Secondo Protocollo

Egitto: troppo credito internazionale a Mohammed Morsi

Egitto – La nuova costituzione presentata sabato scorso dal Presidente Mohammed Morsi, scritta da un team di islamisti e basata completamente sulla Sharia (la legge islamica), è un colpo durissimo alle aspettative di libertà e democrazia del popolo egiziano.

A sostenerlo sono centinaia di migliaia di manifestanti scesi in piazza negli ultimi giorni con l’intenzione di proseguire la protesta anche oggi e nei giorni a venire. Chi protesta non lo fa solo contro l’attribuzione praticamente illimitata di poteri che si è auto-conferito il Presidente Morsi, ma contesta anche la nuova costituzione che, oltre a confermare i poteri del Presidente trasformandolo di fatto in un dittatore, introduce in Egitto, un Paese con molte realtà religiose, la legge islamica come fondamento della vita quotidiana e della legislazione civile e penale.

Ma le oceaniche manifestazioni contro Morsi viste in questi giorni, se da un lato hanno mostrato un Egitto coraggioso che non ci sta a farsi scippare la “rivoluzione” dai Fratelli Musulmani e dai salafiti, dall’altro mostrano una comunità internazionale del tutto immobile e succube del credito dato a sproposito a questo regime islamico giudicato a torto “moderato”.

La vera essenza del regime egiziano era già emersa nei mesi scorsi quando con una politica molto simile a una “epurazione religiosa” vennero attaccati e costretti alla fuga migliaia di cristiani copti, il tutto nell’assordante silenzio del mondo. Non era bastato quello a far capire con ci si aveva a che fare che con una mossa a sorpresa Morsi si è improvvisamente avvicinato all’Iran degli Ayatollah. Ma neppure questo è bastato al mondo per aprire gli occhi e Stati Uniti ed Europa hanno continuato ingenuamente a dare credito a questo regime islamico, tanto che la Casa Bianca è caduta persino nel “tranello di Gaza”, una guerra su procura manovrata da Teheran e sostenuta dal Cairo dove Morsi ha fatto la figura del “mediatore” in cambio però di miliardi di dollari di aiuti e una considerevole fornitura di armi americane all’esercito egiziano. Ora di nuovo la comunità internazionale sembra sottovalutare quello che sta avvenendo in Egitto e continua imperterrita a mantenere rapporti amichevoli con il regime islamico egiziano. Certo, qualche parola è stata detta in merito alle proteste di questi giorni, ma siamo al minimo sindacale, giusto per far vedere che qualcosa si dice.

Invece la situazione in Egitto sta veramente precipitando e siamo sicuri che prima o poi Morsi e i Fratelli Musulmani faranno vedere quanto dura può essere una repressione islamica su chi chiede democrazia e libertà. Ma siamo altrettanto sicuri che nemmeno questa volta la comunità internazionale farà qualcosa di concreto contro questo nuovo rais islamico.

Si è dato e si sta dando troppo credito a Mohammed Morsi e alla Fratellanza Musulmana, un credito che non è affatto giustificato dai fatti che, anzi, dimostrano ampiamente come l’Egitto sia irrevocabilmente avviato verso la dittatura islamica. Se mai a Washington e a Bruxelles se ne dovessero accorgere sarà ormai troppo tardi e l’Egitto invece di essere un “fattore stabilizzante” per il Medio Oriente sarà diventato l’ennesimo catino d’odio islamico.

3 Comments

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  • ma cosa ci potevamo aspettare? veramente abbiamo creduto alle primavere arabe? mubarak era corrotto ma almeno dava stabilità.oggi abbiamo i salafiti e fratelli musulmani sponsorizzati da obama.peggio di così.tutto il mondo arabo è in evoluzione.israele dev’essere pronto ad ogni evenienza. ci mancava pure il riconoscimento della palestina.non ci meravigliamo se in siria avremo un’altra ‘primavera’. assad è un macellaio.ma chi verrà dopo?

  • Se qualcuno credeva che dalla dittatura si passasse improvvisamente alla democrazia,vuol dire che di storia ne capisce poco.

    Ancor meno se si crede che l’occidente si scandalizzi per Morsi,quando ha come primo alleato nel Medio Oriente l’Arabia Saudita.