Già in passato abbiamo affrontato il discorso riguardante il fenomeno del “Land Grabbing”, quella pratica cioè che si basa sull’affitto o l’acquisto di grandi appezzamenti di terreni nei Paesi del terzo mondo da parte delle potenze economiche e di nazioni che dispongono di grandi quantità di denaro. Una nuova forma di colonialismo che prende sempre più piede.

In particolare il fenomeno del “Land Grabbing” sta prendendo piede in Africa dove milioni e milioni di ettari di terra fertile vengono ogni anno acquistati o affittati dai grandi Paesi emergenti quali Cina, India, Brasile, Arabia Saudita ecc. ecc.  Secondo dati della Banca Mondiale attualmente sarebbero 35 milioni gli ettari di terra che in Africa sono stati acquistati o affittati da Paesi stranieri per essere coltivati. Il problema non è che quelle terre vengano coltivate, anzi sarebbe positivo, il problema è che tutta la produzione proveniente da quelle terre viene asportata (che non è la stessa cosa di esportata) dal continente africano allo Stato che attraverso il Land Grabbing ha coltivato quelle terre, il tutto senza lasciare neanche una briciola agli africani che, non solo non possono lavorare quelle terre, ma non ne traggono nemmeno il benché minimo beneficio neppure sotto l’aspetto prettamente alimentare.

La nazione africana più soggetta a questo fenomeno è l’Etiopia che con i suoi tre milioni di ettari affittati a Stati esteri è quella che più si è piegata a questa forma di nuovo colonialismo. Secondo i dati di Banca Mondiale sono ben 36 gli stati esteri che in Etiopia al modico prezzo di 800 euro al mese possono prendere appezzamenti di terreno fertilissimi di 2.500 chilometri quadrati, dai quali ottengono raccolti imponenti. Il paradosso è che proprio in Etiopia il World Food Programme ha in piedi un progetto per sfamare cinque milioni di etiopi letteralmente alla fame, mentre ogni anno le terre etiopi producono migliaia di tonnellate di prodotti alimentari destinate però ai “locatari” delle terre.

Indubbiamente c’è qualcosa che non va, e ora se ne sono accorti anche a Washington negli uffici di Banca Mondiale. I tecnici di World Bank chiedono a gran voce che vengano implementate nuove regole e controlli accurati per quanto riguarda il fenomeno del “Land Grabbing”, un fenomeno che noi denunciamo da anni ma che è stato sempre sottovalutato. Non è servita nemmeno una campagna di sensibilizzazione intitolata significativamente “my land is mine” per smuovere le alte sfere del commercio mondiale. E ora siamo alla sistematica colonizzazione attraverso il “Land Grabbing” con danni gravissimi per lo sviluppo umano ed economico delle terre africane sottoposte a questo fenomeno. E’ chiaro che occorra intervenire con immediatezza per fermare questo vero e proprio fenomeno di colonizzazione di nuovo tipo.

Nelle prossime settimane il discorso verrà affrontato in Banca Mondiale e presso l’Unione Africana. World Bank ha già preso importanti (e forse storiche) decisioni per quanto riguarda la concessione di fondi per lo sviluppo rurale, umano ed economico, ora si aspettano ulteriori misure di controllo per arginare questo fenomeno. Nel frattempo verrà intensificata la campagna di sensibilizzazione contro il fenomeno del “Land Grabbing” nella speranza che almeno questa volta si faccia veramente qualcosa di concreto.

Bianca B.

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