Nonostante le scarse risorse dedicate a questo settore dal Ministero degli Esteri, sembra che significativi passi avanti vengano fatti nella direzione di una maggiore assistenza ai nostri connazionali che per varie ragioni si vengo a trovare in difficoltà all’estero.

Secondo quanto appreso da Secondo Protocollo nei giorni scorsi il Ministero degli Esteri recependo alcune indicazioni inserite nel nostro rapporto 2009 (lo trovate in coda all’articolo), ha disposto la creazione di un database di avvocati da segnalare alle famiglie dei detenuti italiani all’estero in modo da non consegnare migliaia di persone nelle mani di avvocati senza scrupoli o che applicano tariffe completamente al di fuori di quelli che sono gli standard del Paese dove si trovano.

Questa era una delle richieste più pressanti che avevamo fatto. Infatti fino ad ora i consolati italiani avevano solo una lista di avvocati non certificati da presentare alle famiglie dei detenuti italiani. Il fatto che molto spesso non fossero note le reali capacità e le tariffe degli avvocati portava speso le famiglie a scegliere l’avvocato sbagliato con gravi conseguenze sia sul piano economico che per il congiunto in carcere. Con la creazione di un database di avvocati che contenga tutti i dettagli si faciliterà notevolmente la scelta alle famiglie dei detenuti italiani all’estero.

La creazione del database (che conterrà anche altre informazioni) è un lavoro notevole e che necessiterà ancora di un po’ di tempo. Secondo quanto abbiamo appreso il Ministero degli Esteri provvederà poi a mettere alcune importanti informazioni sui siti dei consolati che potranno essere consultate da chiunque ne abbia necessità. Ogni consolato in ogni zona avrà potrà quindi fornire informazioni online e continuamente aggiornate che diversamente non sarebbero facilmente reperibili.

Secondo Protocollo plaude l’impegno profuso dal Ministero degli Esteri e in particolare dall’ufficio IV della Direzione Generale per gli Italiani all’estero e le politiche migratorie che, nonostante l’organico molto limitato, ogni giorno tratta centinaia di casi (alcuni molto delicati) e cerca di migliorare con i pochi mezzi a disposizione la condizione dei detenuti italiani all’estero.

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Secondo Protocollo

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