Bloccare gli aiuti a Gaza: l’Unione Europea risponde alla richiesta di Secondo Protocollo

Lo scorso 24 maggio Secondo Protocollo ha inviato una richiesta al Parlamento Europeo affinché venissero bloccati gli aiuti umanitari alla Striscia di Gaza governata dal movimento terrorista di Hamas.

Pur rendendoci conto della gravità della richiesta che potrebbe gravare molto più sulla popolazione che sul gruppo terrorista di Hamas, ci siamo sentiti in obbligo di avanzarla per diversi motivi tra i quali i più importanti sono:

  1. Gli aiuti umanitari vengono gestiti unicamente da Hamas e non dalle Ong. Questo fatto determina un vero e proprio mercato speculativo da parte di Hamas che vede purtroppo alcune Ong complici “de facto” del gruppo terrorista.
  2. Le Ong che dovrebbero gestire gli aiuti umanitari destinati alla popolazione di Gaza in effetti consegnano i suddetti aiuti direttamente nelle mani del gruppo terrorista il quale li reimmette nel mercato locale facendoli pagare alla popolazione.
  3. I progetti di sviluppo a lungo termine (desanilizzatori, progetti agricoli, costruzione e ricostruzione, ecc. ecc.) non possono essere gestiti dalle Ong deputate a farlo in quanto Hamas si oppone a progetti di sviluppo gestiti da terzi.
  4. A Gaza non vi è alcuna emergenza umanitaria che giustifichi un “intervento a occhi chiusi” delle strutture dell’Unione Europea (ECHO, ecc. ecc.) e che soprattutto giustifichi la consegna degli aiuti umanitari nelle mani del gruppo terrorista di Hamas. A questo si aggiungono le ultime notizie relative alla effettiva condizione umanitaria della Striscia di Gaza che tutto fanno pensare fuorché all’esistenza di una effettiva situazione di “grave crisi umanitaria”.

Questi quattro punti uniti al rapporto redatto da Secondo Protocollo (un estratto lo trovate in coda all’articolo) sulla effettiva situazione umanitaria a Gaza e più in generale nell’enclave palestinese denominata “Striscia di Gaza” ci hanno spinto a chiedere l’immediata interruzione dell’invio di denaro e di beni di prima necessità da parte dell’Unione Europea alle Ong presenti in loco in quanto – fatte pochissime eccezioni – palesemente e indiscutibilmente complici del gruppo terrorista.

Con lettera protocollata al N. 108759 datata 20.07.2010 il Parlamento Europeo ci fa sapere di aver aperto la procedura n. 0724-10 che dovrà valutare – attraverso apposita commissione – se la nostra richiesta potrà essere accolta.

Secondo nostre fonti è la prima volta che viene avanzata una richiesta del genere al Parlamento Europeo che fino ad oggi ha deliberato aiuti per la Striscia di Gaza e più in generale per la Palestina pari ad almeno 38 volte a quelli deliberati per l’intero continente africano che pure di crisi umanitarie (vere) ne ha a centinaia.

Sapremo nelle prossime settimane se la nostra richiesta verrà accolta. Nel caso, come speriamo, essa verrà accolta sarà nostro compito dimostrare le nostre ragioni alle quali, se vorranno, potranno opporsi quelle Ong e associazioni varie che attualmente sono presenti a Gaza e collaborano con Hamas. Intanto un primo passo avanti è stato fatto, cioè sollevare seriamente il problema degli aiuti umanitari a Gaza in seno all’Unione Europea.

Secondo Protocollo

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