AIDS in Africa: tagliati i fondi per i farmaci retrovirali. Situazione in caduta libera

Kampala – Uganda: negli ultimi mesi la situazione della distribuzione dei farmaci retrovirali agli ammalati di AIDS in Uganda è decisamente peggiorata. Gli ospedali e i dispensari non riescono più a far fronte alle richieste. Il motivo è che mancano i fondi per l’acquisto dei kit salvavita da distribuire.

L’Uganda, tra i paesi dell’Africa Sub-Sahariana (i maggiormente colpiti dal flagello dell’AIDS), è sempre stata al primo posto nella lotta alla malattia. Negli anni scorsi è stata la capofila nella distribuzione dei kit salvavita grazie soprattutto a un programma di aiuti voluto dall’ex Presidente USA Bush, il quale aveva lanciato, sette anni fa, un piano per limitare l’allargamento della malattia soprattutto ai bambini figli di sieropositivi. Infatti, in Uganda come da altre parti, uno dei maggiori flagelli era (ed è) la trasmissione tra madre sieropositiva e feto, fatto questo che generava un numero impressionante di bambini sieropositivi dalla nascita. Il kit salvavita, composto da un cocktail di farmaci retrovirali, non solo impedisce alla malattia di passare dalla fase iniziale (sieropositività) a quella conclamata, ma impedisce la trasmissione tra madre e feto eliminando il problema alla base.

Negli ultimi tempi però questa situazione è cambiata a causa della crisi globale che ha colpito tutto il mondo, Stati Uniti compresi. Il programma voluto dal Presidente Bush è stato quindi bruscamente interrotto dal Presidente Obama, seguito oltretutto da altri Paesi.. La prima conseguenza è stata l’interruzione della distribuzione del kit salvavita ai nuovi infetti e una notevole riduzione della distribuzione a chi già ne beneficiava. Secondo Kajubi Phoebe, ricercatore dell’AIDS Prevention Research Project della Harvard University, a causa di questo fatto, negli ultimi sei mesi sono incredibilmente aumentati i casi di trasmissione tra madre e feto oltre, naturalmente, i casi di conclamazione della malattia tra gli adulti sieropositivi.

Quello dell’Uganda, da sempre in prima linea nella lotta e nella prevenzione della diffusione dell’AIDS, è un segnale molto preoccupante che dovrebbe seriamente far riflettere i governi occidentali. Interrompere i finanziamenti per l’acquisto dei farmaci retrovirali significa far riprendere la diffusione della malattia che negli ultimi anni aveva visto una notevole regressione.

Dagli Stati Uniti ribattono che in Uganda e nei paesi beneficiari degli aiuti per i farmaci retrovirali, a causa (o grazie) alla distribuzione dei kit salvavita si è perso di vista la prevenzione e ci si è dedicati quasi completamente alla cura della malattia. Questo, secondo alcuni esperti americani, giustificherebbe il taglio degli aiuti finanziari per l’acquisto dei farmaci retrovirali. In effetti è possibile che visto l’enorme numero di infetti ci si sia dedicati alla loro cura piuttosto che a campagne di prevenzione o di sensibilizzazione, ma è anche vero che dette campagne dovrebbero essere fatte dalle organizzazioni non governative, dai missionari, dagli organi di stampa ecc. ecc. e non dai medici o dalla sanità statale. Non ci risulta per altro che a fronte dell’interruzione dei finanziamenti per l’acquisto dei kit salvavita sia corrisposto un contestuale aumento dei finanziamenti dedicati alla prevenzione e alla sensibilizzazione.

Secondo diversi esperti contattati nei gironi scorsi da Secondo Protocollo, se il taglio dei finanziamenti per l’acquisto dei kit salvavita non verrà revocato, nei prossimi mesi potremmo assistere a un enorme aumento sia dei casi di sieropositività tra i neonati che ad un considerevole aumento dei casi di AIDS conclamato. Noi riteniamo che la lotta all’AIDS debba avere la precedenza su qualsiasi altra urgenza e che i fondi per l’acquisto dei farmaci retrovirali debbano essere trovati a qualsiasi costo. Diversamente potremmo tornare indietro di anni nella lotta alla peggiore malattia che il genere umano abbia mai conosciuto.

Secondo Protocollo Africa Team

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