Nel silenzio più assoluto di USA e Unione Europea, nei giorni scorsi l’Egitto di Mohammed Morsi ha fatto alcune mosse che definire strane è puro eufemismo. Ha spostato molti carri armati nella Penisola del Sinai, non ha affatto contrastato i beduini come invece aveva promesso di fare, non ha chiuso i tunnel che portano a Gaza nonostante i bei discorsi della settimana scorsa e infine ha organizzato una bella gita a Teheran. Il tutto nel “silenzio assenso” di USA e UE.

Violazione del trattato di pace con Israele – Lo aveva promesso Mohammed Morsi che non avrebbe rispettato il trattato di pace con Israele e ha mantenuto la parola un minuto dopo essersi liberato del Generale Tantawi. Un gran numero di carri armati egiziani è entrato nella Penisola del Sinai, fatto questo che i trattati di Camp David proibiscono sia all’Egitto che a Israele. Di fatto è un palese violazione del trattato di pace con Israele.  La giustificazione che Morsi ha dato sarebbe quella della necessità di liberare il Sinai dalle bande di beduini che lo infestano, il che non sarebbe male se solo fosse vero. Fino a ieri sera carovane di beduini trasportavano i loro carichi (anche di armi) tranquillamente verso Gaza passando come se niente fosse davanti ai blindati egiziani. Nella serata di ieri sera a Gerusalemme si è tenuta una riunione  ai massimi livelli durante la quale il Ministro degli Esteri, Avigdor Lieberman, ha detto di aver chiesto l’intervento degli Stati Uniti sull’Egitto affinché ponesse fine immediatamente a questa palese violazione del trattato di pace con Israele, ma ha anche detto di dubitare molto che Morsi abbia ordinato ai suoi carri di entrare nel Sinai senza la benedizione di Obama e pertanto di non farsi molte illusioni in merito.

Tunnel verso Gaza sempre aperti – I tunnel del contrabbando verso Gaza restano aperti nonostante la settimana scorsa Morsi avesse strombazzato che li voleva chiudere. Al di la delle dichiarazioni ufficiali di Hamas che chiedeva all’Egitto di riaprire in maniera permanente il valico di Rafah, questo è in effetti un favore ai fratelli terroristi di Hamas che dal contrabbando traggono moltissimo guadagno, contrabbando che con il valico di Rafah aperto verrebbe a scomparire. Non solo, l’apertura permanente di Rafah vorrebbe dire perdere definitivamente una delle migliori armi di pressione verso l’occidente, cioè il fantomatico assedio di Gaza, e questo ai terroristi di Hamas decisamente non conviene. D’altra parte, valico di Rafah aperto o meno, le armi di ogni tipo entrano comunque a Gaza, anche con la benedizione dell’Egitto.

La visita a Teheran – Ma fosse solo questo. Due giorni fa Mohammed Morsi ha annunciato che parteciperà alla riunione dei Paesi non allineati che si terrà a Teheran il prossimo fine settimana. E’ la prima volta dal 1979, cioè da quando Mubarak firmò il trattato di pace con Israele e ruppe le relazioni con l’Iran, che un presidente egiziano si reca a Teheran. E’ un segnale molto forte, specie se si pensa che da anni è l’Iran a supportare attivamente i terroristi di Hamas, costola della Fratellanza Musulmana. I pacivendoli sostengono che sia “il segno dei tempi che cambiano e di un nuovo assetto in Medio Oriente”, in realtà si tratta di un avvicinamento molto pericoloso e, se vogliamo, anche assai bizzarro. Infatti in termini di politica internazionale sarebbe un enorme schiaffo in faccia a Barack Obama che da un lato ha supportato e supporta Morsi e dall’altro impone sanzioni sempre più stringenti all’Iran. Ho detto che “sarebbe” uno schiaffo a Obama perché in realtà dubito molto che il Presidente USA non sia stato a conoscenza di questa decisione di Morsi e non l’abbia avvallata, visto che poche ore prima aveva promesso all’Egitto svariati miliardi di dollari in aiuti.

Concludendo, in poche ore Mohammed Morsi ha violato il trattato di pace con Israele, ha lasciato mano libera ai terroristi di Hamas e ha deciso di fare una cordiale visita al nemico mortale di Israele. Non so a voi, ma a me tutto questo mi dice una cosa, cioè che il Presidente egiziano si sta muovendo, anche piuttosto in fretta, in palese configurazione anti-israeliana. E il fatto che faccia tutto questo con la palese approvazione di Obama non rassicura di certo. Noi abbiamo il sospetto (ne siamo in effetti convinti) che il Presidente americano, nel timore che Israele possa attaccare nel breve periodo le centrali atomiche iraniane, abbia volontariamente aperto un nuovo fronte di crisi per Gerusalemme al fine di costringere Israele a non attaccare le centrali iraniane. E ‘una mossa davvero subdola che conferma, se ve ne fosse bisogno, che Barack Obama oltre a consegnare il Nord Africa e il Medio Oriente all’estremismo islamico, si sta muovendo palesemente per danneggiare la politica regionale di Israele. Forse sarà il caso di aprire gli occhi agli elettori americani che di queste porcate del loro Presidente non sanno proprio niente.

Sharon Levi

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