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Erdogan e Fratellanza Musulmana: un connubio pericolosissimo

Un gran bel articolo di Giordano Stabile su La Stampa ci ricorda come Erdogan non stia mirando solo al Medio Oriente e all’Europa come potenziali punti di espansione del suo “sultanato” ma che anzi, egli punti soprattutto all’Africa per espandere le sue mire colonialiste islamiche. La politica di Erdogan è veramente a tutti gli effetti una politica espansionistica da Fratellanza Musulmana.

La disanima di Stabile è precisa e impietosa. Erdogan lavora da anni e sottotraccia in Africa per porre le fondamenta di una espansione della Fratellanza Musulmana nei punti strategicamente più importanti del continente africano. Dal 2009 a oggi Ankara ha aperto 23 ambasciate e ha inaugurato rappresentanze in 39 paesi africani. Attraverso le ONG turche (in particolare la famigerata IHH) ha aperto centinaia di moschee, scuole e ospedali. In 15 anni gli interscambi tra la Turchia e l’Africa sub-sahariana sono passati da 742 milioni di dollari agli attuali otto miliardi di dollari. Ma per approfondire consiglio veramente la lettura dell’articolo di Giordano Stabile perché è veramente esaustivo, quello che adesso mi interessa evidenziare è la politica aggressiva di Erdogan tutta volta a favorire l’avanzata della Fratellanza Musulmana in Europa e in Africa.

La tecnica di Erdogan si discosta di pochissimo da quella della “gradualità” che ritroviamo nella strategia della Fratellanza Musulmana. Decisamente più aggressiva in Medio Oriente dove però le condizioni lo impongono, molto meno evidente in Europa e addirittura sommersa in Africa dove il sultano turco usa a man bassa la cosiddetta “carità islamica” per prendersi pezzo dopo pezzo i punti strategicamente più importanti, dall’Eritrea alla Somalia dove proprio in questi giorni si è recato in visita. L’unica zona africana nella quale Erdogan appare più aggressivo è la Libia dove però si scontra con il “nemico” Al-Sisi ed è costretto a venire più allo scoperto per perorare la causa della Fratellanza Musulmana. Per il resto ha stretto accordi importanti con il Sudan e con Al-Bashir, ricercato dal Tribunale Penale Internazionale, ha inviato truppe in Sud Sudan per “garantire la pace” e ha fatto lo stesso in Darfur, guarda caso i due maggiori serbatoi di petrolio pregiato del Sudan, un petrolio che gli esperti giudicano come quello libico, cioè di facile raffinazione. Inquietante vero? Ma soprattutto è inquietante che nessuno a livello diplomatico ne parli lasciando a Erdogan pieno accesso a queste aree che oltre ad essere strategicamente ed economicamente importanti rappresentano anche i “rubinetti” dei flussi migratori verso l’Europa. Sono troppo complottista? Forse, ma a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca.

Ho l’impressione molto netta che Erdogan non stia affatto agendo a caso ma che abbia un piano a lunga scadenza ben definito, un piano che rispetta appieno la strategia della Fratellanza Musulmana e che noi si stia semplicemente a guardare senza opporre alcuna resistenza a questa vera e propria colonizzazione turca velata da politica di aiuto e sviluppo.

Troppo spesso ci fermiamo a guardare quello che la Turchia sta facendo in Medio Oriente e in Europa senza guardare tutto il contesto che è molto più complesso e preoccupante. Come ci ha spiegato il bravissimo Giordano Stabile su La Stampa (ormai rimasto l’unico vero quotidiano serio in Italia) il Fratello Musulmano Erdogan si sta costruendo in tutta tranquillità il suo bel sultanato in Africa senza che nessuno gli metta i bastoni tra le ruote e quando avrà finito avrà un’arma di pressione nei confronti dell’Europa che quella attuale dei milioni di profughi siriani apparirà una sciocchezza. Chissà se a Bruxelles e nelle capitali europee qualcuno vorrà iniziare a pensarci.