Deportazioni di dissidenti verso l’Iran: l’ultimo caso in Giappone. Appello per Jamal Saberi

Da diversi mesi segnaliamo i continui rimpatri forzosi di dissidenti iraniani rifugiatesi all’estero da parte delle cosiddette “democrazie occidentali”, rimpatri che spesso avvengono nel silenzio più totale e senza che si sappia niente. I più attivi sono Gran Bretagna e Turchia, ma anche altri Stati non scherzano. L’ultimo caso è quello di Jamal Saberi, attualmente detenuto in Giappone in attesa di essere estradato in Iran dove lo aspetta la forca. Di seguito l’appello lanciato dalla IFIR ( Organo della Federazione Internazionale dei Rifugiati Politici) per fermare la deportazione di Jamal Saberi.

Jalal Ahmadzade-Nouei, conosciuto come Jamal Saberi, un attivista politico in lotta contro il regime islamico dell’Iran, è stato arrestato dalla polizia giapponese per essere rimpatriato in Iran. Nel 1990 Jalam Saberi ha lasciato l’Iran per il Giappone. Nel 1992 si è unito al Partito Comunista Iraniano dei Lavoratori (WPI) e cominciato la sua attività politica nel partito. Come membro del WPI, un partito di opposizione iraniano impegnato nella lotta al regime, Jamal ha scritto molti articoli contro la Repubblica islamica dell’Iran, in particolare, come pure contro l’Islam, in generale. Ha anche scritto articoli di denuncia sulle relazioni diplomatiche del Giappone con l’Iran. Molti dei suoi scritti sono apparsi sulla stampa giapponese, come pure le pubblicazioni iraniane come Hambastegi (Organo della Federazione Internazionale dei Rifugiati Politici – IFIR) e Javanan-e Komonist (Organo della Gioventù Comunista).

Nel maggio del 2002 ha fatto domanda di asilo politico in Giappone. La sua domanda è stata cestinata dall’Ufficio Immigrazione del Ministero giapponese della Giustizia il 28 marzo del 2002. E’ ricorso in appello contro questa decisione nell’aprile dello stesso anno. L’appello è stato rifiutato e la polizia giapponese ha emesso nei suoi confronti un mandato di cattura e di espulsione. Nel tardo ottobre del 2003, Jamal è stato arrestato e trasferito al centro di permanenza temporanea dell’Ufficio Immigrazione dove è stato trattenuto per un anno. Al tempo in cui è stato arrestato, Jamal era già diventato un famoso attivista dei diritti umani tra le organizzazioni di sinistra, le varie organizzazioni di diritti umani e i sindacati. Di conseguenza, la sua detenzione è stata contestata da molte di queste organizzazioni che, alla fine, sono riuscite ad impedire la sua espulsione.

Tuttavia, il governo giapponese non ha mai accettato Jamal come rifugiato, né l’UNHCR ha mai fatto degli sforzi per aiutare una figura di rilievo come lui. Ora, l’avvocato di Jamal ha affermato che questa volta rischia veramente di essere espulso e rimandato in Iran. Ci sono molte organizzazioni di diritti umani che conoscono molto bene il background politico di Jamal Saberi e la sua lotta contro il regime islamico dell’Iran. Fin dalla sua adesione al WPI nel 1992, Jamal ha organizzato e guidato decine di manifestazioni e proteste contro la violazione dei diritti umani in Iran. Queste attività di Jamal sono ben documentate in Giappone e molte importanti organizzazioni dei diritti umani lo conoscono come uno straordinario ed energico contestatore del regime iraniano. Lo scorso anno in Giappone, ha anche ricevuto minacce dai criminali iraniani, conosciuti anche come “diplomatici”. Questi fatti ci permettono di conoscere l’attuale situazione politica di Jamal e gli imminenti pericoli che minacciano la sua vita.

Scriviamo ora per trasmettere la notizia della detenzione di Jamal da parte della polizia giapponese e per dar voce alla sua protesta a livello internazionale. Stiamo cercando di fare del nostro meglio per mobilitare l’opinione pubblica contro il governo giapponese e la sua plateale violazione dei diritti umani di Jamal. Perciò, noi sottoscritti, dichiariamo che, per quanto ci riguarda, il Giappone sarà ritenuto responsabile di qualsiasi pericolo che, non ne abbiamo alcun dubbio, metterà a rischio la vita e /o la sicurezza di Jamal Saberi.

L’assassino regime islamico di Teheran sta aspettando con ansia il ritorno di Jamal in Iran come se lui fosse una preda. Jamal fa ora parte della schiera degli espulsi in Giappone. Non permettiamo al governo giapponese di espellerlo e rimandarlo in Iran perché il regime dittatoriale islamico lo possa mettere contro il muro, come ha già fatto in decine di migliaia di casi delle persone più degne di onore prima di lui. Noi della Federazione Internazionale dei Rifugiati iraniani, raccomandiamo a tutte le organizzazioni che ricevono questa nostra lettera di prendere immediati provvedimenti per salvare Jamal Saberi dall’espulsione e rimpatrio in Iran. Noi chiediamo che domandino espressamente al governo giapponese la scarcerazione di Jamal, di revocare il suo ordine di espulsione e di prendere le misure più appropriate per proteggere la sua vita in Giappone.

Cordiali saluti,

Abdollah Asadi

Segretario

IFIR

March 10, 2010

Tradotto da Emanuela Ricci

Petizione per la liberazione di Jamal Saberi e per impedirne il rimpatrio in Iran. Per favore, firmate, grazie! Please do sign!

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