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Egitto: la disfatta della politica di Obama

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Personalmente non ho molta fiducia sul fatto che le cose in Egitto possano cambiare più di tanto in tempi brevi. La situazione è ancora troppo confusa e i rivoltosi non hanno una vera e propria leadership che possa confrontarsi con i sempre organizzatissimi Fratelli Musulmani (che non darei frettolosamente per estinti) oppure con il riemergere di ElBadaradei che sembra, a torto, la figura più moderata da presentare all’occidente.

Quello che invece mi sembra più che evidente è la palese sconfitta della politica di Barack Obama in Medio Oriente. Il Presidente americano non ne ha azzeccata una in questo difficilissimo teatro. Ha appoggiato sin dall’inizio la Fratellanza Musulmana definendola “Islam moderato” e credendo che potesse in qualche modo favorire la democratizzazione dei Paesi arabi. Ha creduto che potessero replicare il modello turco, per altro chiaramente in declino. Ha fatto la stessa cosa anche in Tunisia mentre in Libia si è spinto oltre arrivando a intervenire direttamente nella rimozione forzata di Gheddafi. Grazie al cielo per ora si è astenuto  dall’intervenire in Siria altrimenti anche li avrebbe combinato guai.

La sua assurda idea di appoggiare la Fratellanza Musulmana si è infranta contro la durissima realtà del terreno arabo. Credere o, peggio, pretendere di sostituire un regime laico con un regime islamico moderato è semplicemente una assurdità perché credere che esista un islam moderato è come credere a quei miraggi che all’improvviso ti appaiono nel mezzo del deserto e ti mostrano un’oasi verde e lussureggiante. E’ solo una apparenza che ti porta fuori dal sentiero, fuori dalla pista sicura e che spesso ti porta alla morte.

Obama, come molti stolti in occidente, ha pensato che per avviare un processo democratico nei Paesi arabi sarebbe stato sufficiente buttare giù i regimi totalitari e sostituirli con regimi islamici falsamente moderati. Ha aiutato questi criminali ad appropriarsi delle cosiddette primavere arabe, li ha incoraggiati ad insinuarsi nelle proteste e quando hanno preso il potere gli ha persino promesso  aiuti militari e in denaro. E se non lo ha fatto è solo perché qualcuno negli Stati Uniti ha messo i paletti a questo sostegno suicida.

E ora, nel pieno della marea democratica egiziana, commette l’ennesimo errore imponendo ai militari (perché questo è successo) una figura come quella di ElBaradei, un uomo che quando era alla guida della AIEA ha deliberatamente aiutato l’Iran a nascondere il suo programma nucleare. Certo, al momento il Presidente ad interim è Adly Mansour, ma è solo una figura/marionetta mentre a capo dell’opposizione dei cosiddetti Tamarrod c’è ElBaradei, una figura imposta dall’alto che poco c’entra con gli stessi Tamarrod che non lo hanno mai visto fare nemmeno una opposizione seria. Insomma, un errore dietro l’altro che sta costando vite umane.

La politica di Obama in Medio Oriente è stata ed è tutt’ora costellata di sbagli, errori che hanno pesantemente inciso nel processo democratico dei paesi arabi e che anche ora pesano come macigni. Ha permesso agli estremisti islamici di governare come se fossero stati realmente eletti democraticamente. E non sembra che il Presidente USA voglia cambiare strada. Basta vedere come affronta il problema iraniano e come insista su un accordo di pace tra Israele e Palestina, come se fosse quello il problema più grosso in Medio Oriente.

1 Comment

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  • Ottimo l’articolo su l’insipienza di Obama a proposito di Islam e, in specie, di Fratelli Musulmani.
    Anche gli altri commenti li ho…. divorati.
    Grazie