Ambiente: a Copenaghen la solita storia. Ricchi contro poveri

Non cambia l’approccio dei Paesi ricchi al problema del surriscaldamento del pianeta. La bozza presentata dai paesi industrializzati è stata bocciata senza riserve dal gruppo del G77, cioè i Paesi in via di Sviluppo + la Cina.

Ma spieghiamo meglio quello che è successo. La presidenza danese in accordo con i Paesi industrializzati aveva preparato una bozza di accordo che in pratica ribaltava tutti gli accordi sin qui raggiunti. La bozza prevedeva che i cosiddetti “diritti di inquinamento”, cioè la percentuale di emissioni di CO2 pro capite per ogni paese fossero, nel 2050, il doppio per i paesi industrializzati rispetto a quelli in via di sviluppo. In pratica si voleva che i Paesi maggiormente responsabili dell’inquinamento planetario continuassero a inquinare il doppio di quello che fanno i paesi poveri. Non solo, i tagli previsti sulle emissioni sarebbero risultati alla fine (con un complesso conteggio) di appena il 3% rispetto al 40% chiesto dalla Cina e dai paesi del G77 ma soprattutto rispetto al 20% entro il 2020 promesso appena il giorno prima proprio dai Paesi ricchi.

Questo accordo, che lo stesso rappresentante dell’Onu per l’ambiente, Yvo de Boer, si è affrettato a definire un “paper informale”, quindi niente di ufficiale, ha fatto letteralmente infuriare i cinesi e i Paesi del G77 che si sono visti, ancora una volta, traditi in dirittura d’arrivo.

C’è un altro fatto, contenuto in quella bozza, che ha fatto infuriare Cina e G77, cioè quello che riguarda il controllo del fondo per aiutare il taglio delle emissioni dei Paesi poveri, il quale sarebbe affidato alla Banca mondiale e non alle Nazioni Unite mentre i finanziamenti di quel fondo verrebbero distribuiti solo a chi si impegna su certe politiche di riduzione. I Paesi poveri vogliono che sia l’Onu a gestire quel fondo e non vogliono linee guida imposte dai Paesi ricchi. Su questo punto ci sarebbe da discutere. Personalmente sono contraria a dare anche un solo dollaro in mano all’Onu che li sperpererebbe come al solito in cose inutili, ma anche dare il controllo del fondo a Banca Mondiale, con le sue politiche di sviluppo completamente errate, non è certo una buona idea anche se sicuramente migliore di quella dell’Onu come gestore del fondo. Tempo fa qualcuno (adesso non ricordo chi) aveva proposto la creazione di una agenzia mondiale extra Onu per il controllo e il monitoraggio dei cambiamenti climatici. Ecco, si potrebbe creare questa agenzia dandogli però anche il compito di gestire il fondo e di monitorare la riduzione delle emissioni di CO2.

Un fatto sembra comunque essere certo: anche questo vertice sui cambiamenti climatici si avvia verso un sostanziale fallimento. Già gli americani parlano di rinviare il tutto (ancora?) alla prossima Assemblea Generale dell’Onu che si terrà la prossima primavera dove sperano (sperano?) di annunciare il loro programma di tagli.

Intanto, mentre si continua a rinviare, sono proprio i paesi poveri a pagare il prezzo più salato dei cambiamenti climatici mentre le lobby occidentali continuano a condizionare le politiche ecologiche dei Paesi industrializzati e non solo. Come era ampiamente previsto Copenaghen sarà l’ennesimo rinvio di quello che ormai non è più rinviabile. L’ultimo slogan creato dagli ambientalisti per il vertice di Copenaghen era “make history NOW”. Mai slogan è stato tanto attuale e mai slogan sarà tanto snobbato.

Articolo scritto da Elisa Arduini


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