Case popolari agli immigrati prima che agli italiani: è ora di finirla

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Nei giorni scorsi ho ricevuto una mail da un lettore fiorentino nella quale l’uomo,  un padre di famiglia con bambini piccoli e rimasto senza lavoro, mi spiegava come avendo fatto domanda per una casa popolare, non riuscendo più a pagare l’affitto della attuale abitazione, si è trovato di fronte a una graduatoria dove i punteggi più alti erano attribuiti agli immigrati.

Praticamente tutti gli alloggi popolari erano destinati a famiglie di immigrati e lui e la sua famiglia non avevano alcuna possibilità di accedervi. Nessun aiuto dai servizi sociali, anche loro impegnati con gli immigrati e con tutti i fondi destinati a questa “missione”. Stesso discorso con le associazioni locali.

Cercando in rete ho trovato decine di segnalazioni simili e in particolare mi ha colpito questa storia, sempre riferita a un fiorentino che assomiglia moltissimo alla storia che mi ha raccontato il mio lettore. Sempre una famiglia italiana costretta a vivere in un camper da oltre un anno e mezzo perché le case popolari sono destinate agli immigrati.

Sempre cercando in rete ho trovato questo vergognoso articolo di Matteo Winkler pubblicato da Il Fatto Quotidiano nel quale questo signore parla di “razzismo strisciante” perché qualcuno ha avuto l’ardire di protestare per la sistematica assegnazione degli alloggi popolari agli immigrati. Non solo, Winkler tira fuori una argomentazione davvero surreale quando parla di “Diritto all’alloggio”, un Diritto che se diventa basato sulla razza diventa razzismo. Bella argomentazione del cavolo, oltretutto fuorviante perché la razza non c’entra niente mentre invece c’entra moltissimo la cittadinanza.

Il problema è proprio questo. Nei criteri per accedere alle case popolari non esiste il requisito di cittadinanza italiana e non c’è alcun accenno al fatto che i cittadini italiani dovrebbero essere quantomeno avvantaggiati rispetto agli stranieri. Il motivo è drammaticamente semplice: la legge su cui si fonda l’istituzione delle case popolari è talmente vecchia che quando è stata fatta non esistevano in Italia gli immigrati, quindi la cittadinanza (e non la razza) era data per scontata.

Ora però questo problema c’è e i comuni non hanno tanto margine per attribuire le case popolari ai cittadini italiani bisognosi in luogo degli stranieri. Se si presenta, per fare solo un esempio, un marocchino con tre figli, la moglie a carico e magari uno stipendio basso, quelli del comune sono costretti a metterlo tra i primi posti nella graduatoria delle assegnazioni (qui trovate i criteri di assegnazione) rispetto a un italiano che magari ha solo un figlio o viene comunque considerato “meno bisognoso”. Quindi dare la colpa ai comuni (almeno per questo) è sbagliato, la colpa va data alla legge e a chi nel corso degli anni non l’ha cambiata.

E allora qui ci vuole un atto di coraggio da parte di chi è al Governo. Quella legge va modificata e va inserito il criterio secondo cui un cittadino italiano è avvantaggiato rispetto a un cittadino straniero. Non per la razza (ci sono molti cittadini italiani di altre razze) ma per la cittadinanza.

Il razzismo (o razzismo strisciante, come lo chiama Matteo Winkler) non c’entra niente, centra invece il fatto che prima di tutto dobbiamo pensare ai cittadini italiani e se poi ne avanza a quelli stranieri. In un momento grave come questo non possiamo permetterci il lusso di lasciare indietro i nostri concittadini rispetto a quelli stranieri. E’ un nostro dovere e, soprattutto, è un dovere per chi ci governa.

Last modified: Dic 3, 2017