OK, l’UNESCO ha riconosciuto la Palestina. L’esito, nonostante le minacce americane di tagliare i fondi all’inutile agenzia ONU, era scontato. Spiace vedere che l’Italia si sia astenuta quando avrebbe dovuto votare contro come invece ha fatto la Germania. Ma questa è l’attuale politica estera italiana e c’è poco da fare e da dire. Diverso invece il discorso che riguarda gli USA.
Obama ha preso l’ennesima legnata in politica estera e in particolare in quel importantissimo settore che si chiama “Medio Oriente”. Non è uno schiaffo da poco perché certifica definitivamente l’ininfluenza americana in ambito medio-orientale sotto questa amministrazione che si era presentata al mondo islamico come un “amico”, occasione che gli islamici e i tanti sostenitori che hanno nel mondo non si sono fatti sfuggire sin dal primo momento. Poi sono arrivate le “primavere islamiche” (da non confondere con le primavere arabe), sempre appoggiate incredibilmente da Obama e dalla sua amministrazione, primavere islamiche che si sono trasformate velocemente in rivoluzioni islamiche, le quali hanno sostituito i vecchi dittatori laici con una dittatura di stampo islamista che solo in apparenza assomiglia a una forma di democrazia. Che dire poi del fallimento della “politica della mano tesa” con Teheran? Meglio stendere un velo pietoso.

E ora questo ennesimo schiaffo sul riconoscimento della Palestina da parte dell’UNESCO, uno schiaffo che è tutto politico perché al lato pratico non conta assolutamente niente, cioè non certifica la nascita di uno Stato. Assomiglia invece più a una sorta di salvagente ad Abu Mazen dopo l’umiliazione ricevuta da Hamas con il caso di Gilad Shalit.

Parecchi si sono affrettati a esultare per questa decisione dell’UNESCO che, secondo taluni analisti filo-arabi, isola ancora di più Israele e i suoi alleati (gli USA). Altri cervellotici analisti nazi-islamici parlano già di “declino di Israele” e dell’inizio della fine. Beh, scusate tanto, ma se qui finisce qualcosa quella è la nascita della Palestina. A meno che qualcuno non si aspetti che Israele faccia commissariare dall’UNESCO i luoghi sacri, a partire da Gerusalemme. A meno che, sempre qualcuno, non si aspetti che Israele butti giù il boccone come se non fosse successo niente invece di reagire tutelando i suoi cittadini e i luoghi sacri dell’ebraismo e delle altre religioni (cosa che certamente l’islam non farebbe) con “adeguate misure preventive”. Signori filo-arabi, scordatevelo. Israele non lo permetterà mai, anche senza l’ormai ininfluente aiuto americano.

Se qualcuno si dovesse malauguratamente aspettare la totale passività da parte di Israele alle assurde decisioni di queste Nazioni Unite sempre più islamizzate, può tranquillamente mettersi l’animo in pace. Israele non rimarrà passivamente a subire le ridicole decisioni di questi ridicoli e costosissimi organismi che fanno ormai capo ad una lobby anti-ebraica globalizzata di cui proprio Obama è stato l’inconsapevole (forse) fondatore con il suo discorso del Cairo. L’unica cosa che al momento Gerusalemme deve fare è prendere atto che politicamente gli USA di Barack Obama non possono (o non vogliono) incidere in Medio Oriente. Poi tutte le decisioni (anche le più gravi) verranno da sole.

Sharon Levi

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