Un rapporto diffuso ieri da Reporters Without Borders (RSF) descrive l’Eritrea come la più grande prigione africana per giornalisti. Con i suoi 30 giornalisti incarcerati Asmara detiene il record africano per la soppressione della libertà di stampa.

Il Presidente/dittatore eritreo, Isaias Afewerki, ha recentemente descritto la libertà di stampa come “estremamente incompatibile con la cultura eritrea”. Per questo motivo non esistono in Eritrea giornali e media indipendenti. La libertà di stampa è stata sospesa nel 2001. Da allora decine di giornalisti sono stati incarcerati e almeno quattro di loro sono morti a causa delle durissime condizioni di detenzione.

Ma non è solo la libertà di stampa a essere interdetta in Eritrea, ma anche la libertà di religione. Secondo un recente rapporto redatto per il Congresso americano dalla United States Commission on International Religious Freedom (USCIRF), migliaia di persone sono attualmente incarcerate a causa del loro credo religioso. In Eritrea le religioni permesse sono quella ortodossa eritrea, cattolica, evangelica luterana della Chiesa di Eritrea e l’Islam. Fortemente perseguitati sono i Testimoni di Geova e i credenti bahai. Tuttavia qualsiasi altro credo che non è tra quelli permessi viene sistematicamente perseguitato.

Il Governo eritreo nega che vi siano campi di detenzione segreti dove giornalisti e perseguitati religiosi vengono rinchiusi, tuttavia centinaia di testimonianze di sopravvissuti dicono l’esatto contrario. Secondo queste testimonianze i campi di detenzione per giornalisti, oppositori politici e perseguitati religiosi sarebbero circa 180. In alcuni casi i detenuti vengono rinchiusi in container metallici posizionati in mezzo al deserto, cosa questa che provoca loro indicibili sofferenze.

A causa delle gravissime violazioni dei Diritti Umani perpetrate in Eritrea, il Congresso statunitense sta mettendo a punto una legge che impedisca alle ditte di tutto il mondo che lavorano con l’Eritrea di operare nella borsa americana. Questa iniziativa andrebbe presa seriamente in considerazione anche dall’Unione Europea e da altre realtà. Ormai da molti anni le sistematiche violazioni dei Diritti Umani perpetrate dall’Eritrea e dal suo Presidente/dittatore, Isaias Afewerki, sono note a tutto il mondo. Ma nonostante questo non sono mai state prese iniziative volte a isolare completamente sia il governo eritreo che le aziende che lavorano e fanno affari per centinaia di milioni con questo governo. Tra queste ditte, va purtroppo ricordato, molte sono italiane. Speriamo che l’Europa e in particolare l’Italia vogliano seguire l’esempio degli Stati Uniti e che boicottino seriamente il regime eritreo.

Secondo Protocollo

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