Caso Gaetano Sparti: niente servizi segreti, solo grandi compagnie e interessi milionari

Del caso che vede coinvolto il cittadino italiano Gaetano Sparti (qui trovate un riassunto sommario, ma basta fare una ricerca nel sito per trovare ogni informazione) si è detto di tutto e di più, ma non si è mai detta la verità. Quando qualcuno (giornalisti e persino deputati) se ne sono interessati si sono sempre sentiti dire di stare alla larga, che c’erano coinvolti i servizi segreti di diverse nazioni e che il caso era molto complicato. Niente di più falso. Il caso è di una semplicità disarmante e non ha niente a che fare con intrighi internazionali o altre cose da 007, ma ha a che fare con interessi milionari di aziende e personaggi (anche italiani) coinvolti a vario titolo nel colossale business degli Emirati Arabi Uniti.

Ma andiamo con calma e facciamo una piccola premessa: ieri, dopo due anni e tre mesi di vero e proprio sequestro di persona e dopo continue e reiterate insistenze, il tribunale di Dubai ha condannato Gaetano Sparti alla pena di tre mesi. Non so se ci si rende conto. Un cittadino italiano è stato tenuto sotto sequestro per oltre due anni senza che nessuno muovesse un dito, per un reato (per altro non commesso, ma questa e un’altra storia) per cui ha subito una condanna a tre mesi. Come la dobbiamo chiamare questa cosa? Assurdità? Mala giustizia emiratina? Un clamoroso errore giudiziario? Oppure lo vogliamo chiamare per quello che è, cioè il tentativo maldestro ma efficace di rovinare una persona e la sua inoppugnabile reputazione per renderla innocua? Ecco di cosa si tratta, niente di più, niente di meno. Certo, mi rendo conto che non posso riassumere tutto in due righe o in un lunghissimo articolo, non si racconta una vicenda come questa in poche parole. Per questo stiamo stilando un rapporto molto dettagliato che racconti tutta la storia e che pubblicheremo appena possibile. Intanto quello che ci preme è far sapere a chi di dovere che qui nessuno è fesso e che la cosa è ben lungi da concludersi. Se volevano trasformare il caso di Gaetano Sparti in un caso internazionale, ebbene, certe persone sappiano che ci sono riusciti.

Intanto, nel momento in cui scrivo, un dettagliato dossier sta per partire per la SEC (security and exchange Commission) e per l’FBI. Il primo è l’organismo che controlla la borsa americana, mentre il secondo sappiamo tutti di chi si tratta. La SEC è interessata perché la ditta che è a monte di tutto questo caso, la Nalco Company Corporate è quotata in borsa (qui trovate qualche notiziola interessante), mentre l’FBI è interessata perché la suddetta compagnia ha fatto parecchio la birichina in questi anni. Diciamo che la legge americana è particolarmente dura con chi viola l’embargo di Paesi considerati canaglia come Cuba, Sudan e Iran. Ma la cosa non finisce qui. Ormai che ci siamo vogliamo anche rivelare come funziona il sistema usato negli Emirati Arabi Uniti per eludere e aggirare le regole sugli embargo imposte dalla Comunità Internazionale, quel semi-sconosciuto sistema chiamato “Rak Free Zone” che permette a tante ditte di tutto il mondo si commerciare prodotti proibiti con Paesi sottoposti ad embargo senza però apparire. Gli Emiri possono annunciare quanto vogliono di aver messo sotto sequestro i conti di quelle ditte che commerciano con l’Iran per rispettare le nuove sanzioni ONU, alla fine con questo sistema colpiranno solo il 2% di queste ditte e lo sanno benissimo. A questo dedicheremo nei prossimi giorni un bel rapportino molto dettagliato, con tanto di apertura di una ditta fantasma e di un conto presso una banca emiratina. Ma la cosa non sarebbe completa se non parlassimo anche delle ditte italiane e di personaggi italiani (di altissimo spessore) che a vario titolo sono coinvolti in questa faccenda, non tanto perché coinvolti direttamente quanto piuttosto perché possessori di titoli o di partecipazioni in aziende che fanno parte del circuito petrolifero ed energetico che invece sono coinvolte in questo vorticoso giro di interessi. Se qualcuno ha chiesto favori a queste persone lo scopriremo e lo denunceremo. Se è stato messo l’interesse personale (o nazionale) sopra il Diritto di un cittadino italiano, lo scopriremo e lo denunceremo senza fare sconti a nessuno.

