Secondo Protocollo

Congo: precipita ulteriormente la crisi umanitaria. Colera e violenti combattimenti nel Kivu

Congo – Precipita ulteriormente la crisi umanitaria nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Alcune ONg che operano nei numerosi campi profughi hanno segnalato che negli ultimi giorni è scoppiata una epidemia  di colera che si va ad aggiungere alla già drammatica situazione umanitaria.

Secondo diverse fonti locali i casi di colera appurati negli ultimi giorni sarebbero migliaia, in particolare nei campi profughi della regione del Nord Kivu. Secondo dati forniti da una ONG locale a Secondo Protocollo i casi di colera accertati sarebbero più di 20.000 mentre i decessi sono arrivati in pochi giorni a quota 481. «E’ chiaramente una situazione insostenibile» ci dice da Goma un operatore umanitario. «Nei campi profughi distribuiti tra il nord e il sud di Kivu, la gente muore come mosche e nessuno sembra esserne interessato» continua ancora il cooperante.

Rincara la dose Elodie Martel, della ONG Oxfam. «La mancanza di azione della Comunità Internazionale per fermare i massacri e gli abusi contro il popolo congolese è spaventosa. Tutti sembrano disinteressarsi di quello che avviene qui».

Oggi a Kampala, in Uganda, si terrà la seconda e ultima giornata della Conferenza Internazionale della Regione dei Grandi Laghi, e tutti i partecipanti hanno il dovere di affrontare coerentemente e con tempestività la situazione in Congo. L’Onu, i governi regionali, le grandi potenze devono mettere fine a questo vero e proprio genocidio e agire con decisione contro coloro che dall’esterno fomentano i combattimenti. Il Ruanda deve cessare immediatamente e incondizionatamente ogni sostegno ai gruppi ribelli e in particolare al gruppo denominato M23, colpevole delle ultime violenze in Congo. E’ necessario togliere ai gruppi ribelli il controllo delle risorse minerarie che finisce per alimentare i conflitti e per farlo occorre regolamentare il mercato del coltan e degli altri minerali preziosi. Non è più possibile assistere inermi a questo genocidio solo per accondiscendere ai volere delle multinazionali che traggono enormi profitti da questo conflitto. E’ arrivato per l’ONU il momento di agire e di farlo, per una volta, a viso aperto. Solo così si potrà veramente smascherare chi si oppone alla regolamentazione del mercato del Coltan e degli altri minerali.

[box type=”download”]Proposta per un Protocollo di certificazione della provenienza del Coltan [wpdm_file id=10][/box]