Secondo Protocollo

Clima: colpito e affondato

A dispetto della soddisfazione del Presidente americano, Barack Obama, la conferenza sul clima di Copenaghen è stata un totale fallimento. L’accordo raggiunto in extremis da Obama con Cina, India, Brasile e Sudafrica non serve a nessuno se non a lavare qualche coscienza sporca a portare acqua al mulino del gradimento del Presidente americano, sempre più a secco.

global warming

In realtà non c’è nessun accordo per la riduzione delle emissioni di CO2, la principale causa dell’effetto serra, non ci sono somme di denaro importanti dedicate alla ricerca di fonti di energia alternative, non c’è nessun accordo legale e vincolante. Ci sono solo parole e promesse. E siccome di promesse il Presidente americano ne ha già fatte tante senza mantenerle, non c’è da stare allegri.

L’unico a parlare veramente chiaro è stato il Presidente francese, Nicoals Sarzoky, che ha rifiutato il concetto imposto da Obama secondo il quale “il mondo deve accettare una intesa non perfetta” e ha rilanciato parlando apertamente di “fallimento del sistema ONU” paragonandolo ad una “bolla di sapone”. Finalmente un leader mondiale che parla chiaro.

Comprensibilmente infuriate le Ong. Ieri sera Alberto Zoratti di Fair, Ong che fa parte della coalizione Climate Justice Now parlava di “compromesso della vergogna” sottolineando come “non ci sono impegni quantitativi di taglio delle emissioni per i Paesi industrializzati ed il finanziamento di medio lungo termine stanzierebbe 100 miliardi di dollari, ma solo nel 2020, mentre all’inizio si partirebbe con 30 miliardi di dollari, meno di un decimo di quello richiesto dai Paesi in via di sviluppo”. Non solo, secondo Fair tra le cosiddette “tecnologie pulite”, che si prevede verranno pagate con i soldi di tutti, stando alle ultime bozze trapelate dai gruppi di lavoro, ci sarebbero gli agrocarburanti, una delle principali cause della crisi alimentare degli ultimi anni. Ma non ci sono solo le ripercussioni alimentari legate agli agrocarburanti, c’è anche il problema prettamente ambientale in quanto le grandi piantagioni di prodotti legati a questo scopo sono responsabili, insieme alla deforestazione, di oltre il 17% delle emissioni di gas serra (secondo l’IPCCC), ed è la terza attività umana, in ordine di importanza, a cambiare il nostro clima. C’è di più, tra tecnologie pulite si elenca anche il nucleare anche se verrebbe ammesso solo in un secondo momento. Greeenpeace dal canto suo parla di “fiasco totale”.

Insomma, come al solito si è assistito ad una riunione di “politicanti” quando invece ci sarebbe stata l’estrema necessità di riunire “politici seri” al capezzale della Terra. Se la sono cavata con le solite promesse di soldi che, ammesso vengano mantenute, finiranno immancabilmente nelle casse bucate delle Nazioni Unite e non ai Paesi che ne dovrebbero essere beneficiari per poter implementare una seria politica ambientale. Insomma, tutta roba già vista e rivista, solo che questa volta il siluro rischia veramente di affondare la corazzata Terra, troppo sovraccarica di gas serra. La prossima messa in scena sarà tra sei mesi in Francia per preparare il vertice del 2010 in Brasile. Intanto piangiamo per il clima, colpito e affondato da una manica di politicanti.

Articolo scritto da Elisa Arduini