E poi c’è il comportamento delle Istituzioni italiane. L’11 maggio 2010 il Presidente della Repubblica, attraverso l’Ambasciatore Rocco Antonio Cangelosi, a seguito di una mia lettera mi rispondeva in merito al caso di Gaetano Sparti. Non era la solita lettera di circostanza ma evidenziava, attraverso diversi passaggi, che la Presidenza della Repubblica si era effettivamente interessata presso il Ministero degli Affari Esteri della vicenda, il che va tutto a favore del Presidente Napolitano. Se non che evidenziava anche un’altra cosa, cioè che anche con la Presidenza della Repubblica il MAE era stato molto evasivo, per non dire di peggio. Innanzi tutto vi si diceva che il MAE affermava di avere, attraverso l’ambasciata di Abu Dhabi e il Consolato Generale di Dubai, continui contatti con le autorità emiratine per arrivare ad una, cito testualmente, “rapida soluzione della questione”. Parlare di rapida soluzione dopo due anni di sequestro mi sembra quantomeno inopportuno. E poi, da nostri contatti con il Ministero della Giustizia degli Emirati Arabi Uniti, non ci risulta ci sia mai stata alcuna pressione per una rapida soluzione del caso. Si dirà, giustamente, che l’Italia non può interferire con la giustizia di uno Stato terzo. Giusto, purché non vengano calpestati i più elementari Diritti fondamentali di un cittadino italiano. Nella gentilissima lettera della Presidenza della Repubblica, si affermava anche che l’ambasciata si era anche premurata di, cito testualmente, “verificare lo stato di salute (di Gaetano Sparti n.d.r.) attraverso il proprio medico di fiducia”. Niente di più falso. A Gaetano Sparti, che è in condizioni di salute davvero drammatiche, è stato fornito il nome di un medico che poi lo stesso Sparti ha dovuto pagare di tasca sua (seppur in seguito rimborsato), il quale gli aveva prescritto alcuni esami che però non sono stati mai fatti in quanto giudicati dalle autorità italiane “troppo costosi”. Ora, non so cosa comporti esattamente mentire al Presidente della Repubblica, ma confesso che la cosa fa abbastanza impressione.

Finito qui? No, ho ancora un paio di cose da dire sulle Istituzioni italiane. Il 31 maggio 2010 mi scrive, in risposta a una mia lettera, il Ministro degli Esteri Franco Frattini. Il Ministro dimostra di essere ben informato sul caso sin dall’inizio. Pur tuttavia dimostra anche che, come nel caso del Presidente della Repubblica, non è informato né sulle attuali condizioni di salute di Gaetano Sparti (anche lui dice che sono stati fatti accertamenti), né sulle imputazioni attuali. Insomma, pur confermandomi il costante interessamento mi conferma anche che è rimasto a due anni fa. Alla faccia!!! Ma quello che mi fa imbestialire più di tutto è il fatto che solo pochi giorni dopo (il 14 maggio) il Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, si adopera personalmente presso la Libia per il rilascio di un cittadino svizzero, tale Max Goeldi, anche lui sequestrato da oltre due anni come Gaetano Sparti. Ma come – mi chiedo – noi elemosiniamo un intervento del Governo italiano a favore di un cittadino italiano e il Presidente del Consiglio si adopera per un cittadino svizzero? Assurdo e umiliante allo stesso tempo.

Ora, quello che volevano ottenere coloro che sono dietro a tutta questa faccenda lo hanno ottenuto: hanno reso innocua una persona perbene distruggendola moralmente, fisicamente e psicologicamente e facendo in modo (spendendo milioni di dollari) che venisse condannata per una cosa mai fatta ma che in qualche modo lo rendesse “poco attendibile”. Quello che però non hanno calcolato è l’estrema determinazione di questa persona, Gaetano Sparti, nell’ottenere giustizia. Sono fermamente convinto che il ruolo di Gaetano Sparti sia stato ampiamente sopravvalutato e che non era un pericolo per nessuno. Questo prima di essere sequestrato per oltre due anni e, infine, condannato ingiustamente. Ma ora le cose sono cambiate. Volevano un caso internazionale? Bene, ora ce l’hanno.

Franco Londei

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