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Cosa rimane del mondo dopo otto anni di Obama

Che mondo ci lascia Barack Hussein Obama dopo otto anni di presidenza del più potente Stato del mondo? Teoricamente sarebbe semplice dire che ci lascia un mondo letteralmente in fiamme o, come ama dire Papa Francesco, un mondo con in atto «la terza guerra mondiale a pezzetti». Sarebbe semplice ma anche semplicistico. La realtà forse è ancora peggiore.

Non mi interessa parlare di quello che Obama ha fatto negli USA, forse ha fato bene o forse ha fatto male, non ho il background per poterlo giudicare, mi interessa giudicarlo per quello che ha fatto o che non ha fatto nel mondo.

Otto anni fa, sembra ieri, c’erano due grandi guerre ancora in essere, quella in Iraq e quella in Afghanistan. Oltre a queste c’erano diversi conflitti minori in Asia, Africa e in Medio Oriente tra i quali ricordiamo quelli in Darfur, in RD Congo, in Somalia, il conflitto arabo-israeliano e altri conflitti minori in Sud America e in Asia. C’erano poi diverse dittature nei Paesi arabi tra le quali spiccavano quelle di Gheddafi in Libia, di Ben Alì in Tunisia, di Mubarak in Egitto e di Assad in Siria. I regimi arabi sono tutti sostanzialmente delle dittature ma quelli citati erano quelli più nell’occhio del ciclone sebbene dessero alla regione una certa stabilità. Fuori dal mondo arabo c’erano le dittature clericali degli Ayatollah in Iran e quella mascherata da democrazia del Pakistan più altre dittature più o meno esplicite in diversi Paesi africani, asiatici e sudamericani.

Otto anni dopo dove c’era la dittatura di Gheddafi, in Libia, c’è un paese diviso e “somalizzato”, dove c’era quella di Assad, in Siria, la dittatura c’è ancora ma con mezzo milione di morti e milioni di sfollati sulle spalle, con un conflitto che non sembra avere fine e un Paese in macerie. Solo in Tunisia e in parte in Egitto le cose sono cambiate (ma è da vedere se in meglio o in peggio). Per il resto abbiamo assistito alla nascita dello Stato Islamico, alla crescita degli attentati islamici in Europa, al proliferare dei micro conflitti in Africa (dal Mali alla Nigeria passando per l’Africa Orientale). Ci sono ancora i conflitti in Afghanistan e in Iraq anche se si possono definire a bassa intensità. L’Iran è a un passo dalla bomba atomica mentre il conflitto arabo-israeliano è ben lungi dall’essere risolto. Nulla è cambiato in Somalia, in Sudan e in Congo. I compenso la Russia di Putin ha potuto riprendere il ruolo perso con la caduta dell’Unione Sovietica in Medio Oriente e un po’ in tutto il mondo tornando ad essere protagonista e attore decisivo. Un alleato importante come la Turchia si è islamizzata mandando al diavolo la laicità dello Stato, ha respinto un tentativo di colpo di stato e adesso va a braccetto con Russia e Iran. Serve altro per capire che mondo lascia Obama dopo otto anni di presidenza?

Ma c’è dell’altro. Non pago di non averne azzeccata una nemmeno per caso, poco prima di andarsene mostra tutto il suo odio verso Israele facendo quello che solo un Presidente americano aveva fatto prima di lui (Carter), al Consiglio di Sicurezza dell’Onu si astiene su una risoluzione chiaramente anti-israeliana dando il via nei fatti a una denuncia del tutto arbitraria degli insediamenti israeliani sostenendo di voler tutelare la soluzione a due Stati, mentre in realtà è una chiara presa di posizione a favore degli arabi per fare un torto a Israele e soprattutto a Netanyahu.

In otto anni Obama non ha risolto un solo conflitto anche se si è disimpegnato da Iraq e Afghanistan lasciando i primi in balia dello Stato Islamico e dell’Iran e i secondi in balia dei talebani. In compenso ce ne sono di nuovi tutt’altro che secondari, a partire da quello in Siria e dal meno noto (ma importantissimo) in Libia. Ha consegnato la Turchia e la Siria alla Russia, non è stato in grado di fermare l’annessione della Crimea da parte da parte di Putin aprendo un altro fronte in Europa. Non ha minimamente contrastato il riarmo della Corea del Nord e dell’Iran.

E lo Stato Islamico? Ne vogliamo parlare? Non sono molto propenso a credere, come sostiene qualche fenomeno, che lo abbia creato Obama. Tuttavia ne ha favorito la nascita andando a finanziare e armare quei gruppi “ribelli” che credeva “moderati” e che poi hanno dato il via all’ISIS sotto la guida dell’ex ufficiale di Saddam Hussein, Abu Bakr al-Baghdadi. Se ne parla pochissimo, ma sulla nascita dello Stato Islamico ci sono le impronte di Hillary Clinton e indirettamente di Obama. Certo, è stupido parlare di colpa diretta, ma possiamo o no parlare di un tragico errore di valutazione che ha favorito la nascita e il proliferare dello Stato Islamico?

Non c’è che dire, il Nobel per la Pace Barack Hussein Obama in otto anni di presidenza degli Stati Uniti è stato senza dubbio un protagonista sulla scena internazionale, ma non per le cose buone che ha fatto per promuovere la pace quanto piuttosto per i disastri fatti. Ci vorranno decenni per metterli a posto.