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Conflitto israelo-palestinese: la soluzione è lasciare i palestinesi al loro destino

Il conflitto israelo-palestinese è senza ombra di dubbio il più controverso conflitto che ci sia sulla terra. Non c’è un’altra controversia che focalizzi così tanto l’attenzione della opinione pubblica mondiale. Lo status di vittime acquisito dai palestinesi nel corso degli anni è diventato così cronico da essere ormai una parte inscindibile della storia tanto che gli stessi palestinesi faticano a farne a meno ben sapendo che è l’unico status in grado di sollevarli dalle loro responsabilità e di garantire loro copiosi finanziamenti a fondo perduto.

Non è un caso che i palestinesi abbiano rifiutato qualsiasi accordo di pace, anche quando concedeva loro tutto quanto da loro stessi richiesto.

Il nodo della questione è sempre stata la creazione di uno Stato Palestinese indipendente dove la parola su cui focalizzarsi è proprio quel “indipendente” che tradotto significa assunzione di responsabilità, creazione di un sistema statale in grado di sviluppare autonomamente un sistema economico, un sistema di walfare, un sistema sanitario, una moneta propria e tutto quanto necessita a un qualsiasi Stato che si definisca appunto indipendente. Ma tutto questo significa anche assumersi le proprie responsabilità sugli aiuti internazionali, significa non ricevere più fondi a pioggia, significa dover rendere conto di quello che si fa, degli attacchi terroristici, dei milioni scomparsi, vuol dire prendere in prestito i soldi e non riceverli come una donazione, il che significa che bisogna restituirli e rendicontare l’uso che se ne fa.

Fino ad oggi tutto questo non è avvenuto per esclusiva volontà palestinese proprio perché ai palestinesi va bene che tutto rimanga così. Non ci si faccia ingannare dalle parole palestinesi che chiedono di essere indipendenti, la realtà è che ai palestinesi non conviene affatto creare un loro Stato.

Questa situazione che va avanti ormai da anni non ha fatto altro che alimentare il conflitto israelo-palestinese, un conflitto indispensabile per permettere ai palestinesi di mantenere il loro status di vittime che tanto gli rende sotto tutti gli aspetti. E’ arrivato allora il momento di mettere le carte in tavola o, come direbbero gli esperti di bluff, di andare a vedere le carte.

Vista l’impossibilità di sedersi a un tavolo delle trattative con i palestinesi ben sapendo che, come in passato, qualsiasi accordo venga raggiunto non sarà da loro onorato, la soluzione più logica è quella di mettere tutti davanti a un fatto compiuto. Fino ad oggi Israele si è assunta l’onere di mantenere in vita l’Autorità Nazionale Palestinese, un onere molto costoso che però ha permesso di contenere il conflitto israelo-palestinese e l’espansione di Hamas. Purtroppo però oggi questa soluzione non funziona più. Lo vediamo tutti i giorni con gli attentati che quotidianamente avvengono in Israele e con Hamas e gli altri gruppi terroristici che guadagnano terreno nonostante il continuo appoggio israeliano alla ANP. E’ arrivato il momento per Israele di staccare il cordone ombelicale e di farlo in maniera unilaterale. Occorre abbandonare i palestinesi al loro destino.

Lo so, la questione non è né semplice né priva di rischi. L’ultima volta che Israele ha fatto una cosa del genere è stato con il ritiro da Gaza e tutti sappiamo com’è andata a finire. Ma quella esperienza può e deve servire per non commettere gli stessi errori. Oggi la situazione con la Cisgiordania è molto simile a quella che si vive con Gaza. C’è un muro difensivo tra la West Bank e Israele, ci sono i controlli e i posti di blocco ma, come per Gaza, gli attentati contro i civili israeliani continuano ad avvenire nonostante, a differenza di Gaza, ci sia una presenza militare israeliana in Cisgiordania. Si dirà che quella presenza militare serve a evitare che Hamas prenda il sopravvento anche sulla West Bank. Vero, è proprio così, ma c’è qualcuno in grado di dire quale differenza c’è oggi tra la ANP e Hamas? E visto che questa differenza non c’è perché mai Israele dovrebbe continuare a mantenere in vita la ANP, fornire energia elettrica, assistenza sanitaria, acqua, riscuotere le tasse per Abu Mazen a garantirgli una discreta sicurezza contro Hamas? Non lo trovo logico, non più.

La soluzione è quindi mettere Abu Mazen e di conseguenza i palestinesi di fronte alle loro responsabilità. Dicono di volere uno Stato palestinese indipendente ma in realtà non lo vogliono per interesse? Costringiamoli a farlo. Abbandoniamoli a loro stessi e vediamo che succede. Certo, tutta l’operazione va fatta in sicurezza e non con gli stessi errori commessi a Gaza, ma è una operazione sempre più necessaria da studiare con molta attenzione. Lasciare che tutto vada avanti così com’è adesso non ha più senso e di certo non ci possiamo aspettare un accordo bilaterale con i palestinesi. Meglio fare da soli, tanto da soli siamo comunque.

1 Comment

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  • se Gaza diventasse la Palestina che loro lo vogliano o meno, come aveva suggerito Al Sisi?
    la striscia e un pezzo del Sinai
    che loro non vogliono uno stato significa che mi accollerò una famiglia per tutta la vita, che lo voglia o no. e non voglio mantenere i ricottari sedicenti palestinesi