Da lunedì burqa fuorilegge in Francia. Politica del Divieto o lotta alla imposizione?

Timothy Garton Ash, con riferimento alla legge francese che vieta il burqa,  sostiene che “in una società libera la politica del divieto non è la soluzione”. Belle parole alle quali però si potrebbe controbattere che “in una società libera la politica dell’imposizione non è la soluzione”.

No perché, nella vicenda del burqa, bisogna distinguere bene tra divieto e imposizione perché se è vero che un divieto possa essere interpretato come un atto illiberale, una imposizione lo è con certezza. Sfido chiunque a trovare una donna islamica sana di mente e con la possibilità di parlare liberamente che indossi il burqa volontariamente e non dietro a una precisa imposizione dettata da una forma di estremismo maschilista mascherata da “legge islamica”.

E’ paradossale che una buona fetta della sinistra mondiale, compresa anche quella italiana, si sia schierata contro la legge francese che vieta di indossare il burqa nei luoghi pubblici, la stessa sinistra che poi si batte e scende in piazza per difendere i Diritti delle donne. Da un lato accettano che a migliaia di donne venga imposto d indossare il burqa mentre dall’altro parlano di “liberazione femminile”. Se non è un paradosso questo, allora cos’è?

Proprio come Timothy Garton Ash la sinistra mondiale, per contestare questa legge, punta sul fatto del “divieto” dimenticando però che è legittimo “vietare” ciò che è illiberale mentre è illegittimo “imporre” un comportamento, un abbigliamento o uno stile di vita a qualcuno, che sia esso uomo o donna. Anzi, arrivano a ribaltare la verità facendo credere che il “divieto” sia in effetti una “imposizione”.

Lasciamo stare i più che legittimi problemi di sicurezza che i francesi si sono posti quando hanno scritto questa legge (è giusto proibire a qualcuno mascherato di entrare in un ufficio pubblico), quello che mi interessa veramente valutare sono i “retroscena” di questa legge. Insomma, quali sono i contorni sociali abbinati alla legge che vieta di indossare il burqa? No perché, su una cosa le sinistre che contestano la legge hanno ragione: c’è la possibilità seria che a queste donne venga impedito di uscire di casa dai loro uomini trasformandole di fatto da “donne che girano imprigionate dal burqa” a donne che sono realmente imprigionate.  Quello che mi viene spontaneo chiedere è: cosa fa in questo caso il Governo francese per impedire che ciò avvenga? Insomma, c’è un sistema sociale di supporto a queste donne oppure vengono semplicemente abbandonate a se stesse?

Nel primo caso la legge in questione peggiorerebbe notevolmente la situazione delle donne vittime di imposizione (e qui e sinistre hanno ragione), mentre nel secondo caso si potrebbe veramente cambiare la sorte di queste poverette e liberarle dal giogo maschilista al quale sono sottomesse. Il problema è che non credo che la legge francese anti-burqa abbia previsto un “appoggio sociale” o un sistema di denuncia anti-misogino che permetta a queste donne di denunciare il partner che le tiene segregate attraverso un costante interessamento e, se vogliamo, attraverso alcuni incentivi.

Se fosse vero questo (e credo che lo sia pur sperando di essere smentito), la legge francese sarebbe giusta nell’idea ma sbagliata nella sostanza. Insomma è  giustissimo proibire alle donne in Francia di indossare il burqa ma è sbagliato limitarsi solo alla proibizione senza fare niente contro l’imposizione o l’impositore.

Di questo tema se ne è parlato anche in Italia senza però approfondire la tematica, forse perché il Ministro delle Pari Opportunità ha avuto di meglio (o di peggio) da fare. Se mai si dovesse proporre anche in Italia una legge simile spero che non si lavori solo al divieto ma che si operi anche a livello sociale per “liberare” veramente queste donne e che non sia solo un elemento strumentale da usare come propaganda politica o anti-islamica. Personalmente, e lo ripeto, sono fondamentalmente d’accordo con l’idea di proibire il burqa a patto però che alla proibizione venga abbinata una seria azione contro l’imposizione, altrimenti si trasformeranno quelle donne in perenni carcerate e non credo che questo voglia dire “liberarle”.

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