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Egitto e Israele ultimi baluardi contro lo Stato Islamico

La battaglia decisiva per evitare il dilagare dello Stato Islamico in occidente si combatte e si combatterà sulle Alture del Golan e nel Sinai. Ormai è più che evidente che lo Stato islamico punta al colpo grosso, cioè a Israele, a dispetto di qualche cretino grillino che sostiene che lo Stato Ebraico supporta l’ISIS.

Ma non è solo Israele a essere nel mirino del Califfato, c’è anche l’Egitto che proprio con Israele sta portando avanti una battaglia contro il terrorismo islamico che non ha precedenti nel mondo arabo. Per questo nei giorni scorsi lo Stato Islamico ha portato un attacco massiccio contro l’esercito egiziano nel Sinai.

Ieri pomeriggio un gruppo affigliato allo Stato Islamico ha sparato per la prima volta due missili contro Israele, un fatto anche questo che dimostra come la linea del fronte, quella che veramente conta, si stia sempre più avvicinando al Mediterraneo. Certo, qualcuno dirà che lo Stato Islamico si affaccia già sul Mediterraneo con la sua presenza in Libia, Algeria e Tunisia, ma non è la stessa cosa. Un conto è una presenza più o meno sporadica nel Nord Africa, un conto è puntare a due Paesi fondamentali e, soprattutto, contigui al Califfato.

La strategia di Abu Bakr al-Baghdadi è ormai chiara, per altro più volte dichiarata pubblicamente: allargare i confini dello Stato Islamico e consolidarsi per poi puntare allo sbocco sul Mediterraneo inglobando, cioè cancellando, Israele.

Se fino a oggi il Califfo era stato molto prudente con gli attacchi allo Stato Ebraico e all’Egitto era solo perché sapeva benissimo che uno scontro diretto con gli eserciti israeliano ed egiziano non sarebbe stata una passeggiata come con l’esercito iracheno, soprattutto con l’IDF. Ma al-Baghdadi ha bisogno come l’aria del sostegno del mondo islamico e sa benissimo che per ottenerlo deve mettere nel suo mirino Israele, perché se dal mondo islamico si leva qualche critica è soprattutto legata al fatto che il Daesh uccide anche molti musulmani, ma state pur certi che se a morire sotto gli attacchi dello Stato Islamico fossero cittadini o soldati israeliani il consenso del Califfo nel mondo islamico schizzerebbe alle stelle. Oltretutto è chiaro a chiunque segua anche distrattamente le vicende in Medio Oriente che un progetto come quello del Califfato per andare avanti e non essere solo un fuoco di paglia non può prescindere dal togliere di mezzo Israele ed Egitto, cioè gli unici due Stati che si frappongono tra lo Stato Islamico e l’Europa.

Ora, le cancellerie occidentali possono scegliere tra due cose:

  1. considerare lo Stato Islamico solo come un fuoco di paglia e continuare a comportarsi come hanno fatto fino ad oggi, disinteressandosi più o meno di quello che avviene in Medio Oriente
  2. considerare lo Stato Islamico per quello che è in realtà, cioè un pericolo mortale, e quindi iniziare a rafforzare il fronte sud sostenendo attivamente Israele ed Egitto ben sapendo che la linea del fronte è proprio nel Sinai e nel Golan e che superato quella linea allo Stato Islamico si aprirà una vera autostrada verso l’Europa.

Una considerazione finale: sulla linea del fronte ci metterei anche il Kurdistan, anche se poco influente per l’Europa. Tuttavia rafforzare le forze curde significa costringere lo Stato Islamico a combattere su più fronti e non è una cosa facile da farsi. L’unico a non averlo capito sembra essere Obama con tutti gli europei che come cagnolini obbedienti gli vanno dietro.