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De Magistris, ipocrita cittadino dell’isola che non c’è

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Se al posto di quel corrotto di Abu Mazen ci fosse stato Peter Pan a conferire la cittadinanza onoraria della Palestina a Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, probabilmente sarebbe stata la stessa cosa, anzi De Magistris ci avrebbe fatto più bella figura invece che fare l’ennesima figura barbina.

La Palestina, l’isola che non c’è come quella di Peter Pan. Diventare cittadino onorario della Palestina è come diventare cittadino onorario dell’isola che non c’è, la differenza sta nel fatto che la prima è un covo di terroristi, mafiosi e corrotti, mentre la seconda al massimo (e fantasia a parte) è il covo di innocui ragazzini con la sindrome dell’eterna giovinezza.

«E’ frustrante pensare che ci possa essere un popolo così oppresso, così umiliato nella sua dignità» ha detto De Magistris. Belle parole che però il sindaco di Napoli non ha mai rivolto al suo popolo, quello napoletano e campano, oppresso veramente dalla camorra, sfinito dai rifiuti tossici, annichilito dalla corruzione, quella stessa corruzione che trova in Abu Mazen l’esempio planetario più eclatante e a cui De Magistris ha calorosamente stretto la mano.

Il fatto singolare è che De Magistris, in veste di giudice, uno come Abu Mazen – al quale ha conferito la cittadinanza onoraria di Napoli – lo avrebbe perseguito e pure incarcerato. Invece se ne va in Cisgiordania per continuare questa sua assurda idolatria verso uno degli uomini più subdoli e corrotti del mondo, uno che mentre si lamenta di non avere soldi per il suo popolo viene in Italia per comprare scarpe su misura al modico prezzo di 25.000 dollari.

Posso capire la passione di alcuni per la questione palestinese, o almeno capisco quelli che hanno veramente a cuore il popolo arabo che abita la Cisgiordania, ma assistere a una tale ipocrisia, vedere personaggi politici come De Magistris che non perdono occasione di fare la morale alle tante pecche italiane, andarsene allegramente in giro per l’isola che non c’è a stringere mani grondanti di sangue e sporche dei soldi sottratti al popolo arabo della Cisgiordania e al suo sviluppo mi fa francamente infuriare. Forse se gli arabi della Cisgiordania avessero altri simboli, altri rappresentanti e altri portavoce riuscirebbero anche a stare meglio e forse a ottenere qualcosa. Ma con questa gente….

3 Comments

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  • Noi abbiamo la Kyenge che distribuisce cittadinanze farlocche. Vasco Errani, presidente della regione Emilia Romagna, non aveva soldi per i terremotati e ha rifiutato un asilo offerto da Israele, ma i soldi per i profughi (di professione) palestinesi riesce sempre a tirarli fuori dal cilindro. Mi piacerebbe sapere se anche i nostri profughi istriani e dalmati si sono moltiplicati nel tempo e a quanto ammonta l’aiuto offerto loro dal governo italiano, aiuto che presumo continuino a ricevere in abbondanza come i loro omologhi della striscia di Gaza.

    • Giuliana, i palestinesi hanno, unici al mondo, la UNRWA cioè una agenzia mangiasoldi appositamente creata per loro. Solo che gli originali 300.000 cosiddetti profughi erano troppo pochi per giustificare un così grande sperpero di denaro, così hanno dovuto far lievitare i numeri prendendo a man bassa anche figli, nipoti e pronipoti (anche questo esclusiva dei palestinesi). Poverini dobbiamo capirli, come farebbero sennò a mangiarsi tutti quei soldi?
      Sui profughi dalmati non ne so molto, ma conosco molto bene la situazione di quelli del Darfur (milioni di persone completamente dimenticate incastrate tra tre conflitti), di quelli del Congo, della Somalia ecc. ecc. e ti posso garantire che ogni singolo profugo di quelle parti costa alla comunità internazionale un ventesimo di quello che costano i finti profughi palestinesi