Egitto alle urne: il rischio fondamentalismo e i pericoli per la pace

Oggi e domani l’Egitto sceglierà il suo nuovo Presidente, il primo dopo la caduta di Mubarak. Inutile nascondere i rischi che si celano dietro a queste elezioni e le preoccupazioni legate a diversi fattori collegati alla scelta che i cittadini egiziani andranno a fare.

Prima di tutto preoccupa la forte ascesa dei fondamentalisti islamici. Anche se il favorito sembra essere l’ex Segretario Generale della Lega Araba, Amr Moussa, erroneamente giudicato dai media occidentali un moderato, il candidato ultraconservatore salafita, l’avvocato Hazem Salah Abu Ismail, sembra essere in forte ascesa e nei sondaggi ha superato l’ex dirigente dei Fratelli Musulmani, Abdel Moneim Aboul Fotouh. Un altro favorito è l’imprenditore Khairat El Shater, anche lui della Fratellanza Musulmana e ultraconservatore.  Poche speranze sembrano avere invece l’ex capo dei servizi segreti, Omar Suleiman, e l’ex comandante dell’aeronautica, Ahmed Shafik, ambedue legati al vecchio regime di Mubarak. In ogni caso, qualunque sia la scelta che i cittadini egiziani andranno a fare la possibilità che venga eletto un estremista islamico è molto alta anche perché, come detto, il favorito (Amr Moussa) è un falso moderato.

Il problema della pace con Israele – Quasi tutti i candidati sotto la forte pressione popolare hanno promesso di rivedere il trattato di pace con Israele. Hazem Salah Abu Ismail e Khairat El Shater non hanno esitato a definire Israele “un nemico” o, nella migliore delle ipotesi, “un avversario”. Lo stesso favorito, Amr Moussa (il finto moderato), non ha fatto mistero di voler rivedere gli accordi di Camp David del 1978. In ogni caso, qualsiasi sia il vincitore, il rischio che il trattato di pace con Israele venga messo in discussione è molto alto. La comunità internazionale sembra sottovalutare molto questo rischio. Non così Israele che negli ultimi mesi ha ripreso le esercitazioni militari per la guerra nel deserto, un tipo di conflitto che gli israeliani non combattono più sin dai tempi della guerra con l’Egitto. Se ciò dovesse avvenire, come molti purtroppo si augurano, tutti gli equilibri in Medio Oriente potrebbero saltare.

Il rischio dell’appoggio ad Hamas – Tutti e tre i favoriti alla vittoria finale appoggiano più o meno apertamente il gruppo terrorista palestinese di Hamas. Fino ad oggi la frontiera con la Striscia di Gaza è stata sigillata e questo ha limitato di molto l’ingresso di armi nella Striscia. Tuttavia tutti i candidati hanno espresso la volontà di rivedere questo stato di cose e di aprire le frontiere con la Striscia di Gaza. Questo favorirà senza dubbio l’afflusso di armi verso il gruppo terrorista palestinese che, per altro, dopo la fuga dalla Siria a seguito delle rivolte popolari contro Assad, ha stabilito la propria sede al Cairo. Anche questa eventualità viene molto sottovalutata dagli analisti occidentali, ma il rischio che produca una escalation degli attacchi terroristici verso Israele (con eventuale e giusta risposta da parte israeliana) è molto alto.

Il rischio delle persecuzioni contro le altre confessioni religiose – I Fratelli Musulmani hanno già fatto mostra del loro odio verso i cristiani. Il rischio che questo odio si accentui con la vittoria di un candidato estremista è molto forte.  I candidati legati alla Fratellanza Musulmana hanno detto apertamente che in caso di loro vittoria avrebbero introdotto la Sharia in Egitto senza curarsi dei milioni di cittadini non musulmani. Questo potrebbe provocare uno scontro interreligioso che si potrebbe trasformare in un bagno di sangue. Dalla caduta di Mubarak i cristiani (per lo più copti) sono stati attaccati più volte e migliaia di loro hanno lasciato l’Egitto. Molte chiese cristiane sono state date alle fiamme. Anche in questo caso la reazione della comunità internazionale è stata molto debole quando non indifferente. Un altro rischio ampiamente sottovalutato.

Come si può vedere non ci si aspetta nulla di buono da queste elezioni egiziane. Il rischio maggiore è che crolli lo status di pace con Israele, sia per la revisione del trattato di Camp David che per un aperto appoggio egiziano ad Hamas. Un sondaggio tra la popolazione votante egiziana ha detto che la maggioranza degli egiziani vorrebbe addirittura l’annullamento del trattato di pace con Israele. Non si sa se in un prossimo futuro prevarrà la realpolitik e gli egiziani si faranno due conti in tasca per vedere che l’estremismo islamico non conviene a nessuno, ma francamente abbiamo molti dubbi in merito. Gli islamici, e in particolare la Fratellanza Musulmana, non fanno di questi conti e il rischio che l’Egitto post-Mubarak diventi l’ennesimo Stato fondamentalista islamico è purtroppo altissimo.

Miriam Bolaffi

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