E adesso non si lasci la Libia all’estremismo islamico

Ora l’occidente e i Paesi arabi non devono lasciare la Libia in mano all’estremismo islamico come sta succedendo con l’Egitto. Se veramente si vuol parlare di “primavera araba” allora occorre sostenere con i fatti la strada che porta alla democrazia e non all’islamizzazione. Diversamente a risentirne sarebbe proprio la primavera araba di cui tanti si riempiono la bocca dimenticando come quella “primavera” è nata e per cosa.

Se facciamo un passo indietro e andiamo a vedere i motivi che hanno portato in piazza i giovani tunisini, egiziani e libici, seguiti a ruota dai giovani siriani, non troviamo traccia di una richiesta di maggiore islamizzazione dei rispettivi paesi ma vedremo che le richieste dei giovani arabi andavano tutte verso una maggiore democrazia e maggiori Diritti per tutti, comprese le donne che, stranamente e a differenza per esempio di quello che accadde in Iran, sono state piuttosto latitanti da queste proteste, o quantomeno sono state in seconda fila. A differenza dell’Iran infatti se andiamo a vedere le immagini delle proteste della cosiddetta “primavera araba” troviamo pochissime tracce della presenza di donne nelle manifestazioni. In Iran erano invece quasi la maggioranza. E’ un segno distintivo non da poco perché i Diritti delle donne nell’Islam sono uno dei cardini delle richieste base di coloro che veramente mirano alla democrazia.

Nel caso delle varie “primavere arabe” da una iniziale e più che lecita richiesta di maggiore democrazia si è passati nel volgere di poco tempo alla caduta di alcuni regimi e alla conseguente salita al potere di frange estremiste che poco hanno a che vedere con la democrazia. Il caso più eclatante lo si può vedere in Egitto dove persino i giovani che inizialmente avevano gioito per la caduta di Mubarak si sono resi conto di rischiare di passare dalla padella alla brace, da Mubarak ai Fratelli Musulmani.

Ora, se per l’Egitto la situazione è assai complessa, delicata e non si sa quanto recuperabile, per la Libia questo potrebbe non essere vero, così come per la Tunisia. Il punto è muoversi subito, non aspettare cioè che gli islamisti prendano il potere vanificando anche in Libia la “primavera araba”. Chiaro che non mi riferisco all’invio di truppe in Libia ma a un sostegno chiaro alla democrazia e a una ferma opposizione ai gruppi islamisti attraverso azioni concrete volte a favorire la parte laica e progressista dei ribelli.

Il fatto che la Libia, a differenza dell’Egitto, sia ricchissima di risorse necessarie all’occidente, mi fa ben sperare che non si commetta l’errore di abbandonarla alla Fratellanza Musulmana, però non ci si può dormire sopra, i passi vanno fatti subito e senza esitare. E’ positivo che il leader del Consiglio Nazionale Transitorio libico, Mahmud Jibril, venga a giorni in Italia per discutere con il nostro Governo del futuro della Libia, ma l’Italia non deve fare l’errore di cercare di risolvere tutta la questione da sola, deve chiedere l’appoggio europeo e americano. Ne va del futuro di una grande nazione che geograficamente si trova alle porte dell’Europa, uno Stato che l’occidente non si può permettere di lasciare all’Islam integralista.

Noemi Cabitza

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