DOSSIER: Israele – Iran, la guerra non dichiarata. Cosa si muove dietro le quinte

Quella tra Israele e Iran è una vera e propria guerra non dichiarata che però non si combatte ancora in modo convenzionale anche se tutti gli indizi ci portano a pensare che quel momento non sia poi così lontano.

Per il momento la guerra si combatte a suon di omicidi mirati, di attacchi cibernetici e di manovre occulte volte ad ottenere un vantaggio strategico in caso di conflitto armato. Sia Israele che Iran sono impegnati pesantemente in manovre segrete volte a annientare o quantomeno a ridurre quelli che sono i rischi maggiori che correrebbero in caso di scontro armato.

Come si muove Israele: per capire come si sta muovendo il Governo di Gerusalemme dobbiamo inquadrare quali siano i rischi più immediati per Israele in caso di conflitto e da dove arriva il pericolo.

Libano – E’ chiaro che il rischio più grande e immediato arrivi dal Libano dove Hezbollah dispone di una forza militare considerevole. Un vero e propri esercito molto ben armato, addestrato e che non si fa scrupolo di nascondere le sue basi in abitazioni civili. Israele, con l’aiuto di potenze amiche, sta da mesi monitorando tutte le mosse di Hezbollah,  sta individuando i suoi depositi di armi sia al di sotto della linea del fiume Litani che a nord della stessa, oltre naturalmente ai depositi collocati in territorio siriano. Questo perché in caso di conflitto sarà indispensabile distruggere in poco tempo l’arsenale dei terroristi libanesi. Per difendere il territorio israeliano dai lanci di missili libanesi sono pronte almeno tre batterie di “Iron Dome” in grado di intercettare buona parte dei missili sparati da Hezbollah. Reparti speciali del IDF si stanno invece addestrando per la guerra in ambienti ristretti e ostili come quelli dello scenario libanese dove Hezbollah ama barricarsi in case civili.

Gaza /Hamas – l’altro fronte caldo è certamente quello che corre lungo il confine con la Striscia di Gaza non solo per i possibili attacchi terroristici che possono partire da quel territorio ma anche per i possibili rapimenti di civili o militari israeliani. Fonti di intelligence israeliana confermano che almeno duecento miliziani di Hamas sono stati addestrati in Iran dalle Guardie della Rivoluzione Iraniana sia a compiere attentati multipli in stile militare che a organizzare rapimenti in territorio nemico. L’allerta è già ai massimi livelli ma diventerà ancora più alta in caso di conflitto diretto con l’Iran. Squadre speciali del IDF sono state addestrate per introdursi in territorio nemico con lo scopo di individuare e recuperare eventuali soggetti rapiti. Tutta la Striscia di Gaza è costantemente monitorata dall’alto e non vengono esclusi attacchi mirati. Anche la Cisgiordania, dove Hamas si sta pericolosamente insinuando, è costantemente monitorata e ultimamente sono stati effettuati diversi arresti di miliziani appartenenti ad Hamas. L’obbiettivo è quello di rendere il movimento terrorista palestinese inoffensivo.

Egitto – dopo la rivoluzione islamista  che ha portato alla caduta di Mubarak, anche l’Egitto è diventato improvvisamente un punto caldo. In particolare la penisola del Sinai che sembra essere fuori dal controllo delle autorità militari egiziane. A preoccupare Gerusalemme è il fortissimo rischio che dal Sinai possano introdursi in Israele commando terroristici. Ma non solo. C’è anche un rischio legato al fatto che gli islamisti che hanno vinto le elezioni in Egitto vogliano rivedere se non cancellare gli accordi di pace di Camp David che segnarono la fine delle ostilità tra Israele ed Egitto. Secondo alcune nostre fonti proprio ieri sarebbe stato raggiunto un accordo che consente all’Egitto di controllare meglio il Sinai e che scongiurerebbe qualsiasi revisione dei trattati di Camp David.

Come si muove l’Iran: come nel caso di Israele, anche per l’Iran per capire come il Governo di Teheran si stia muovendo è necessario inquadrare da dove arrivano i pericoli più immediati.

Kurdistan – Il Kurdistan (iracheno, turco e iraniano) è il Libano iraniano, cioè da quel territorio possono partire attacchi contro le forze iraniane anche se non nella stessa misura libanese. Secondo l’intelligence di Teheran da mesi ci sarebbero squadre israeliane  presenti nel Kurdistan iracheno con l’incarico di addestrare e armare le milizie Peshmerga. Il Kurdistan iracheno e Israele sono legati da antica amicizia e collaborazione (dai tempi di Saddam Hussein) e questo preoccupa molto Teheran che negli ultimi mesi ha intensificato (insieme alla Turchia) le sue azioni militari in Kurdistan.

Golfo Persico – la presenza di navi militari nel Golfo Persico non può essere scongiurata da Teheran. Secondo fonti di intelligence, oltre a navi di diverse nazioni (UA, GB, Francia) ci sarebbero almeno due sommergibili israeliani che navigano davanti alle coste iraniane. Per questo Teheran ha rafforzato enormemente le difese costiere aggiungendo ai sistemi anti-missile anche alcuni sistemi antinave che le intelligence occidentali giudicano “molto pericolosi”. Gruppi di pasdaran sono stati addestrati ad attacchi terroristici portati a bordo di veloci barchini contro navi giudicate nemiche.

Azerbaijan – Un altro punto di forte rischio per l’Iran, il più delle volte sottovalutato, è l’Azerbaijan che con Israele mantiene ottimi rapporti e che con Gerusalemme ha firmato un accordo di collaborazione militare. Da quel territorio potrebbero partire gli aerei israeliani con il compito di colpire le centrali nucleari iraniane e i centri di comando dei pasdaran. Per questo Teheran ha rafforzato enormemente le sue batterie antiaeree nella zona di confine con l’Azerbaijan e a scopo deterrente ha spostato alcuni missili terra/terra nella stessa zona da usare come eventuale ritorsione.  Qualcuno, nell’ambito dei servizi di informazione internazionali, sostiene che aerei israeliani siano già in Azerbaijan ma non ci sono conferme.

Come si può vedere da questo breve dossier sia Gerusalemme che Teheran stanno si stanno posizionando nello scacchiere medio-orientale in modo che in caso di conflitto possano mettere in seria difficoltà l’avversario o, al contrario, possano rendere vane le iniziative offensive del nemico. Non abbiamo parlato volontariamente del ruolo della Siria e della Turchia in quanto la situazione è molto fluida e passibile di repentini cambiamenti.

Secondo Protocollo

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