Combattere le barbarie islamiche non significa combattere l’Islam

Chi mi conosce sa benissimo che non amo affatto l’Islam, la giudico una religione che va contro ogni concezione di Diritto, ma non mi sognerei mai di proporre qualcosa che vieti l’Islam né di inaugurare nuove crociate contro gli islamici. Non è una questione di buonismo ma di semplice civiltà.

Quello che invece secondo me bisogna combattere sono le barbarie islamiche, quelle barbarie fatte nel nome di un Dio come nel corso dei secoli ne hanno fatte i cristiani e un po’ tutte le religioni. Quello che noi occidentali dobbiamo combattere è quella differenza abissale che c’è tra l’applicazione dell’Islam radicale e i nostri principi, i nostri Diritti. Su questo sono intransigente. Se nell’Islam la donna viene considerata un essere inferiore o un vecchio può sposare una ragazzina di 15/16 anni (solo per fare un paio di esempi) noi non lo possiamo accettare e non possiamo accettare che queste cose avvengano in casa nostra, non perché vogliamo andar contro l’Islam ma perché quell’islam va contro i nostri principi fondanti.

Mi piacerebbe che questa differenza sia molto chiara, specie quando vedo sul web della campagne assurde che fomentano l’odio religioso e se ne infischiano dei Diritti, tra i quali c’è anche quello di professare liberamente la propria religione. A me non interessa quale Dio una persona preghi, a me interessa che a prescindere dal proprio Dio vengano rispettate quelle che per me sono regole inderogabili, quelle stesse regole contenute nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Spostare il tutto sullo scontro religioso è quanto di più sbagliato si possa fare, prima di tutto perché si fa il gioco degli estremisti (e ce ne sono in ogni religione) poi perché va proprio contro i nostri principi, quegli stessi principi che siamo pronti a sbandierare ad ogni occasione salvo poi dimenticarcene nei momenti di ira o quando leggiamo delle stragi del ISIS o di dichiarazioni di Iman che vogliono islamizzare l’Europa.

Questo non vuol dire che per una questione di principio o, se volete, di Diritto, dobbiamo accettare tutto dalle altre religioni (in questo caso parlo di Islam ma potrei benissimo parlare di certe frange del cristianesimo o dell’ebraismo) ma che dobbiamo opporci con estrema fermezza a quello che di queste religioni va contro ogni più semplice concezione del Diritto.

In questo mio ragionamento trovo conforto nelle parole del Presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, che dice:

«Il mondo islamico non può più essere percepito come “fonte di ansia, pericolo, morte e distruzione” per il resto dell’umanità. E le guide religiose dell’islam devono “uscire da se stesse” e favorire una “Rivoluzione religiosa” per sradicare il fanatismo e rimpiazzarlo con una “visione più illuminata del mondo”. Se non lo faranno, si assumeranno “davanti a Dio” la responsabilità per aver portato la comunità islamica su cammini di rovina.»

Ecco, queste parole di al-Sisi mi danno lo spunto per mostrare un islam diverso, io che sono l’anti-islamico per eccellenza, mi fanno tornare indietro di venti anni a quando con amici musulmani nel cuore dell’Africa ci si lamentava divertiti del “troppo potere che avevano le donne dentro le case” perché dovevamo sottostare alle “regole della casa” dettate proprio dalle donne, oppure mi fanno ricordare le bellissime donne berbere che non indietreggiavano di un millimetro dalle loro convinzioni e che guardavano dritti negli occhi gli uomini, le donne curde che combattevano (e combattono) a fianco dei loro uomini, con orgoglio e coraggio da fare invidia. Un mondo diverso dal nostro ma anche un mondo islamico lontano mille miglia da quell’islam che oggi gli estremisti ci vogliono imporre o, quantomeno, far intravedere.

E in questa lotta all’integralismo islamico, alle barbarie islamiche, non ci aiutano quei siti web (che qualcuno definisce rosso-bruni) che con le loro campagne d’odio fanno di ogni erba un fascio spesso inventandosi notizie di sana pianta, non ci aiutano gli amici che troviamo a fiancheggiarci nelle battaglie per la democrazia israeliana che però non esitano un secondo a trasformare tutto in una guerra religiosa. Non è la religione il problema, il problema è come essa viene interpretata e applicata dai fondamentalisti, che siano essi musulmani, cristiani, ebraici, buddisti e via dicendo. Se capiamo questo allora forse avremo qualche speranza seria di combattere gli integralisti, diversamente diventeremo ben presto come loro, integralisti ma sotto la bandiera di un altro Dio.

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