A scanso di equivoci (giusto per evitare di essere tacciata di komunismo), questa organizzazione non si occupa di politica e, di certo, non è una organizzazione komunista (basta vedere la nostra posizione su Israele). Questa organizzazione si occupa di Diritto e di Diritti Umani ed è di questo che oggi voglio parlare, della brutta deriva in termini di Diritto che sta prendendo il nostro Paese sotto il Governo Berlusconi.

Oggi è la giornata di quella che la stampa libera ha chiamato “la rivolta di Piazza Navona” contro la legge bavaglio voluta dal Governo Berlusconi. Uso ancora il termine “Governo” per una sorta di pudica reverenza verso le Istituzioni anche se devo ammettere che tutto fa pensare che l’Italia stia andando verso un “regime” nel significato più stretto della parola, cioè quella forma di Governo incentrata sul controllo sociale esercitato da una singola persona.

Perché dico questo? Credo che sia evidente a tutti (tranne a chi non lo vuol vedere) l’uso strumentale fatto dal Premier del potere conferitoli dal voto degli italiani, un uso strumentale che negli ultimi tre anni ha portato l’Italia sull’orlo del baratro che divide una Repubblica fondata sulla democrazia e sulla libertà d’espressione da un regime basato sul controllo della legge, della stampa, del potere economico e, infine, basato sull’uso di tutte quelle strutture antidemocratiche che nel gergo populista si chiamano “lobby” ma che si potrebbero tranquillamente chiamare “logge” oppure “famiglie”, “cricche” ecc. ecc.

Oggi il premier sforna “leggi ad personam” come fossero noccioline, con la più tranquilla naturalezza e senza alcuna vergogna. Non ci sono interpretazioni da dare su leggi del tipo “lodo Alfano” oppure sul “legittimo impedimento” ecc. ecc. Ma se le leggi ad personam potrebbero ancora non essere annoverate tra le disposizioni che configurano un regime (sono leggi fatte spudoratamente per coprire i misfatti di una persona, ma questo sono), di sicuro lo è il DDL intercettazioni che contiene la legge bavaglio. Qualcuno sostiene che anche il DDL intercettazioni sarebbe da annoverare tra le leggi ad personam, ma io su questo non sono d’accordo. Sarebbe quantomeno riduttivo. No, il DDL intercettazioni è qualcosa che va molto oltre, è una spallata alla democrazia, alla libertà di stampa, alla lotta alla criminalità organizzata e, soprattutto, è un deciso passo avanti verso un regime di fatto. Berlusconi mira a instaurare in Italia quel tipo di regime che attualmente vige nella Russia del suo amico Putin, dove la stampa non è libera e dove le lobby (o le logge o le famiglie o le cricche) legate al premier dettano legge. Guardate quanti giornalisti sono stati uccisi o incarcerati in Russia. Guardate quanto potere hanno i cosiddetti “oligarchi” che poi altro non sono che mafiosi, russi ma pur sempre mafiosi. Berlusconi non può certo far ammazzare i giornalisti come fa il suo amico Putin (nel 2006 per il suo compleanno, il 7 ottobre, gli hanno regalato l’omicidio di Anna Politkovskaja) ma può incarcerarli o zittirli con una legge ad hoc, la legge bavaglio appunto. E per favorire le lobby (o logge, o famiglie, o cricche) si inventa il DDL intercettazioni che limita fortemente le potenzialità d’indagine delle forze dell’ordine.

Berlusconi sostiene che il mandato avuto dal popolo lo autorizza a fare quello che fa. Lo vogliamo vedere allora su cosa il popolo ha conferito a Berlusconi il mandato a governare? Nel programma elettorale il premier aveva promesso la riforma della giustizia, le liberalizzazioni (quella degli ordini professionali per esempio), il piano casa, le grandi infrastrutture pubbliche, la costruzione di termovalorizzatori, la semplificazione delle norme e delle procedure amministrative, la riforma universitaria, la riduzione della pressione fiscale e il recupero dell’evasione, oltre naturalmente a tanto, tanto altro. Cosa è stato fatto? Nulla o quasi. Il premier è troppo preso, assediato com’è dalle inchieste giudiziarie, a proteggere se stesso e i suoi interessi per pensare a quelli degli italiani. E’ chiaro che con tali inadempienze l’unica strada che rimane da seguire è quella dell’atto di forza, dell’imposizione di leggi che conferiscano maggiori poteri a lui e che difendano, lui e i suoi amici, dalle inchieste. Un regime insomma.

Non dimentichiamo poi l’ombra della collusione con la mafia che aleggia sulla testa del premier e dei suoi più stretti collaboratori. Tutte le inchieste giudiziarie contro il premier sono partite da intercettazioni o da inchieste giornalistiche. E’ chiaro che voglia imbavagliare sia la stampa che limitare il potere d’indagine della magistratura.

Ma quello che vuol fare il premier è assolutamente anticostituzionale oltre che antidemocratico. Il suo amico Putin lo fa, questo lo sappiamo, ma l’Italia non è la Russia, quantomeno non lo è ancora anche se si è sulla buona strada.

Non possiamo permetterlo, non possiamo permettere al premier di trasformare la democrazia italiana in un regime di fatto. Per questo non ci rimane altro da fare che appellarci agli organi costituzionali (anche quelli, naturalmente, invisi al premier), al Presidente della Repubblica, al Presidente della Camera (su quello del Senato non possiamo contarci), alla Corte Costituzionale e a tutti gli organi preposti affinché non permettano che l’Italia si trasformi nella Russia di Putin. Purtroppo non si può contare nemmeno su una opposizione degna di questo nome, presi come sono a mantenere la poltrona o, nella migliore delle ipotesi, ad attaccare personalmente il premier, finendo per fare proprio il suo gioco. Francamente non ce ne frega niente delle escort o di chi il premier invita a palazzo Grazioli. A noi interessa che l’Italia rimanga un Paese democratico e che non si trasformi in un regime. A noi interessa che la lotta alla mafia e alla criminalità organizzata prosegua senza essere limitata da leggi pensate apposta proprio per limitare tale lotta. A noi interessa che la stampa rimanga libera. A noi interessa che le riforme vengano implementate nel rispetto delle leggi democratiche. Tutto il resto è solo gossip. Solo che vorremmo che anche le opposizioni lavorassero per questo e, soprattutto, per mantenere l’Italia un paese democratico e non che venga trasformato nella piccola Russia d’occidente.

Bianca B.

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