Due parole su Vittorio Arrigoni da parte di un avversario

Confesso che per me non è facile scrivere qualcosa su Vittorio Arrigoni, una persona con i idee diametralmente opposte alle mie e con cui ebbi a che fare in occasione del suo arresto (io lo chiamai rapimento e rimango di questa idea) effettuato da una motovedetta israeliana al largo di Gaza in acque palestinesi mentre lui era intento a pescare con alcuni pescatori.

Allora, non appena messo al corrente della notizia (adesso non ricordo esattamente da chi), mi mobilitai subito chiamando il Ministero degli Affari Esteri così come faccio ogni volta che un nostro connazionale viene arrestato o sequestrato all’estero e come sempre trovai nel Consigliere Armellin (la responsabile dell’ufficio per gli italiani all’estero) un valido appoggio. Riuscii a parlare con Vittorio quando era ancora detenuto nel carcere israeliano (ci rimase per qualche giorno). Prima ancora parlai con quella che era la sua fidanzata di allora (poi non so se lo è ancora) e comunque, nonostante non fossimo affatto delle stesse idee su Israele, ci trovammo tutti d’accordo sul fatto che in quella occasione fosse stato commesso un abuso. Ricordo che fui molto duro con le autorità israeliane (il che forse mi inimicò alcuni amici israeliani) ma rimango tuttora convinto che in quella occasione su Vittorio Arrigoni fu commessa una ingiustizia, così come su quei pescatori palestinesi. Insomma, non ci vedo nulla di male se un peschereccio palestinese esce in mare a pescare e credo che la marina israeliana possa controllare con facilità che non facciano contrabbando di armi senza per questo sparargli addosso. Con Vittorio ci sentimmo un altro paio di volte e ognuno rimase della sua idea su Israele ma ricordo che comunque ci fu molto rispetto reciproco.

Poi scoppiò “Piombo Fuso” e non avemmo più ne’ occasione di sentirci né di confrontarci sulla legittima diversità di vedute. Continuai comunque a leggere i suoi scritti trovandoli a volte ponderati e altre esagerati. Reagii duramente anche quando si venne a sapere che un sito americano aveva indicato in Vittorio un target legittimo da eliminare fisicamente, tanto che aprii anche un gruppo su Facebook. Anche in quella occasione non ritenni affatto giusto che, pur essendo apertamente di idee contrapposte, qualcuno mirasse alla sua uccisione. Come detto, non ci legava assolutamente niente ed eravamo chiaramente su posizioni nettamente contrastante, per cui le buone intenzioni su confronti democratiche furono sepolte dalla follia di Hamas e dalle bombe israeliane di Pionbo Fuso.

Secondo me “Piombo Fuso” cambiò anche Vittorio, lo rese sicuramente più estremista e più anti-israeliano di quanto non lo fosse prima. Quello fu forse il picco massimo della nostra distanza di idee. Lui, anche se non apertamente, schierato con Hamas e io (e la mia organizzazione) decisamente contro. Nonostante questo non l’ho mai criticato pubblicamente anche se a volte la tentazione è stata forte non condividendo quanto scriveva. Rividi per un attimo il “vecchio” Vittorio quando pubblicò una lettera dei giovani di Gaza molto critica verso Hamas oltre che verso Israele. Il resto è storia di oggi.

Non me ne frega niente di quello che penseranno i “duri e puri” del sionismo, ma a me che Vittorio Arrigoni sia stato ucciso è un fatto che sconvolge tantissimo e, onestamente, mi rattrista enormemente. Anche se eravamo di idee opposte e lo consideravo un avversario, non l’ho mai visto come un nemico. Aveva trovato la sua dimensione a Gaza e su quella “dimensione” ci aveva scommesso tutto. Certo, com’è logico non condividevo quella scelta, ma da qui ad augurarsi la sua morte o a gioire alla notizia della sua esecuzione come ho visto fare da taluni su Facebook ce ne passa. Che differenza c’è tra chi gioisce per la morte di Vittorio Arrigoni e chi esulta per la morte di un colono israeliano? Non si possono usare due pesi e due misure. Sebbene anti-israeliano Vittorio Arrigoni non ha mai imbracciato un’arma e chi esulta per la sua morte non è differente dai terroristi di Hamas o di Fatah che esultano per gli attentati contro i civili israeliani. Questa cosa, da amico vero di Israele, la voglio condannare senza remora alcuna. Così come voglio condannare la strumentalizzazione fatta da Infopal alla notizia del rapimento di Vittorio (qui l’articolo veramente di bassa lega). Spero che adesso nessuno voglia strumentalizzare anche la sua morte e si ricordi che prima di tutto Vittorio Arrigoni descriveva i fatti e non cercava complotti dietro ogni pietra di Gaza. Magari lo faceva a modo suo, confondeva i “resistenti” con i “terroristi”, “apartheid” con “legittimo blocco”, magari descriveva una “crisi umanitaria” che secondo me non c’è, ma qui siamo sulle legittime diversità di opinione, ben diverse dalle falsità e dalle strumentalizzazioni.

Credo invece, ma è una mia personalissima opinione, che se si vorrà ricordare veramente Vittorio Arrigoni, vadano esplorate le ragioni del suo omicidio, da cosa e da quale situazione è scaturito, e che si faccia qualcosa per cambiare questo stato di cose dove i primi a pagare sono i palestinesi (non Hamas) per i quali Vittorio si è battuto ed è morto.

Recently Published Stories

fake news facebook

Fobia da Fake News

Fobia da Fake News, come non chiamare così il cervellotico comportamento di alcuni social network,

erdogan isis

La megalomania di Erdogan: la Turchia aprirà ambasciata a Gerusalemme Est

Il sultano turco, Recep Tayyip Erdogan, non molla l’osso della questione palestinese e rilancia con

nazareth natale

Nazareth, l’emblema della resa della chiesa cattolica all’Islam

C’è di che rimanere esterrefatti di fronte al silenzio della chiesa cattolica alla notizia secondo

La decisione di Trump vista una settimana dopo

Come ho detto più volte sono assolutamente convinto che il Presidente Trump abbia sbagliato i

Non possono farmi diventare simpatico anche Donald Trump

Ho detestato con tutto me stesso Obama, l’ho fatto per otto lunghissimi anni e quando

Non intifada ma jihad, la guerra santa che tutti volevano meno gli ebrei

Quello a cui stiamo assistendo in queste ore in Israele non è una intifada, che