Caso Gaetano Sparti: quell’Ambasciatore poco rappresentante del Popolo Italiano

Una premessa doverosa: un ambasciatore è il rappresentante italiano in terra straniera. Un ambasciatore, a differenza di quello che si crede (o che si vuol far credere) non rappresenta un Governo o una elite di persone ma rappresenta direttamente il Capo dello Stato il quale a sua volta rappresenta il Popolo Sovrano. Si può quindi affermare senza possibilità di smentita che un Ambasciatore rappresenta il Popolo Italiano, tutto il Popolo Italiano e non solo una piccola parte.

Fatta questa doverosa premessa, dobbiamo ammettere che purtroppo nella maggioranza dei casi questo non avviene. Vi è la convinzione, anche nell’ambiente diplomatico, che un ambasciatore non debba necessariamente rappresentare tutto il Popolo Italiano ma che anzi debba rappresentare principalmente gli “interessi” dello Stato, favorire il commercio, rappresentare solo una piccola elite di persone in grado di alzare il telefono e chiamarlo e, soprattutto, che un Ambasciatore rappresenti il Ministero degli Affari Esteri (MAE). Il fatto che dipenda dal MAE non significa affatto che lo rappresenti o che rappresenti il Governo in carica in quel momento. Certo, nella pratica l’Ambasciatore è legato a doppio filo al MAE e al Ministro degli Esteri in carica il quale può proporre la sua nomina al Capo dello Stato (e non quindi nominarlo) ma, in qualità di rappresentante del Capo dello Stato deve rispondere unicamente a questi delle sue azioni. Ho voluto spiegare tutto questo perché il fatto accaduto lo scorso 12 agosto presso l’Ambasciata d’Italia negli Emirati Arabi Uniti quando il Sig. Gaetano Sparti, da oltre due anni e mezzo tenuto sequestrato negli EAU, ha incontrato l’Ambasciatore Italiano in quel Paese, è di una gravità assoluta e senza precedenti, fatto questo che ci ha spinto a scrivere al Capo dello Stato e solo per conoscenza al Ministro degli Affari Esteri e agli uffici preposti (Ufficio IV) in quanto comunque interessati.

Riassumendo molto brevemente il sig. Sparti (la cui storia la trovate a questo link e in molti altri articoli digitando nella casella di ricerca il termine “Sparti”) ha chiesto e ottenuto un incontro con l’Ambasciatore Italiano negli EAU, tale Paolo Dionisi. Lo scopo dell’incontro era quello di chiedere una qualsiasi forma di assistenza che durante il lunghissimo periodo di questo vero e proprio sequestro di persona, non è stata mai fornita al sig. Sparti. Come risposta l’Ambasciatore ha letteralmente preso a male parole il sig. Sparti e la nostra associazione rea di aver cercato di aiutare il sig. Gaetano Sparti senza purtroppo grandi risultati (anche grazie a diversi fattori che spiegheremo in un prossimo dettagliato dossier che pubblicheremo i prossimi giorni). Ci è stato riferito di attacchi a Secondo Protocollo degni dell’attenzione di un magistrato. Tuttavia non è questo il problema. Se un Ambasciatore ci attacca significa che facciamo bene il nostro lavoro anche se debbo dire questa cosa non era mai accaduta in tanto tempo che seguiamo casi di italiani in difficoltà all’estero. In ogni caso noi ci sappiamo difendere benissimo da soli. Il fatto grave, anzi, gravissimo, è la completa indifferenza verso un uomo provato psicologicamente e fisicamente da oltre due anni di ingiustificato sequestro di persona, un uomo malato e ridotto economicamente sul lastrico da accuse false e dalla completa immobilità delle Istituzioni italiane. Ma ancora più grave è stato l’atteggiamento dell’Ambasciatore verso lo stesso Ministero degli Affari Esteri e verso gli accordi che la nostra associazione aveva preso con il MAE al fine di fornire un minimo di assistenza al sig. Sparti. In sostanza l’Ambasciatore ha detto che quegli accordi non erano validi in quanto “tecnicamente impossibili”. Insomma, ha dato degli incompetenti (o dei bugiardi) ai dirigenti del MAE che invece quegli accordi li fanno e li hanno fatti anche in passato per tanti altri casi che abbiamo seguito e che seguiamo. Ma il fatto veramente grave (la ciliegina sulla torta) è stato quando ha proposto al sig. Sparti di chiedere la grazia all’Emiro, cioè di dichiararsi colpevole di un reato mai commesso, garantendo che lui stesso avrebbe perorato la causa con l’Emiro in persona. E qui permettetemi due considerazioni: la prima è quella che l’ammissione di colpa (o la richiesta di grazia) interdice automaticamente qualsiasi ricorso a prescindere dal fatto che tale grazia venga concessa o meno. In ogni caso darebbe alla controparte la possibilità di intentare una causa civile che potrebbe durare tra i due e cinque anni costringendo il Sig. Sparti a rimanere ancora negli EAU per tutto quel tempo. Insomma un vero e proprio suicidio. La seconda, se possibile, è ancora più grottesca: se l’Ambasciatore è in grado di interagire direttamente con l’Emiro, come mai non lo ha fatto prima? Perché, cioè, non lo ha fatto quando il Diritto Internazionale e i Diritti Umani sono stati calpestati da tempi processuali biblici e inusuali persino per gli Emirati Arabi Uniti? Ma d’altra parte questo Ambasciatore è lo stesso che quando le autorità emiratine (eravamo all’inizio della storia – Giugno del 2008 ) si erano dette disposte a rilasciare il passaporto al sig. Sparti senza alcuna cauzione ma in cambio di una garanzia del Governo Italiano che al momento del processo avrebbe fatto rientrare negli EAU il sig. Sparti, ha rifiutato di fornire qualsivoglia garanzia pur essendo la cosa nelle sue possibilità, per cui la cosa non dovrebbe sorprendere.

