Elezioni in Sudan: una vera e propria messa in scena

Sono state una vera e propria messa in scena le elezioni che si sono svolte in Sudan nei giorni scorsi. Da tutto il Paese giungono testimonianze di frodi e brogli elettorali a favore del Presidente in carica Omar al-Bashir che, secondo sondaggi diffusi dal regime, avrebbe ottenuto una “vittoria schiacciante”.

Persino la Casa Bianca parla di “gravi irregolarità” e di “serio pericolo” per il referendum sull’autodeterminazione del Sud Sudan che si dovrà tenere nel 2011. Secondo il portavoce della Casa Bianca “sono stati limitati i Diritti Politici e la libertà di voto in moltissime aree del paese”. Gli osservatori internazionali parlano di “numerosi atti di intimidazione e coercizione” in moltissime provincie, mentre in molte aree è stato persino interdetto l’ingresso ai seggi ai membri dell’opposizione. Insomma, quelle che erano state trionfalmente definite da più parti come “le prime elezioni libere del Sudan” sono state una vera e propria messa in scena imbastita da Bashir per ottenere quella legittimità internazionale minata dal mandato di cattura internazionale emesso contro di lui dalla Corte Penale Internazionale per il genocidio in Darfur.

Bashir ha già avuto le congratulazioni da buona parte del mondo arabo, dall’Eritrea e, naturalmente, dall’Iran, tutti “campioni di democrazia” che si sono felicitati (in anticipo) per la schiacciante vittoria ottenuta.

Ora si teme fortemente per il referendum che nel 2011 dovrà sancire l’autodeterminazione del Sudan Meridionale. Sono infatti moltissime le cose da chiarire tra Juba e Khartoum e questa messa in scena elettorale non aiuta certamente a sanare i contenziosi. Bashir, forte del “sostegno popolare” e di alleanze importanti (Eritrea, Iran e Lega Araba), cercherà in tutti i modi di boicottare la secessione del Sud Sudan, cosa che, a dire il vero, sta già facendo da diversi anni, ma mai apertamente. Ora si può permettere di farlo.

Gli Stati Uniti, fiutando il pericolo, hanno detto ieri per bocca del portavoce del Presidente Obama, che difenderanno il Diritto all’autodeterminazione del Sudan Meridionale con ogni mezzo. Stessa dichiarazione da Uganda, Kenya ed Etiopia.

I prossimi appuntamenti ad “alta tensione” saranno la delimitazione dei confini tra Nord e Sud, l’annunciata consultazione popolare nel Kordofan meridionale per una sorta di semi-autonomia da Khartoum e la reale definizione per quanto riguarda la divisione delle risorse.

Secondo Protocollo

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