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Datagate? Faremmo meglio a preoccuparci dei cinesi

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Questa storia del datagate mi fa davvero ridere. A parte che sono d’accordo con Niscemi sul fatto che chiedere un codice etico per i servizi segreti sia una buffonata, ma quello che mi lascia più perplesso è il fatto che questi si preoccupano se li spiano gli americani ma se ne sbattono se a spiarli sono i russi o, peggio, i cinesi.

Un rapporto americano di qualche mese fa sosteneva che il 96% del cyber spionaggio mondiale sarebbe da addebitarsi ai cinesi (altri, forse più prudenti, sostengono che sia l’80%). Ammettiamo pure che i rapporti di provenienza americana possano essere un po’ di parte, ma far finta che il problema cinese non ci sia è come minimo da stolti.

Ora tutti danno addosso a quel poveraccio di Obama per la storia del datagate, un essere che personalmente detesto per la sua vigliacca posizione filo-islamica, ma nessuno si preoccupa di chiedersi se una struttura del genere ce l’avessero anche i russi, i cinesi, gli iraniani e chissà chi altro.

Di certo si sa che l’esercito cinese ha una struttura formata da migliaia di uomini (MIGLIAIA) che fanno solo spionaggio cibernetico. Se quegli “utonti” di americani sono riusciti a intercettare il cellulare della Merkel i cinesi come minimo gli hanno messo una webcam anche nel bagno. E vogliamo parlare dei russi? Non so perché quando si pensa ai russi ce li immaginiamo in un sotterraneo del palazzo della Lubjanka alle prese con quei vecchi computer a bobine che fanno tanto guerra fredda. In realtà la FSB (l’ex KGB) ha, come i cinesi, una sofisticata struttura perfettamente attrezzata per il cyber spionaggio che non ha nulla da invidiare alle più rinomate NSA o CIA, solo che sulla FSB non ci fanno i film a Hollywood e, soprattutto, non ci sono traditori alla Edward Snowden (i russi li farebbero fuori anche se fuggissero sulla Luna).

E allora, mi spiegate di cosa stiamo parlando? Mi spiegate cos’è tutto questo scandalo sul fatto che una agenzia di spionaggio faccia il suo lavoro, cioè spiare? E per favore non si tiri fuori l’ipotesi complottista che siamo tutti spiati o, come ha fatto quel parlamentare grillino (Paolo Bernini) che ha detto che in America impiantano un microchip nel cervello. Delle nostre conversazioni alla NSA non gliene frega un tubo. Piuttosto faremmo bene a preoccuparci dei sistemi di spionaggio russi e soprattutto cinesi. Loro si (specie i cinesi) che sono interessati anche alle nostre telefonate. Guardatevi intorno e ditemi se non è vero.