Due parole, infine, sul nostro lavoro. Questa associazione, tra le altre cose, fornisce gratuitamente da diversi anni assistenza ai cittadini italiani in difficoltà all’estero, cioè fa gratuitamente quello che dovrebbero fare ma che non fanno Ambasciate e Consolati i cui dipendenti percepiscono, per altro, stipendi oltre la media proprio per essere al servizio dei cittadini e per fornire loro assistenza. A volte riusciamo a risolvere i problemi, altre volte purtroppo no. Ma accusare una associazione come la nostra di “indebita interferenza” o addirittura di cose peggiori, come ha fatto l’Ambasciatore Dionisi, è un fatto di una gravità inaudita. Se l’Ambasciatore non ci vuole tra i piedi faccia il lavoro che deve fare invece di andare a fare proposte suicide come quella fatta al sig. Sparti. In ogni caso tutta la storia non finisce qui perché uno dei nostri lavori è anche quello di indagare sia sull’operato delle rappresentanze italiane che sugli accordi che concludono con altri Paesi, specie se questi accordi contrastano con il Diritto Internazionale (e negli Emirati Arabi Uniti qualche sospetto c’è). E per non farci mancare proprio niente, oltre che per una operazione di trasparenza, nei prossimi giorni pubblicheremo sia un dettagliato resoconto della storia di Gaetano Sparti (dall’inizio alla fine e senza omettere niente) che tutte le scoperte fatte in questi mesi sia sugli accordi commerciali tra Italia e EAU e sulle varie modalità attuate da quel Paese per violare le leggi internazionali.

Ci sarebbero tante altre cose da dire, specie sull’operato delle istituzioni italiane, ma rischierei di essere troppo lungo e tedioso, per cui rimando il tutto al resoconto di cui sopra. Le sorprese non mancheranno. Voglio solo concludere dicendo che questa associazione non si farà intimidire né da un dipendente dello Stato, seppur di alto grado come lo è un Ambasciatore, né da oscuri giochetti interni al Ministero degli Affari Esteri. La nostra forza sta proprio nel fatto che siamo completamente indipendenti e che non percepiamo alcun finanziamento dallo Stato o da altri organismi. Per cui non siamo ricattabili. Saremo scomodi ma, come detto prima, se non fossimo scomodi vorrebbe dire che non facciamo bene il nostro lavoro.

Franco Londei

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