Berlusconi in Israele: sull’Iran parole forti ma non del tutto vere

Da due giorni è iniziata la missione ad altissimo livello del Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, in Israele. Tema centrale delle discussioni con la controparte israeliana la situazione in Medio Oriente e soprattutto la minaccia iraniana.

Occorre premette che le parole dette riguardo le minacce lanciate dall’Iran a Israele sono molto coraggiose e non trovano riscontri recenti nella politica italiana. Paragonare Ahmadinejad a Hitler è stata una cosa senza dubbio senza precedenti, di certo molto lontana dalle passeggiate di D’Alema con i leader di Hezbollah. Anche le rassicurazioni pubbliche sugli affari italiani in Iran sono state apprezzate. Tuttavia temiamo che il Presidente del Consiglio non la racconti proprio tutta.

Berlusconi sostiene che nell’ultimo anno le imprese italiane hanno diminuito i loro affari con l’Iran del 30% e che non godono più della copertura della SACE. Potrebbe anche essere ma l’interscambio con Teheran è aumentato del 12%. Magari le imprese italiane investono di meno in Iran ma sicuramente gli iraniani continuano a comprare in Italia e spesso sono acquisti legati anche al settore militare come i temutissimi barchini dei Pasdaran prodotti dalla FB Design di Lecco. Che dire poi delle tecnologie di eccellenza? In ogni caso per capire cosa sono gli affari tra Italia e Iran basta dare una rapida occhiata al sito della Camera di Commercio italo-iraniana alla pagina dedicata ai soci (suddivisi per settori nel modulo a sinistra) per rendersi conto di quante aziende italiane fanno affari con Teheran. Non c’è quindi solo l’ENI in Iran come ha detto il Premier.

Degna di lode la proposta di chiedere di inserire i Pasdaran nella lista nera delle organizzazioni terroristiche. Tuttavia basterebbe partire con il sequestro dei beni delle persone vicine al regime (almeno di quelli che sono in Europa), tra le quali figurano il figlio di Ahmadinejad, il figlio di Khamenei, parenti della guida suprema, diversi ministri e generali dei Pasdaran i quali hanno portato in conti esteri miliardi di dollari. Un breve resoconto di queste immense fortune (non completo per ovvie ragioni) è stato pubblicato nei giorni scorsi da Secondo Protocollo United Kingdom ed è davvero interessante. Sarebbe un buon inizio per andare oltre le parole di forma.

Un altro punto interessante affrontato dal Premier italiano è stato quello relativo al supporto da dare alla dissidenza iraniana. Anche qui l’idea è buona ma passare dalle idee ai fatti con un interscambio commerciale di otto miliardi di dollari è cosa assai ardua. Noi lo chiediamo da molto tempo prima delle fraudolente elezioni iraniane di supportare fattivamente la dissidenza iraniana. Eppure fino ai giorni delle prime proteste post-elettorali in Iran, l’Europa espelleva regolarmente i richiedenti asilo iraniani senza che nessuno si degnasse di protestare. Solo la Gran Bretagna, per fare un esempio, nel 2008 ne ha espulsi e deportati oltre 180 ben sapendo che una volta atterrati a Teheran li aspettava la prigione di Evin quando non la forca. Che dire poi della Turchia, paese aderente alla NATO e con una richiesta in corso per entrare in Europa, che addirittura ha un accordo scritto per la deportazione dei dissidenti iraniani “pescati” ad attraversare il territorio turco per arrivare in Europa. Nessuno ha mai protestato con Ankara per questo criminale trattato con Teheran.

Prendiamo atto e ne siamo lieti che finalmente un Premier italiano dichiari con forza la necessità di tutelare Israele da chi la vuole distruggere, ma occorre veramente andare oltre le parole. Non ci si può limitare a dichiarazioni del momento per poi metterle diplomaticamente nel dimenticatoio. La dissidenza iraniana (che non è la “resistenza iraniana” impersonata dal PMOI) va supportata fattivamente e pubblicamente anche e soprattutto in Europa. Va legittimata e riconosciuta. Gli affari con Teheran, specie quelli ambigui, vanno interrotti immediatamente anche a costo di veder calare l’interscambio commerciale. Ogni tecnologia che l’Italia vende all’Iran rafforza immancabilmente la dittatura. I conti esteri degli uomini del regime devono essere bloccati e sequestrati. I Pasdaran devono essere inseriti nella lista nera delle organizzazioni terroristiche, ma poi non bisogna fare come con Hezbollah o Hamas, pure loro nella lista nera, con i quali però si intrattengono rapporti quasi normali (specie con Hezbollah).

Insomma occorre passare dalle parole ai fatti. L’Italia può realmente contribuire ad evitare un distruttivo conflitto tra Israele e Iran, conflitto che ogni giorno che passa diventa sempre più concreto, però deve muoversi velocemente e nella giusta direzione. Le parole lasciano il tempo che trovano, sono i fatti a fare la differenza.

Franco Londei

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