Dagli a Israele: la storia di un obbiettore/traditore contro quella di milioni di Israeliani

israele-esercito

Può la storia di un singolo personaggio essere presa strumentalmente ad esempio con lo scopo, ben chiaro, di attaccare Israele? Eccome se può. Ce lo dimostra un articolo davvero scandaloso pubblicato su Il Fatto Quotidiano a firma Riccardo Noury.

Nell’articolo si parla della storia di un ragazzo israeliano, tale Natan Blanc, che si rifiuta di fare il militare e per questo è stato più volte incarcerato e scarcerato. Il ragazzo si è rivolto ad Amnesty International affinché la ONG intervenisse a suo favore, cosa che naturalmente AI non si è fatta sfuggire. Ogni cosa pur di attaccare e denigrare Israele.

Ma se da Amnesty International sono cose che ci dobbiamo aspettare, quello che risulta francamente stomachevole è l’articolo di Riccardo Noury, un pezzo scritto con il chiaro intento di denigrare Israele attraverso un unico personaggio. Non si può non notare il virgolettato in cui il giovane Natan Blanc dice:

“Nessuno pensa a garantire ai palestinesi eguali diritti, per non parlare del diritto di voto. Io non voglio essere coinvolto in questa situazione. Voglio proseguire nelle mie azioni e non fare nulla che vada contro la mia coscienza”.

L’intento è chiaro: far credere che ci sia una parte di Israele che si oppone al Governo e che ama i palestinesi. E la prova la possiamo vedere quando Noury scrive compiaciuto:

“Natan ha raccontato ad Amnesty International che non ha intenzione di contribuire alle violazioni dei diritti umani dei palestinesi dei Territori occupati. Dice, sono le sue parole, le parole di un cittadino israeliano, che “oggi in Israele c’è l’apartheid”.

La cosa è di una strumentalità incredibile. Si prende il pensiero di un singolo cittadino israeliano che si scontra con quello di milioni di israeliani e lo si vuole far passare per un “pensiero comune”.

In realtà, caro Riccardo Noury, gli obbiettori di coscienza in Israele si contano sulle dita di una mano e se per loro vengono aperte le porte delle carceri non è uno scandalo. Israele è un Paese in guerra, da altre parti verrebbero passati per le armi.

Ma quello che fa più impressione non è la strumentalizzazione di questa vicenda ma è la spudoratezza con cui certi personaggi scrivono i loro articoli. Mai una volta che scrivano sui milioni di dollari che si intasca Abu Mazen. Maiuna volta che scrivano dei tanti incarcerati dalla ANP e da Hamas, oppure delle violazioni dei Diritti Umani a Gaza. Lo ha fatto uno solo, ma poi lo hanno ammazzato come un cane.

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