Assedio arabo-cinese al Sud Sudan: aiutare Juba con ogni mezzo

Il Sud Sudan è indipendente da meno di un anno e già si trova in gravi difficoltà soprattutto a causa della impossibilità di esportare il suo petrolio senza passare dagli oleodotti sudanesi, gli unici in grado per ora di portare il petrolio sud-sudanese sul Mar Rosso. I continui boicottaggi del Governo di Khartoum pesano come macigni sulle possibilità di sviluppo di questo giovane Stato che dipende in gran parte proprio dal petrolio.

E’ vero, si stanno progettando ben due oleodotti (uno che attraverso l’Etiopia e Djibouti sbocca sul Mar Rosso, l’altro che attraverso il Kenya  sbocca nell’Oceano Indiano) tuttavia non è cosa che si potrà fare a breve nonostante il forte impegno degli investitori. Nel frattempo il Sud Sudan sarà costretto a sottostare ai diktat di Khartoum rischiando il tracollo finanziario. E’ chiaro che in queste condizioni il Governo di Juba è costretto, suo malgrado, ad accettare ogni tipo di aiuto che gli viene offerto, aiuto che spesso non è per niente disinteressato.

E’ il caso della Cina che proprio in questi giorni ha inviato un suo uomo di punta in Sud Sudan. Si chiama Liu Guijin l’inviato cinese ed è uno dei maggiori esperti di questioni petrolifere, uomo di spicco della China National Petroleum Corp. (CNPC) ed esperto anche di questioni africane dove ha concluso contratti vantaggiosi per Pechino in Zambia (settore minerario), in Ciad (petrolio), in Ghana (energia) e in Angola (petrolio, maggiore fornitore della Cina in Africa). E’ chiaro che siamo quindi di fronte a una personalità di spicco del Governo cinese, una persona che sa approfittare delle situazioni di crisi. Liu Guijin ha offerto infatti al Governo del Sud Sudan il pieno appoggio cinese (anche politico) sia nelle diatribe con Khartoum che nella costruzione dei due oleodotti. In cambio vuole il petrolio sud sudanese, ma non lo vuole acquistare, vuole che le aziende cinesi (CNPC e la controllata PetroChina) partecipino direttamente allo sfruttamento dei campi petroliferi in una sorta di joint venture  con il Governo di Juba.

L’assedio cinese al Sud Sudan, iniziato molti mesi fa quando il Segretario Generale del Sudan People Liberation Movement (SPLM), Pagan Amum, fu invitato a Pechino, si sta quindi chiudendo. Amun a Pechino oppose un fermo no a qualsiasi joint venture con i cinesi memore dell’appoggio dato dai cinesi a Khartoum durante la guerra , ma ora Juba potrebbe essere costretta dagli eventi ad accettare finendo così nel tritacarne cinese.

Ecco perché l’Europa e tutti gli amici di Juba devono fare il massimo perché ciò non avvenga. Il Sud Sudan è l’unico Paese africano cristiano che è riuscito a liberarsi di una dittatura islamica e di questi tempi è un fatto rarissimo, più unico che raro. E’ una democrazia a tutti gli effetti con potenzialità impressionanti in tutti i campi. Lasciare che il Sud Sudan finisca nelle mani dei cinesi per disperazione è l’errore più grosso che l’Europa, gli Stati Uniti e tutto il mondo libero possano fare. Occorre aiutare il Sud Sudan con ogni mezzo affinché non soccomba ai ricatti cinesi e di Khartoum che certamente agisce di concerto con Pechino. Non possiamo davvero permettere che questa neo democrazia finisca di nuovo sotto il giogo islamico-cinese.

Claudia Colombo

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