Attacchi contro i cristiani in Nigeria, ma nessuno ne parla

Si fa sempre più preoccupante la situazione dei cristiani in Nigeria, ormai da settimane sotto l’attacco degli islamici del nord. L’ultimo episodio risale a domenica scorsa quando una bomba è esplosa nella chiesa di Suleja, una cittadina non lontana dalla capitale Abuja, uccidendo tre persone e ferendone sette.

Appena 24 ore dopo un’altra bomba ha colpito la chiesa di Madalla, cittadina sempre nei dintorni di Abuja. In questo caso non ci sono state vittime ma i feriti sono decine di cui alcuni gravissimi. A essere nel mirino degli islamici non è più solo la comunità cristiana ma sono le chiese dove i fedeli credevano di essere quantomeno al sicuro e si radunano quotidianamente per pregare. La polizia ha quindi deciso di rafforzare le misure di sicurezza attorno alle chiese in tutto il paese.

Il fatto stesso che gli attacchi contro i cristiani da parte degli islamici si stiano spostando dalle regioni settentrionali a quelle centrali e meridionali dimostra che la situazione sta degenerando e che rischia di andare fuori controllo. I cristiani che prima, almeno nelle zone tipicamente a maggioranza cristiana, vivevano tranquilli oggi non si sentono più al sicuro e sono costretti a muoversi con molta prudenza. In alcune chiese del nord e del centro i parroci hanno persino sconsigliato ai fedeli di andare in chiesa per paura di nuovi attentati. La tensione è alle stelle. Ieri un uomo ha rischiato di essere linciato perché era entrato con una borsa in una chiesa di Suleja e, dopo aver pregato, era uscito dimenticando la borsa all’interno della chiesa. I fedeli, credendo che si trattasse di una bomba, lo hanno fermato e hanno tentato di linciarlo. Solo l’intervento della polizia ha evitato il peggio. Dentro la borsa dimenticata c’era solo una bibbia. L’episodio, tuttavia, dimostra a quele livello di tensione si è arrivati in Nigeria.

Un monito arriva dalle alte gerarchie cattoliche nigeriane le quali, rivolgendosi a tutti i fedeli cristiani, invitano a mantenere la calma per non far degenerare la situazione in una guerra civile di religione. Ma se i cristiani nigeriani cercano di gettare acqua sul fuoco, altrettanto non fanno i leader islamici del nord che, al contrario, invitano a proseguire la “guerra santa” contro i cristiani che, al loro dire, occupano terreno islamico. A preoccupare maggiormente è la setta islamica denominata Boko Haram, affiliata ad Al Qaeda, che da mesi lancia attacchi contro le comunità cristiane e ha promesso di intensificare gli attentati.

Il Governo nigeriano si è impegnato con la comunità cristiana ad aumentare gli sforzi per contrastare la setta islamica estremista, ma nel nord del paese il Governo, dove Boko Haram è più attiva,  non sembra avere più il controllo del territorio, il che è un fatto che preoccupa anche le Nazioni Unite e l’Unione Africana.

La leadership cristiana è preoccupata anche dal silenzio dei media internazionali sulla situazione che si sta configurando in Nigeria. Il silenzio sugli attacchi subiti dai cristiani nigeriani è “assordante” e non aiuta a portare il caso nigeriano all’attenzione della comunità internazionale come invece sarebbe necessario fare per bloccare l’escalation di violenza.

Secondo Protocollo

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by Franco Londei tempo di lettura: 2 min
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