Secondo Protocollo

Barbarie islamiche a Timbuktu. Un monito per l’Europa

Oggi voglio darvi un quadro di quello che ci aspetta se non riusciremo in un tempo sufficientemente breve a fermare il dilagare dell’islam e della loro crudele e inumana legge: la Sharia. Per farlo voglio fare un breve riassunto di quello che è avvenuto negli ultimi giorni nella città, patrimonio dell’Umanità, di Timbuktu occupata da diversi mesi da un gruppo islamico che si chiama Ansar Dine.

Della distruzione dei mausolei ne abbiamo parlato in un’altra occasione e il silenzio del mondo non può che essere definito vergognoso. Delle amputazioni di arti ne avevamo fatto un accenno come del divieto di ascoltare musica. Non vi basta? No? Bene, perché da qualche giorno sono iniziate le esecuzioni pubbliche, le lapidazioni e le fustigazioni. L’applicazione alla lettera della Sharia.

Solo nella città di Timbuktu negli ultimi sette giorni sono stati tagliati gli arti a otto persone giudicate colpevoli di furto, è stata lapidata una coppia giudicata colpevole di adulterio,  frustate in pubblico 18 persone giudicate colpevoli di aver bevuto birra e, infine, è stato giustiziato un uomo giudicato colpevole di omicidio. Ok, direte voi, avevano commesso crimini immondi come bere birra, rubare una mela al mercato, tradire il marito (o la moglie), ascoltare musica rock e, forse, uccidere qualcuno non si sa per quale motivo. Ma il punto non è questo, il punto è: chi ha giudicato questi uomini? E, soprattutto, su quali basi ha inflitto le condanne ai presunti colpevoli?

A giudicare queste persone è un tribunale islamico messo in piedi da Ansar Dine composto da quelli che vengono definiti “saggi della Sharia”. L’imputato non ha mai un difensore e non può parlare a sua difesa. Il processo dura generalmente tra i 10 e i 15 minuti dopo di che viene inflitta la condanna. Avrete notato che non ho nominato l’opzione “assoluzione”, perché è una parola che nei tribunali islamici di Ansar Dine non c’è.

E’ di ieri sera l’ultima esecuzione di un uomo giudicato colpevole di omicidio. La gente, circa 600 persone, è stata costretta “con le buone” a radunarsi nel centro di Timbuktu per assistere alla “lezione”. L’uomo, che secondo alcuni testimoni era giovanissimo, è stato fatto inginocchiare rivolto verso la Mecca e poi è stato giustiziato con un colpo di fucile alla schiena. “E’ la legge islamica” ha detto Sanda Ould Boumana, portavoce di Ansar Dine.

Ricordatevele quelle parole dette dal portavoce di Ansar Dine, perché se le cose non cambiano, se non si farà qualcosa di concreto per arginare l’avanzata islamica, quelle stesse parole le sentiremo ripetere spesso anche nelle nostre città. Già la Gran Bretagna ha ammesso la Sharia nelle cause civili e tollera ampiamente l’infibulazione. Quanto tarderà a introdurla anche in quelle penali?

Sharon Levi