Economia: contrastare la politica coloniale tedesca o uscire dall’Euro

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Per cercare di far capire meglio il concetto che vorrei esprimere voglio partire da lontano, da quando cioè non esistevano i paesi del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) e quando a dettar legge era World Bank, il dollaro e quindi gli Stati Uniti.

All’epoca si spese  molto tempo nel vano tentativo di convincere i burocrati di World Bank che nei Paesi in Via di Sviluppo (PVS) occorreva cambiare radicalmente la politica economica cancellando i vincoli imposti da un sistema macro-economico e trasformando la loro intera politica economica in un sistema basato sulla micro-economia e sul decentramento (da noi lo avrebbero chiamato federalismo). Ne parlo molto di sfuggita qui.  Per varie ragioni, prima tra tutti la ferma opposizione americana e della CEE (poi diventata UE), non si riuscì nell’impresa e tutto rimase tragicamente com’era.

A cambiare le cose ci pensarono in maniera del tutto autonoma quattro Paesi: Brasile, Russia, India e Cina, ai quali si unì in un secondo tempo il Sudafrica, i quali diedero il via a una sorta di rivolta epocale contravvenendo alle “imposizioni” di Banca Mondiale e degli USA (letteralmente padroni di WB) e implementando una politica economica basata sulla micro-economia e sul massiccio decentramento. I risultati li possiamo vedere oggi.

economiaLa stessa cosa sta avvenendo oggi in Europa, solo che al posto della World Bank c’è la BCE e al posto degli USA padroni di WB c’è la Germania padrona della BCE. Per il resto è tutto tragicamente uguale: burocrati che da dietro una scrivania vogliono imporre le linee economiche, o per meglio dire macro-economiche, a tutta l’Europa. Come con World Bank l’arma è il ricatto: ti do quel prestito se tu fai quei tagli, se metti quelle tasse e se mi presenti un bilancio come lo voglio io. Il tutto rigorosamente fedele alla politica macro-economica imposta dai burocrati di Bruxelles e di Berlino.

Solo che, come allora, la cosa non può funzionare. La Grecia è a livello dei peggiori Paesi in Via di Sviluppo. Italia e Spagna la stanno raggiungendo. Il Portogallo nemmeno si nomina più. Pure la Francia e la Gran Bretagna sono  in regressione.

Qui non si tratta della applicazione della “politica del rigore” come la chiamano i burocrati europei e tedeschi, qui si tratta di un concetto economico che ha le sue fondamenta addirittura nel colonialismo, un concetto basato esclusivamente sulla macro-economia e per nulla sulla micro-economia. Allora viene fuori che l’Italia sta messa peggio della Francia a livello macro-economico ma magari la gente a Roma sta meglio della gente di Parigi (il mio chiaramente è un esempio). Ma è basandosi su questi dati macro-economici che a Bruxelles (e a Berlino) decidono cosa chiedere ai vari Paesi europei, quali tagli chiedere, quali tasse imporre ecc. ecc.

E’ un tipo di economia che non potevano e non possono sopportare i Paesi in Via di Sviluppo e che non possono sopportare più nemmeno i cosiddetti “paesi sviluppati”. In Italia chiudono migliaia di piccole ditte ogni giorno grazie proprio a quest’ottica europea (tedesca) di economia. Ma il bello (o il brutto) è che a nessuno frega nulla di quante piccole ditte, negozi, artigiani hanno chiuso perché non sono quelli i numeri che vanno a incidere in un sistema basato sulla macro-economia, o perlomeno incidono solo in minima parte (e qui ci sarebbe da fare un lunghissimo discorso sulle banche e sul credito alla piccola e media industria).

Se dovessi essere complottista (e non lo sono) potrei parlare di “sistema Bilderberg” per definire la linea politica ero-tedesca imposta a tutta l’Unione Europea.

E non è perché io sono più intelligente di altri che faccio queste osservazioni, lo sanno anche i nostri politici. E lo dicono pure, salvo poi fare l’esatto contrario quando si trovano a Bruxelles.

Ora, la lezione impartiteci dai Paesi del BRICS deve farci riflettere attentamente. Erano tutti Paesi schiacciati dalla politica economica di Banca Mondiale e nel momento in cui hanno deciso di fregarsene di quella politica sono diventati delle potenze economiche. E altri ne arriveranno nei prossimi anni.

E allora, qual è la domanda finale? Non è che è arrivato il momento di chiederci veramente cosa ci stiamo facendo in Europa salvo versare ogni anno miliardi di Euro? Se dobbiamo condizionare la nostra economia alle politiche coloniali di Berlino tanto vale rischiare il tutto per tutto e uscirne.

Non sono mai stato anti-europeista ma francamente lo sto diventando. Non sto dicendo di uscire domattina dall’Euro ma solo di fare una riflessione su quale sia la nostra convenienza e non quella della Merkel e se non sia il caso di pensare a una formula di uscita graduale dall’Euro, insomma, un percorso inverso di quello che ci ha portato dalla Lira all’Euro.

Last modified: Dic 3, 2017