Secondo Protocollo

Cyber-stalking: serve una legge ad hoc



Secondo dai forniti da diverse associazioni e dal Ministero degli Interni i casi di cyber-stalking negli ultimi mesi sono decuplicati. Per cyber-stalking si intende lo stalking effettuato per mezzo di Internet attraverso blog, social-network, invio di mail ecc. ecc.

Il fenomeno è legato principalmente alla relativa facilità con cui lo stalker rimane anonimo in rete e dalla assenza di una normativa internazionale che imponga rigidi parametri all’atto della registrazione ad un servizio internet. A questo si aggiunga una interpretazione sbagliata da parte dei fornitori di servizi delle leggi vigenti in teme di responsabilità civile e penale dei contenuti pubblicati sulle loro piattaforme che rende tragicamente facile per gli stalkers agire indisturbati sotto diversi pseudonimi e diverse piattaforme.

Ma andiamo con ordine partendo proprio da questa ultima considerazione, cioè partendo dalla errata interpretazione data dai fornitori di servizi web in merito alle responsabilità civili e penali di quanto pubblicato dagli utenti e di quanto fatto dagli utenti stessi con i servizi messi a disposizione delle piattaforma (mail, messaggi chat, ecc. ecc.). Quasi tutti i servizi in Italia e all’estero, all’atto della registrazione fanno accettare all’utente le cosiddette “condizioni di utilizzo” le quali contengono le linee guida per l’utilizzo dei servizi messi a disposizione (quasi sempre gratuitamente) e le responsabilità dell’utente attribuendo a quest’ultimo “ogni responsabilità di quanto pubblicato nello spazio messo a disposizione dalla piattaforma o di come vengano utilizzati i servizi messi a disposizione” avvertendo che “la piattaforma (o la società) non è responsabile di quanto pubblicato dall’utente”. In Italia nel fare questo ci si basa su una vecchia legge (il Dlgs n.70 del 2003) sulle attività di hosting con riferimento in particolare all’art. 16 che declina ogni responsabilità del fornitore di servizi di hosting su quanto pubblicato dall’utente. Ed è sulla definizione di hosting che bisognerebbe fare chiarezza. Il decreto legge in oggetto si riferisce con ogni probabilità alle società che forniscono un servizio di hosting dedicato a siti internet (www.nomesito.com,net,org ecc.ecc.) per l’apertura dei quali è necessario fornire i propri dati. Nel caso di piattaforme blog, per esempio, all’utente non viene fornito un vero e proprio dominio, ma un sottodominio (http://nomeblog.nomepiattaforma.com,org,net ecc.ecc.) . Questo non rende il fornitore di servizi blog un fornitore di hosting ma un semplice concessionario del proprio spazio web. Per equiparare i fornitori di servizi di blogger, socialnetwork ecc. ecc agli hosting veri e propri, bisognerebbe adottare per la registrazione gli stessi parametri usati dagli hosting, cosa che invece non avviene. Per aprire un blog attualmente non viene richiesta alcuna identificazione come invece avviene per l’apertura di un sito internet. La concessione di un sottodominio rende quindi il concessionario responsabile in toto di quanto viene pubblicato in esso dall’utente.

Questa precisazione è necessaria perché uno stalker che si registra ad un servizio (blog, mail, socialnetwork) con 10/20 nickname diversi senza fornire alcuna identificazione diventa difficilmente rintracciabile persino dalla polizia postale specie se nell’attuare l’attività di stalking usa computer non suoi, cosa che avviene molto più spesso di quanto si pensi. Siccome nella prevenzione del cyber-stalking la tempestiva individuazione dello stalker è alla base di ogni azione volta alla repressione del fenomeno, è impensabile attualmente contrastare il cyber-stalking senza una legge ad hoc che regolamenti le iscrizioni ai vari servizi e che permetta, pur mantenendo il rispetto della privacy attraverso l’uso pubblico dei cosiddetti nickname, l’immediata individuazione dello stalker da parte degli organi preposti.

Le piattaforme che offrono servizi internet, siano essi blog, servizi di mail o socialnetwork, attualmente non sono incentivate a identificare l’utente in quanto teoricamente (molto teoricamente) coperte dal Dlgs n.70 del 2003 il quale (sempre teoricamente) le rende non responsabili di quanto pubblicato, scritto, inviato, scaricato e/o delle azioni dell’utente effettuate con i servizi messi a loro disposizione dalla piattaforma stessa. Questo incentiva non poco l’attività di cyber-stalking.

E’ chiaro che una regolamentazione dei servizi internet e un chiarimento di quanto specificato nel Dlgs n.70 del 2003 si rende necessaria con una legge ad hoc che preveda l’identificazione dell’utente all’atto della registrazione al servizio, pur mantenendo per lo stesso utente la possibilità di usare un nickname.

Il problema è che, ammesso e non concesso che almeno in Italia si arrivi a farlo, è molto facile per uno stalker usare piattaforme basate fuori dai confini nazionali. Per questo, oltre ad aver avanzato la proposta a livello nazionale, abbiamo proposto alle forze politiche (a tutte) di coinvolgere anche la ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), praticamente il governo mondiale della rete. E’ chiaro che è solo un primo passo, ma l’incredibile espansione della rete abbinata ad una totale mancanza di regole della stessa ha favorito purtroppo il proliferare di ogni tipo di reato tra i quali il ciber-stalking è tra quelli in più forte espansione.

Per quanto riguarda il nostro Paese, in molti casi purtroppo la mancata conoscenza su cosa fare nel caso si sia vittime di cyber-stalking favorisce il proliferare degli stalker. La polizia postale riceve ogni giorno migliaia di denunce che chiaramente non riesce ad elaborare proprio per la difficoltà nella identificazione degli stalkers. In attesa che si provveda ad una regolamentazione Secondo Protocollo ha attivato un micro-progetto a tutela delle vittime di cyber-stalking.

Una cosa è certa, lo stalking via web (cyber-stalking) è erroneamente ritenuto meno pericoloso dello stalking vero e proprio. Invece, con l’avvento di internet nella nostra vita quotidiana, incide nella vita reale almeno quanto incide lo stalking vero e proprio spingendo molte vittime a cambiare le proprie abitudini di vita, di lavoro e rendendole spesso (molto spesso) delle vere e proprie vittime reali succubi degli stalkers.

Elisa Arduini

1 Comment

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  • Condivido. Tanto che a suo tempo -luglio 2007- avevo proposto che x la costituzione dell’Associacione Kilombo.org, aperta a tutti i blogghers, ogni socio venisse registrato con i propri dati anagrafici, comprensivi di residenza, domicilio e telefono fisso, giusto x evitare infiltrati e stolkers di varia natura.
    I casi di Tisbe e Dacia Valent, comprovano in pieno quanto paventato nel post.
    Ciao Elisa. un abbraccio,beppe