E ora stiamo attenti a non trasformare la cacciata di Mubarak in una vittoria iraniana

Mubarak alla fine ha ceduto e ieri sera ha comunicato le sue dimissioni. Ora, per quanto ne sappiamo, il potere è passato nelle mani dell’esercito ma non è chiaro se il vicepresidente, Suleiman, condurrà il Paese verso la transizione democratica promessa dai militari.

Intanto da Teheran, dove si è svolta una oceanica manifestazione per ricordare il 32° anniversario della Rivoluzione Iraniana, tuona Ahmadinejad: i recenti sviluppi in Medio Oriente indeboliscono gli Stati Uniti e soprattutto Israele. Il dittatore iraniano si augura un “nuovo Medio Oriente” senza più Israele.

Ed è questa la prima conseguenza del tracollo di Mubarak. L’Iran finalmente emerge allo scoperto ed evidenzia come dietro a molti sommovimenti in Nord Africa e nel Medio Oriente vi sia una regia precisa orchestrata dall’esterno. Non è certo per fare i complottisti se affermiamo che la cronologia degli eventi e quello che si prepara in altre piazze, a partire dalla Giordania, non può essere il frutto di una azione che parte solo dal basso.

Peccato che di tutto questo non se ne sia accorto il Presidente americano, Barack Hussein Obama, che con la sua politica “Islamically correct” sta favorendo l’espansionismo iraniano in Medio Oriente con il rischio che molti Paesi passino da una dittatura laica ad un regime islamico integralista.

Ora quello che c’è da fare con urgenza è impedire a Teheran (e di rimbalzo ad Ankara) di approfittare della situazione creatasi in Egitto per infiltrare la società egiziana, se non lo ha già fatto. In sostanza bisogna impedire all’Iran di passare a riscuotere il premio per aver sobillato la rivolta contro Mubarak, magari con un accordo con la Fratellanza Musulmana.

Nel concludere, lasciatemi dire che colpisce profondamente assistere all’immobilismo europeo di fronte a questi fatti che rischiano concretamente di trasformare il Medio Oriente in una vera e propria polveriera. Rimanere fermi ad aspettare il corso degli eventi senza interagire con la nuova dirigenza egiziana significa lasciare campo libero a Iran e Turchia, con tutte le conseguenze che ne verranno.

Miriam Bolaffi

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