Diritti negati agli italiani all’estero: l’incredibile caso di Gaetano Sparti

Ne avevamo già parlato qualche tempo fa, prima del crack nel nostro vecchio database. Il caso di Gaetano Sparti, sequestrato negli Emirati Arabi Uniti da oltre un anno e dieci mesi, è l’esempio vivente di come i Diritti degli italiani all’estero siano praticamente nulli.

La storia: riepiloghiamo brevemente la storia. Gaetano Sparti è un ingegnere chimico industriale italiano ex dipendente della Nalco Italia, filiale della Nalco Company, una multinazionale americana che opera in diversi settori. Nel lontano marzo 2008 si reca a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti (EAU), per un viaggio di lavoro di quattro giorni per conto di un’altra società per la quale lavora. Quando fa per rientrare in Italia (era il 14 marzo 2008) gli viene sequestrato il passaporto in quanto c’è a suo carico una accusa assurda di appropriazione indebita formulata dalla Nalco Gulf, con sede negli Emirati e consociata alla Nalco Italia. E’ l’inizio di un calvario che dura ancora oggi. Gaetano Sparti non viene incarcerato, anzi, ha piena facoltà di movimento all’interno degli EAU, semplicemente non può lasciare il paese. Sparti, sicuro della sua innocenza, chiede di essere processato al più presto. Inizia così una lunghissima manfrina da parte della magistratura degli EAU con decine e decine di udienze rinviate, testimoni che non si presentano, giudici “casualmente” sempre in ferie in concomitanza con le date delle udienze. Gaetano sparti è costretto a vivere negli EAU dove un appartamento costa al giorno quanto un mese di affitto. Perde oltre 40 Kg, non può lavorare, non può fare niente in quanto non ha documenti. E’ praticamente prigioniero di una prigione a cielo aperto. Dopo un anno e otto mesi finalmente finiscono le indagini durante le quali Gaetano Sparti non è stato nemmeno interrogato. Le accuse principali cadono ma, giusto per giustificare quei venti mesi di sequestro, si inventano di sana pianta una presunta complicità in appropriazione indebita con una persona, chiaramente irraggiungibile ( poi si scoprirà che vive in India), nemmeno mai conosciuta. Inizia così il vero e proprio processo (sono passati 21 mesi) che chiaramente non si discosta dalla metodologia delle indagini preliminari, cioè rinvii, testimoni che non si presentano ecc. ecc.

Nel frattempo attraverso il Ministero della Giustizia di Abu Dabhi scopriamo che non esiste alcun ordine restrittivo nei confronti di Gaetano Sparti. Va detto, per chiarezza e completezza, che l’amministrazione della giustizia (ma non solo) si differenzia da un emirato all’altro per cui spesso quello che avviene a Dubai non si sa ad Abu Dhabi e viceversa, addirittura può succedere che ci siano leggi e regole diverse. Comunque chiediamo alla Farnesina (con lettere anche al Ministro Frattini) di intervenire contro questo assurdo abuso. Chiediamo anche di far visitare Gaetano Sparti da un medico italiano in quanto siamo preoccupati seriamente sia per le sue condizioni fisiche che per le sue condizioni psicologiche. Sparti viene visitato da un medico locale che certifica una serie di problemi fisici e psicologici (gravissimi questi ultimi) che dovrebbero quanto meno mettere in allarme le competenti autorità. Risultato? Il nulla. Risposte da parte del Ministro Frattini alle nostre legittime richieste? Ancora nulla. Addirittura ci viene segnalato da parte di alcuni giornalisti che volevano trattare del caso una specie di “diffida a farlo”.

Qui ci fermiamo nel racconto perché il caso è molto più complesso di come lo abbiamo descritto, gli interessi in ballo sono davvero tanti e non di tutti possiamo parlare pubblicamente (di mezzo c’è anche una sospetta violazione dell’embargo all’Iran). Rimane il fatto che dietro alla facciata della “non interferenza con la legislazione degli altri Stati” ancora una volta si è abbandonato un nostro concittadino innocente in balia degli eventi, il tutto senza fornirgli la minima assistenza o condizionandola ad assurde richieste che non hanno la minima ragione di essere se non quella di essere palliativi. Si continua a confondere il “comportamento diplomatico” con una assurda immobilità di fronte a gravissime violazioni dei fondamentali Diritti Umani. Per questo lo scorso mese di ottobre abbiamo scritto al Parlamento Europeo denunciando l’immobilità delle istituzioni italiane nel caso di Gaetano Sparti. Per ora il Parlamento Europeo ha aperto una pratica di indagine (la n. 1536-09 che trovate qui) che speriamo andrà avanti il più presto possibile.

Nel frattempo Gaetano Sparti continua nella sua incredibile odissea. L’ultima udienza farsa è andata in onda il 17 dicembre scorso quando un testimone (il secondo, il primo lo aveva scagionato completamente da qualsiasi accusa) si è presentato dopo quattro distinte richieste andate a vuoto (tempo trascorso quattro mesi), di fronte al giudice per sostenere che “doveva pensare bene alle risposte da dare”. In qualsiasi altro Paese il giudice avrebbe chiesto che cosa doveva pensare e avrebbe formulato le domande, ma non in questo caso. Il giudice gli ha concesso il tempo di pensare (sono quattro domandine semplici, semplici) fino al prossimo 29 dicembre quando, presumibilmente, il testimone sarà da qualche altra parte del mondo. Così la cosa continuerà a essere rinviata all’infinito.

Come detto, non intendiamo approfondire le ragioni di tutto questo e della totale immobilità delle istituzioni italiane, ci sono atti in corso che necessitano della giusta discrezione, ma quelle ragioni le conosciamo bene noi e le conoscono bene le istituzioni italiane. Viene logico chiedersi allora del perché di questa immobilità anche e soprattutto considerando i buonissimi rapporti che l’Italia intrattiene con gli Emirati Arabi Uniti. Un fatto è certo, è semplicemente vergognoso abbandonare per quasi due anni un onesto cittadino italiano al suo destino, abbandonarlo ai soprusi, costringerlo a sparire, a diventare semplicemente invisibile, portarlo alla rovina, distruggerlo psicologicamente e fisicamente senza muovere un solo dito.

Secondo Protocollo


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