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Quell’assurdo collegamento tra questione palestinese e Jihad globale

La Jihad globale legata alla questione palestinese? Solo chi è accecato dall’odio verso Israele può affermare una stupidaggine del genere. Eppure è proprio questo il mantra che viene ripetuto continuamente anche da personaggi politici di un certo rilievo.

C’entra forse la questione palestinese con le stragi commesse da Boko Haram in Nigeria? C’entra forse la questione palestinese con il massacro in Siria, con la guerra in Iraq o con le stragi commesse a nome dello Stato Islamico in Tunisia e in Egitto? Sono forse legate alla questione palestinese le stragi commesse dagli Al-Shabaab in Somalia e in Kenya? Lo Stato Islamico è forse nato a seguito della questione palestinese? Non credo proprio visto che ne hanno massacrati più loro (di palestinesi) che chiunque altro. Forse che si è aperta una questione palestinese anche con lo Stato Islamico e nessuno ci ha detto nulla?

Solo pochi giorni fa importanti esponenti dell’Unione Europea affermavano che “la soluzione della questione palestinese eliminerà uno dei principali motivi dell’adesione ai gruppi terroristici”, affermazione incredibilmente ripetuta dal Presidente egiziano, Al Sisi, a una delegazione di ebrei americani in visita in Egitto. Nello stesso momento 44 persone venivano massacrate da Boko Haram in Nigeria e 14 persone venivano uccise dagli Al-Shabaab in Kenya. Poco prima decine di turisti venivano falciati su una spiaggia in Tunisia. Cosa hanno a che fare queste stragi con la questione palestinese? L’ex presidente americano Jimmy Carter subito dopo la strage di Charlie Hebdo disse che il principale motivo alla base della Jihad globale era la questione palestinese. Cosa c’entrava la questione palestinese con la strage di Charlie Hebdo compiuta con tutt’altre motivazione lo sa solo Carter, eppure quelle parole sono state riprese e condivise da centinaia di “illustri analisti” e personaggi politici in tutto il mondo. E’ semplicemente una assurdità.

La cosa incredibile è che in pochi vogliono ammettere che alla base della Jihad globale c’è una sola ragione, l’estremismo islamico. Sembra quasi che si abbia paura ad ammetterlo, come se ammettere la verità potesse offendere l’Islam scatenando violente reazioni. Siamo diventati così succubi di questa assurda mentalità da non renderci conto che così facendo ci stiamo consegnando ai nostri carnefici. Ieri persino il Ministro Gentiloni, riferendo sull’attacco al consolato italiano in Egitto, non ha mai pronunciato la frase “terrorismo islamico” come invece avrebbe dovuto fare. A questo siamo arrivati, a negare l’evidenza.

La Jihad globale non ha alcuna attinenza con la questione palestinese che invece viene usata esclusivamente in configurazione anti-israeliana. La Jihad globale è figlia dell’Islam non della questione palestinese. Lo Stato Islamico, Al Qaeda e tutti i gruppi terroristici mondiali non hanno nulla a che fare con la cosiddetta “Palestina”, nemmeno se ne curano. Certo, è innegabile che la questione palestinese venga sistematicamente usata come arma per attaccare Israele che rimane il maggior nemico dell’estremismo islamico e quindi della Jihad globale, ma questo è un altro discorso. Aprire gli occhi e farlo in fretta perché il tempo scorre implacabile e mano a mano che si va avanti la situazione peggiora. E’ ora di finirla con queste assurdità e di iniziare ad affrontare il vero problema, quello dell’Islam e non quello della questione palestinese.

2 Comments

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  • Concordo con l’articolo di Londei.
    Ciò che mi domando è se i sostenitori di certe tesi strampalate siano davvero così cretini oppure che facciano finta di esserlo.
    Ho notato che su questi temi -Israele, Arabi ecc.- l’ignoranza è spesso paradossalmente correlata con un più alto livello di istruzione.
    Alcuni anni fa una ricerca sociologica dell’università di Genova ha rilevato che la leggenda metropolitana che esistesse uno stato nazionale palestinese nei territori dove è sorto Israele è maggiormente diffusa tra i laureati italiani che tra i possessori della semplice licenza elementare: 56% contro 41%.
    Entrambe le percentuali sarebbero preoccupanti, ma lo è soprattutto la loro distribuzione.
    Per di più uno dei problemi fondamentali della nostra epoca può essere riassunto dalla domanda di come si possa permettere che delle culture arcaiche come l’Islam possano innestarsi e crescere in tutta libertà nel tessuto di società che hanno avuto una certa evoluzione.
    E’ chiaro che queste forme arcaiche, che sociologicamente esistono come comunità, rappresentano dei pericolosi trombi nel nostro sistema sociale, tale da potervi causare una serie di ictus.
    Per di più con la compiacenza di un numero non trascurabile di deficienti di produzione nostrana.

    • la mia risposta – assolutamente senza pretese- al suo quesito che è in effetti un quesito chiave è la seguente: un mix di ignoranza e soggezione al mondo arabo-islamico (a sua volta spiegabile nella diffusione di un’ideologia terzomondista e antioccidentale, per dirla molto sbrigativamente). Nella stupidità non credo, non c’è nessuna buona fede, ingenuità o idiozia.