Opinioni della settimana

Chiesa cattolica e sottosviluppo

Mai avrei creduto di poter dare ragione a Salvini, ma quando dice che la Chiesa non deve fare politica dice una cosa sacrosanta. Certo, lui lo dice solo per la questione degli immigrati mentre è stato silente per tutte le altre questioni dove la Chiesa ha messo becco, a partire dai diritti civili delle coppie di fatto fino alla tutela delle coppie omosessuali. Ma il concetto è giusto.

La Chiesa cattolica ha tenuto questo Paese nel sottosviluppo per troppo tempo. Se fosse stato per la Chiesa non avremmo la legge sul divorzio, sull’aborto e tante altre leggi. Se fosse per la Chiesa non potremmo usare gli anticoncezionali e il controllo delle nascite sarebbe un miraggio, esattamente come avviene in Africa proprio a causa della opposizione della Chiesa cattolica e dei musulmani all’uso dei profilattici. Se fosse per la Chiesa non si parlerebbe nemmeno dei Diritti Civili delle coppie di fatto e c’è da star certi che quando se ne discuterà i vescovi diranno la loro e non è escluso che riescano a condizionare ancora una volta la politica costringendola a varare una legge depotenziata.

Se la Chiesa cattolica facesse un po’ più autocritica e meno politica, se facesse un mea culpa invece di criticare, sarebbe molto più cristiana e meno lobby.

Ma se l’Italia in qualche modo nel corso degli anni è riuscita a sfuggire alla arretratezza in cui la voleva costringere la Chiesa, anche se ancora c’è molta strada da fare, così non è per tutti quei Paesi in via di sviluppo dove ancora la Chiesa cattolica ha un peso specifico molto importante. La “teologia del container” funziona ancora a pieno ritmo. L’assistenzialismo spinto e condizionato rimane l’arma più importante in mano agli ayatollah cattolici tanto che pure i musulmani hanno iniziato a usarlo ampiamente per fare proselitismo. Non posso dimenticare le virulente campagne cattoliche contro l’uso del preservativo che la Chiesa ha portato e porta avanti in Africa, non si può dimenticare che le legge contro l’omofobia in Uganda è stata voluta e sostenuta proprio dalla Chiesa cattolica. Se dimentichiamo questo non possiamo renderci conto delle responsabilità della Chiesa nel sottosviluppo africano. Ma soprattutto non possiamo realmente renderci conto di quanto lo stesso sottosviluppo sia alla base del business cattolico e musulmano. Su questo Islam e Chiesa cattolica sono molto simili. Guadagnano e fanno proselitismo proprio laddove il sottosviluppo è più accentuato.

In molte occasioni, anche in merito alla grave crisi generata dai flussi migratori, sento parlare di “cooperazione e sviluppo” e di “aiutarli a casa loro”, ma se nel dire queste cose si intende un sistema di assistenzialismo spinto come quello che vorrebbe (ancora) la Chiesa cattolica allora invece di fare un passo avanti faremo ancora una volta un passo indietro. Se vogliamo far sviluppare quei paesi e fermare il flusso migratorio alla fonte dobbiamo escludere sia la Chiesa che le varie congregazioni islamiche da questo percorso. Cooperazione e sviluppo sono due parole poste agli antipodi rispetto all’assistenzialismo che vorrebbero applicare sia la Chiesa cattolica che le congregazioni islamiche. Non puoi far sviluppare le popolazioni africane se non le convinci che un controllo delle nascite sta alla base di uno sviluppo sostenibile. Non puoi combattere le malattie sessualmente trasmissibili, a partire dall’AIDS, se vieti l’uso del preservativo. Non puoi pensare di insegnare agli africani a sfruttare le risorse (agricole e minerarie) a loro favore se poi attui una forma di assistenzialismo spinto come fanno la Chiesa cattolica e le congregazioni islamiche. Questi sono punti fermi quando si parla di sviluppo.

Certo, la questione è molto più complessa e non si può spiegare in poche righe, ma se vogliamo partire da alcuni punti fermi per cercare di iniziare ad affrontare il problema non possiamo non partire da questo punto, cioè dalle responsabilità che hanno le religioni nel mantenere nel sottosviluppo milioni e milioni di persone, una responsabilità che cade prima di tutto sulla Chiesa cattolica.

2 Comments

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  • Gesu’ quando vide il Popolo affamato…Mosso a compassione, moltiplico’ i Pani e i Pesci e diede loro da mangiare…Mica disse – Andate a lavorare e guadagnatevi da vivere, brutti sfaticati!!! – Il problema e’ nato proprio li’.- Pace e bene a tutti –

  • Sulla politica missionaria so poco e non mi pronuncio.
    Ho paura però che le critiche alla Santa Sede possano essere addirittura più gravi, almeno per quanto concerne la situazione italiana.
    Quale è ad esempio il progetto economico-sociale della Santa Sede per il nostro paese attraverso il grimaldello dell’immigrazione incontrollata?
    Consideriamo gli obiettivi più macroscopici che vengono oggettivamente perseguiti al di là delle dicharazioni di rito.
    Primo obiettivo: l’abbassamento dei salari dovuto ad una accentuazione della concorrenza tra disoccupati e all’aumento del lavoro nero.
    Secondo obiettivo: la distruzione del welfare, prossimo venturo anche se preceduto da un periodo di inevitabile inasprimento fiscale per la quota di popolazione fiscalmente spremibile.
    La stessa linea va attribuita al Partito democratico.
    Proviamo a fare un paragone attraversando l’Atlantico e consideriamo gli obiettivi del partito repubblicano americano, che non è poi così dissimile in termini di risultati, al di là delle apparenze.
    Questo partito promuove l’abbassamento più radicale possibile della fiscalità e combatte il welfare.
    Quanto ai salari, li affida totalmente al mercato.
    Tuttavia vuole evitare che questo mercato sia drogato dall’immigrazione dei latinos.
    A conti fatti mi sembra che questo partito – la cui politica economica a me non piace e mi fa perfino paura- promuova paradossalmente forse in misura minore l’estensione della povertà interna, rispetto ai primi due soggetti considerati.

    Quanto all’efficacia della cooperazione con i paesi africani, dubito che si possa incrementarla senza un aumento dello spreco dovuto alla corruzione dei regimi africani.
    Ma dubito soprattutto di un’altra cosa: che anche un elevato livello di cooperazione possa davvero ridurre l’impulso ad emigrare in Europa delle generazioni giovani maschili che costituiscono la gran parte degli immigrati odierni.
    Davvero crediamo che costoro si possano convertire alla rinuncia delle proprie aspirazioni a vivere in città come Copenaghen o Stoccolma?
    Sarebbe come credere che possano convertirsi ad una forma anacronistica di «ascesi intramondana» quale quella dei calvinisti del seicento improntata al risparmio e non al consumo, minuziosamente descritta da Weber come un importante fattore di sviluppo del capitalismo moderno e della creazione dell’impresa su basi razionali.
    Questi giovani maschi possono piuttosto essere descritti come delle «macchine desideranti»,
    prendendo a prestito un’ espressione del lontano movimento italiano de ’77, quello dei Bifo e della tre giorni di Bologna «contro la repressione» tanto per intenderci.