) e a finanziare solo progetti ai Governi centrali con conseguente grande dispersione di fondi a causa della diffusa corruzione insita in detti Governi. Quello che invece noi proponevamo era di finanziare direttamente le Ong per progetti di sviluppo localizzati e decentrati rispetto alle politiche macroeconomiche dei Governi centrali.

Per arrivare a questo è stato necessario implementare diversi piccoli progetti con la collaborazione di poche ma buone Ong in diversi Paesi africani. Dopo quattro anni finalmente si sono visti i primi risultati tangibili. Dove i vari progetti sono stati implementati si è vista una drastica riduzione della emigrazione (fino al 95%) e un conseguente sensibile miglioramento delle condizioni di vita delle comunità coinvolte nei progetti. L’economia locale è decollata grazie a programmi di microcredito, la gestione delle risorse destinate alle autorità locali non ha visto sperperi o episodi di malversazione, le infrastrutture hanno visto una rapida e significativa crescita, anche se a livello locale. Oltre il 90% delle attività economiche avviate non solo è ancora attiva e perfettamente regolarizzata (questo significa introiti anche per le casse statali) ma risulta in rapida crescita.

Questi sono solo alcuni dei risultati ottenuti negli ultimi quattro anni grazie soprattutto al lavoro certosino fatto da alcune Ong che si sono fatte carico di implementare i vari progetti legati alle linee guida imposte dal “progetto SUN”. Non possiamo nascondere che in alcuni casi ci sono stati problemi legati più che altro alla difficoltà di decentralizzare i poteri (difficilmente il potere centrale accetta di buon grado di non gestire i fondi destinati allo sviluppo) ma dove questo è avvenuto i risultati sono stati quasi immediati.

Ora che il periodo di sperimentazione è finito è necessario passare alla fase successiva, cioè a quella fase in cui i grandi donatori destinano una parte dei fondi allo sviluppo direttamente alle Ong deputate a implementare i progetti. Non solo, è necessario che i grandi donatori impongano le linee guida del “Progetto SUN” agli Stati beneficiari, tra le quali spicca proprio la decentralizzazione sia dei poteri che delle strutture amministrative. E’ chiaro che per arrivare a questo è necessario cambiare notevolmente la politica di sviluppo dedicandone una buona parte alla microeconomia. I vantaggi sono molteplici. Innanzitutto viene quasi azzerato il rischio di malversazione dei fondi, tipico di molti Paesi in via di sviluppo. In secondo luogo si predilige l’economia locale che, nel lungo periodo, darà immensi benefici anche alla macroeconomia nazionale. Infine, ma non meno importante, l’aumento dell’occupazione e il miglioramento delle condizioni di vita diminuirà drasticamente l’emigrazione.

Di questo se ne è parlato le scorse settimane con i responsabili dei maggiori donatori internazionali ai quali sono stati mostrati i risultati raggiunti dopo quattro anni di progetti pilota. I risultati presentati hanno notevolmente e positivamente sorpreso i donatori i quali hanno deciso di dare il via alla seconda fase del progetto, cioè al “progetto Haven”. Nelle prossime settimane verranno decise le somme da destinare ai vari progetti presentati dalle Ong che poi li dovranno implementare. In questo caso i fondi verranno gestiti direttamente dalle Ong che implementeranno i progetti. Il ruolo di Secondo Protocollo sarà quindi solo quello di vigilare affinché i progetti presentati vengano implementati rispettando le linee guida del Progetto Haven. Secondo Protocollo implementerà direttamente solo quei progetti che hanno come obbiettivo l’insegnamento dei Diritti Umani e la riduzione del digital divide. Un altro compito di Secondo Protocollo sarà quello di fornire ai donatori rapporti periodici, anche con l’aiuto di contributi multimediali, sull’avanzamento dei progetti finanziati e di segnalare eventuali irregolarità. I Paesi attualmente interessati dal “progetto Haven” sono: Uganda, Rwanda, Repubblica Democratica del Congo, Sudan Meridionale, Etiopia, Kenya, Zambia, Tanzania e Repubblica Centrafricana. Nei prossimi mesi dovrebbero aggiungersi Ghana, Burkina Faso, Guinea Bissau e Gambia.

In allegato si può trovare un sunto delle linee guida del “progetto Haven” ripreso direttamente dal “progetto SUN”. Le Ong che implementeranno i vari progetti (alcuni ancora allo studio) avranno naturalmente a disposizione l’intero capitolato al quale dovranno attenersi.

Un fatto è certo: dopo tanti anni di inutili richieste, finalmente dal 2010 cambieranno i sistemi di finanziamento dei grandi donatori che saranno volti, almeno per una parte, verso le Ong e la microeconomia. A trarne beneficio immediato saranno milioni di persone che troveranno nella loro terra una ragione di vita senza la necessità di emigrare verso altre realtà.

Secondo Protocollo

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