Brexit e profeti di sventura: quando la cura è peggio della malattia

Voglio tornare un attimo sulla Brexit perché ho come l’impressione che intorno all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea si stia creando un fronte di anti-tutto (quelli bravi li chiamano anti-sistema) che francamente assomiglia sempre di più a quel marito che che fare un torto alla moglie si taglia gli attributi.

Non parlo solo dei grillini, che mi sembrano alquanto confusi in merito, ma di una larga schiera di elettori di estrema destra e di estrema sinistra che vorrebbero ritornare all’Europa dei confini, delle dogane e delle monete nazionali per risolvere i problemi dell’Europa stessa. Non parlano di riformare una Unione Europea oggettivamente sbagliata a livello politico, ma di demolirla.

Come ebbi modo di dire pochi giorni fa, sono europeista e rimango europeista nonostante questa Europa, per questo credo che la cura non sia affatto demolire l’Unione Europea ma ricostruirla. Non si tratta di prendere una posizione politica, il fronte degli anti-europeisti è talmente variegato che non trova nessuna collocazione nell’ambito della mera politica, si tratta di ragionare un attimo con la testa e di lavorare affinché questo variegato fronte di profeti di sventura non l’abbia di vinta. Si tratta di contrastare il “tanto peggio tanto meglio” che vedo emergere sempre più prepotentemente trascinato anche da una serie di luoghi comuni che poco hanno a che fare con la realtà.

Certo, i problemi di questa Unione Europea sono oggettivi, difficile negarlo. Ma da qui a credere che con il dissolvimento del sogno europeo tutto si rivolva ce ne passa. Anzi, se disgraziatamente dovesse succedere non solo faremmo un salto nel buio più pesto, ma torneremmo indietro così velocemente da far impallidire le più pessime previsioni recessive.

In giro c’è gente che crede che uscire dall’Unione Europea e tornare a battere moneta risolverebbe i nostri problemi finanziari, come se produrre moneta come fossero coriandoli sia la cosa più normale del mondo. E’ una mentalità di stampo sudamericano (o di certi regimi africani come lo Zimbabwe) che non ha mai funzionato, mai una sola volta. Altri credono che tornare alla chiusura delle frontiere risolverà il problema della immigrazione, come se tra noi e il nord Africa ci fosse un muro invece che un mare. Anzi, al limite non farebbe altro che peggiorarlo perché una volta in Italia non potrebbero trasferirsi altrove e saremmo noi a dovercene far carico. Non parliamo poi dell’economia. Il fatto che la gran Bretagna dopo la Brexit cerchi in tutti i modi di rimanere nel mercato comune dovrebbe quantomeno far riflettere i profeti di sventura. Ed è solo uno dei tanti punti del quadro economico.

Con l’Europa responsabile di tutti i mali mi sembra un po’ di rivivere la questione israeliana dove sono gli ebrei e Israele a essere i responsabili di tutti i mali del mondo. Una mentalità che definire assurda è puro eufemismo.

Chiaramente non sto dicendo che questa Unione Europea non vada rivista in meglio, così com’è non va bene, su questo credo che si sia tutti d’accordo, ma non si uccide il paziente per sconfiggere la malattia come vorrebbero alcuni, lo si cura.

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by Franco Londei tempo di lettura: 2 min
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