Clima: dopo il flop di Copenaghen arriva quello di Siviglia

Dopo l’amaro fallimento del vertice sul clima di Copenaghen arriva, per l’Europa, anche il flop della prima riunione post-vertice dei Ministri dell’Ambiente che si è tenuta ieri a Siviglia. In pratica i 27 Stati dell’Unione Europea, per quanto riguarda la strategia ambientale europea, sono divisi in tutto.

Nella riunione di ieri si voleva raggiungere una strategia comune da presentare al prossimo vertice mondiale sul clima che si terrà in Messico. L’intenzione era quella di proporre un accordo globale vincolante per la riduzione delle emissioni di gas serra. Solo che i vari governi sono divisi sulla percentuale di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra. Secondo Francia, Regno Unito, Germania e Spagna, la riduzione dovrebbe essere pari al 30% entro il 2020 rispetto ai livelli misurati nel 1990. Invece, secondo Italia e Polonia la riduzione dovrebbe rispettare la richiesta avanzata in sede del vertice di Copenaghen, cioè pari al 20%.

Secondo il Ministro per l’Ambiente italiano, Stefania Prestigiacomo, gli Stati europei dovrebbero evitare le “fughe in avanti” e fare una “seria autocritica” sulla strategia degli annunci unilaterali seguita a Copenaghen. La Prestigiacomo chiede all’Europa una linea comune da presentare al prossimo vertice messicano altrimenti succederà come a Copenaghen dove i maggiori Paesi inquinatori (USA, Cina, India e gli altri) proposero una propria linea non vincolante.

Fatto sta che alla fine della riunione di Siviglia non si è raggiunto alcun accordo tra i 27 Stati dell’Unione Europea a riprova che la questione è lungi dall’essere risolta. Un vero e proprio ennesimo flop che per il momento mantiene in piedi la richiesta fatta a Copenaghen di un impegno vincolante per la riduzione del 20% delle emissioni di gas serra rispetto ai valori del 1990 da raggiungere entro il 2020. Il rischio concreto è che Francia, Regno Unito, Germania, Spagna e sicuramente altri Paesi vadano per la loro strada proponendo un impegno vincolante al 30% mentre il resto dell’Europa rimarrà ferma al 20% mandando a farsi benedire qualsiasi strategia europea in tema di ambiente. Staremo a vedere nella prossima riunione dei Ministri UE dell’Ambiente cosa verrà deciso.

A proposito del Ministro dell’Ambiente italiano, Stefania Prestigiacomo, non ci è arrivata alcuna risposta in merito alla nostra lettera aperta del 16 dicembre relativa alla campagna contro il progetto ENI di sfruttamento delle sabbie bituminose del Congo. Non che in realtà ci aspettassimo qualcosa di diverso. Realpolitick e politica ambientale purtroppo vanno avanti di pari passo anche se non dovrebbe essere così e certo la bella ministra non ha alcun potere per mettere un freno alla distruttiva politica dell’ENI in Congo. Ma almeno un impegno ce lo aspettavamo. Riproviamo quindi a scrivere al Ministro (magari era troppo impegnata per rispondere) sperando che questa volta almeno ci dia un minimo di udienza. All’ENI abbiamo rinunciato a scrivere vista la totale noncuranza dimostrata. Vorrà dire che si passerà alla strategia successiva un tantino più aggressiva. Non possiamo certo permetterci il lusso di rischiare di perdere uno dei più grandi polmoni della terra mentre la politica mondiale naviga a vista nel tempestoso oceano delle strategie ambientali.

Articolo scritto da Elisa Arduini

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