Secondo Protocollo

Cosa sta avvenendo in Sud Sudan? I fattori in campo

Anche se i media occidentali non ne parlano (che diamine, non sono mica palestinesi!!) tra Sudan e Sud Sudan è in corso ormai da diverse settimane un conflitto che ancora gli esperti definiscono a “bassa intensità” ma che negli ultimi giorni ha preso decisamente la strada del conflitto aperto.

I motivi di questo conflitto sono apparentemente legati al controllo di alcune aree contese che si trovano lungo il confine tra Sudan e Sud Sudan, aree ricchissime di petrolio che dopo anni e anni di trattative non hanno trovato ancora una loro “collocazione geografica”, cioè le vogliono sia il Sudan che il Sud Sudan. In particolare le aree contese sono quelle del Sud Kordofan e nello specifico la zona di Abyei e i Monti Nuba. Ho detto che il conflitto è “apparentemente” legato alla disputa sulle zone petrolifere perché non è l’unico motivo che sta portando Khartoum e Juba verso una guerra aperta. Certo, è sicuramente il più importante e certamente il più evidente, ma non è l’unico.

Come sempre accade (specie in Africa) quando si tratta di controllare zone molto ricche di risorse, a muovere le fila degli eventi ci sono sempre le grandi potenze o le lobby internazionali. Nel caso del Sudan e del Sud Sudan gli interessi sono addirittura molteplici e si confondono tra quelli economici, religiosi e geo-politici.

Gli interessi economici – come detto la causa più evidente del conflitto tra Sudan e Sud Sudan è il controllo delle zone petrolifere del Sud Kordofan. Dietro ci sono grandissime compagnie petrolifere che mirano a mettere le mani su quegli immensi giacimenti di petrolio di ottima qualità. In prima linea ci sono le compagnie cinesi, prima escluse da Juba e ora fatte rientrare dalla porta principale. Non è un caso che il Presidente sud-sudanese, Salva Kiir, proprio in questi giorni sia in visita ufficiale in Cina. Pechino per molti anni ha armato  Khartoum, anche contro il Sud Sudan e in violazione all’embargo sulle armi al Sudan. L’obbiettivo era quello di non fare avere l’indipendenza al Sud Sudan per non perdere le ricchissime concessioni dei campi petroliferi sud-sudanesi. E per un po’ Juba, ottenuta l’indipendenza da Khartoum, aveva escluso di fornire petrolio a Pechino proprio per l’appoggio dato dai cinesi al Sudan durante la guerra. Ma negli ultimi tempi le cose sono cambiate. A Juba hanno capito che non potevano fare a meno di Pechino (e del suo denaro) se volevano mantenere l’indipendenza e far sviluppare il nuovo Stato. Così hanno iniziato a fare affari  con i cinesi a scapito delle grandi compagnie europee (soprattutto francesi). A un certo punto, prima che Khartoum chiudesse gli oleodotti che portano il petrolio sud-sudanese nel Mar Rosso e quindi bloccasse le esportazioni del Sud Sudan, Juba forniva alla Cina il 5% del suo fabbisogno di petrolio. E così la Cina oggi è il maggior partner economico (e non solo) di Khartoum e allo stesso tempo di Juba. Questo fatto ha creato forti dissapori sia in alcune compagnie petrolifere europee e americane che in certi ambienti vicini al leader dell’opposizione sudanese Hassan al-Turabi che da molti mesi tiene sotto forte pressione il Governo di Bashir a cui imputa le colpe per la secessione del Sud Sudan e accusa di essere stato “troppo tenero e generoso” con gli ex ribelli cristiani del sud. A spalleggiare Turabi c’è la Lega Araba che alle spalle ha le compagnie petrolifere europee e americane che, come detto, sono enormemente interessate al petrolio del Sud Sudan. Tutte queste pressioni hanno probabilmente fatto cambiare idea a Bashir spingendolo ad alzare la tensione su diversi fronti meridionali, dai Monti Nuba alla zona di Abyei. Paradossalmente in questo momento quello che era il maggior alleato di Bashir, la Cina, è diventato il maggiore alleato del Sud Sudan, interessato non solo al petrolio ma a tutta quella serie di interventi necessari allo sviluppo del nuovo stato, dalle strade alle infrastrutture fino agli oleodotti che attraverso Kenya ed Etiopia dovranno portare il petrolio sud-sudanese fino al Mar Rosso e all’Oceano Indiano. Non è un caso che il premier cinese, Wen Jiabao, proprio ieri abbiamo ammonito Khartoum chiedendo l’immediata fine degli attacchi al Sud Sudan. Wen Jiabao incontrerà oggi a Pechino salva Kiir e l’interesse della Cina è quello che non scoppi un nuovo conflitto tra Sudan e Sud Sudan ha fatto sapere ieri l’agenzia di stampa ufficiale Xinhua.

I fattori geopolitici – oltre ai fattori economici vi sono da considerare i fattori geopolitici che investono l’area del Sud Sudan, in particolare per la posizione geografica al confine tra il Nord Africa e l’area Sub-sahariana che in un contesto globale sta diventando l’area di passaggio per molti “affari” e si sta trasformando nella retrovia della disputa tra un certo mondo islamico e il mondo libero. Il Sud Sudan e il Sudan fanno gola a parecchi. L’Iran sta usando ormai da diversi mesi il territorio sudanese per fare affluire armi ai terroristi di Hamas e probabilmente ad altri gruppi. Israele invece ha un rapporto privilegiato con il Sud Sudan da dove coordina le operazioni volte ad impedire a Teheran di far affluire armi ai terroristi. Tra Israele e Sud Sudan è attiva (da molto tempo) anche una proficua collaborazione sul piano militare. E’ chiaro che questo fatto pone il neonato Stato africano tra i nemici di tutto il mondo islamico, a partire proprio dall’Iran per finire all’Arabia Saudita e a un po’ tutta la Lega Araba. Per questo le pressioni su Bashir sono immense. Il fatto stesso che negli ultimi tempi la flotta aerea sudanese e l’esercito sembrano aver ricevuto armi e pezzi di ricambio tanto che dopo mesi e mesi sono improvvisamente tornati operativi e aggressivi, fa supporre che il Sudan abbia ricevuto ingenti aiuti militari sia dall’Iran (ne parleremo in un altro momento) che dai paesi Arabi in particolare dagli Emirati Arabi Uniti e dall’Arabia Saudita i quali spingono affinché Bashir torni sui suoi passi e si riprenda il Sud Sudan togliendolo così dall’area di controllo occidentale e cristiana e restituendo quel territorio all’islam.

I fattori religiosi – ne abbiamo accennato e anche se ne parliamo alla fine non sono meno importanti degli altri. Il Sud Sudan è cristiano animista con piccole minoranze islamiche che però sono lontanissime, come mentalità, dall’estremismo islamico, per lo più formate da etnia nuba che durante la lunga guerra con il Sudan si era schierata con Juba. Il Sud Sudan è l’unico territorio sottratto all’influenza dell’islam negli ultimi anni e questo non va giù agli islamisti sudanesi guidati da Hassan al-Turabi e appoggiati da Lega Araba e altre “entità” islamiche. Per questo le pressioni su Bashir affinché si riprenda il Sud Sudan sono immense. Il fattore religioso è ritenuto da molti esperti il meno importante ma secondo noi, almeno a livello di pressioni, è pari al fattore economico per quanto riguarda l’innalzamento della tensione tra Sudan e Sud Sudan.