Eslusivo – disastro ecologico del Golfo: non solo BP. Cosa si nasconde sotto l’acqua del Golfo

Premessa: da diversi mesi questa microscopica organizzazione si scontra con una delle più grandi multinazionali del mondo nel settore “acqua/petrolio”, la Nalco Holding Company. Ci siamo imbattuti in questa multinazionale (in alcune sue consociate) seguendo il caso di un nostro connazionale sequestrato da oltre due anni negli Emirati Arabi Uniti, Gaetano Sparti. Questo è il primo di una serie di articoli (e un dettagliato rapporto) attraverso i quali scopriremo tante cose di questa compagnia. Scopriremo i suoi metodi “commerciali”, le società ad essa collegate, i rapporti politici (anche in Italia), gli interessi, i metodi usati per aggirare le regole e i divieti internazionali e infine scopriremo i suoi prodotti non prettamente “ecologici”. Insomma, scopriremo con chi abbiamo a che fare, i loro spregiudicati metodi di profitto, le pressioni a livello internazionale che riescono ad esercitare e scopriremo perché Gaetano Sparti è sequestrato da oltre due anni negli EAU senza che nessuno muova un dito. Per dimostrare con chi abbiamo a che fare partiremo dall’evento dell’anno, cioè dal disastro ecologico del Golfo del Messico e del ruolo avuto dalla Nalco nel peggiorare la situazione dopo l’esplosione della Deepwater Horizon, la piattaforma della BP che sta avvelenando centinaia di migliaia di Km di mare, un ruolo di cui però stranamente nessuno parla nonostante i danni ambientali siano paragonabili a quelli della BP. Ringraziamo Francesca e Barbara per l’eccellente lavoro svolto nella ricerca di fonti di informazione estere.

Capitolo 1: Chi è la Nalco – La Nalco Company Corporate è leader mondiale nella produzione di materiali per trattamento delle acque e di materiali chimici disperdenti. In realtà la Nalco è un insieme di aziende che producono e/o commercializzano tanti altri prodotti destinati all’industria del petrolio e al miglioramento dello sfruttamento dei giacimenti petroliferi più altri prodotti destinati agli usi più disparati. La Nalco è quotata in borsa e nel suo consiglio di amministrazione o nel consiglio di amministrazione di sue consociate vi sono importantissimi nomi di uomini politici potentissimi tra i quali possiamo notare in particolare quello di Al Gore e di altri nomi che al momento (ma solo per il momento) omettiamo. Poi vi sono collegamenti tra Nalco e Warren Buffett, Maurice Strong, Soros, Apollo, Blackstone, Goldman Sachs, Hathaway Berkshire, Halliburton Co ecc. ecc., insomma il gotha dell’economia mondiale. La Nalco ha diverse filiali e consociate sparse in tutto il mondo, tra le quali la Nalco Italy e la Nalco Gulf. La galassia delle consociate alla Nalco è comunque molto vasta e racchiude aziende che trattano di tutto, con tutti e in tutti i modi (ma questo lo vedremo nei prossimi articoli e nel rapporto).

Capitolo 2: La Nalco e il disastro del Golfo del Messico – A seguito dell’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon di proprietà della BP una delle soluzioni che si è da subito prospetta è stata quella di usare un disperdente chimico per “sciogliere” il petrolio in superficie. La scelta (guarda caso) è ricaduta sul “Corexit”, un disperdente chimico prodotto dalla Nalco. Il Corexit è un prodotto altamente tossico, proibito in Europa, che non disperde affatto il petrolio ma lo tiene sotto la superficie del mare facendo, se possibile, ancora più danno all’ambiente e alla fauna marina. I pesci, le tartarughe marine ecc. ecc. che si trovano a nuotare sotto la superficie marina e che diversamente avrebbero avuto la chiazza di petrolio sopra la loro testa, si imbattono in questa gelatina composta da petrolio e materiale chimico tossico che viaggia sotto la superficie rimanendo letteralmente “intrappolati” in essa. La morte è matematica. Che dire poi dei danni provocati dagli elementi chimici dispersi nell’acqua? Un rapporto fatto dalla BP al Congresso USA sostiene che i danni all’ambiente provocati dal Corexit “non sono al momento valutabili”. Non è un caso che il Corexit sia vietato in Europa. Comunque la Nalco è rimasta impassibile alle critiche e ha venduto 40 milioni di dollari di Corexit. Questo ha portato i titoli della società a un notevole rialzo in borsa. Gli analisti infatti hanno calcolato che il disastro del Golfo del Messico porterà potenzialmente nelle tasche della Nalco una somma che varia dagli 800.000 dollari ai 6,5 milioni di dollari al giorno. Risultato, un balzo in avanti del titolo Nalco di ben sei punti percentuali in un sol giorno con rialzi praticamente quotidiani che a volte toccano percentuali record. Sarà per questo che nessuno parla del fallimento del Corexit e delle proteste degli ambientalisti? Sarà per i grandi nomi legati alla Nalco che la stampa (salvo alcune testate specializzate estere) non ha trattato per niente l’argomento? Ecco come un disastro ambientale di proporzioni immani, che solo ieri il Presidente Obama ha paragonato all’11 settembre, si può trasformare in un fantastico business per alcuni. Secondo la Nalco, il Corexit è un prodotto sicuro approvato in 30 paesi (sarebbe bello vedere la lista di questi paesi), altamente biodegradabile che contiene sei prodotti che si possono trovare anche nei detergenti di uso comune. Tuttavia la Nalco si rifiuta categoricamente di fornire la composizione chimica del Corexit. Edward Markey, senatore democratico del Massachusetts e presidente di una sottocommissione per la casa, energia e ambiente si è detto profondamente preoccupato per le conseguenze derivanti dall’uso del Corexit, mentre una ricerca condotta dalla Guardia Costiera e dalla Washington for the Environmental Defense Fund, non ha fugato i dubbi del senatore Markey in quanto non è stata in grado di stabilire quali danni permanenti vengono arrecati alla flora e fauna marine dal Corexit. Secondo gli scienziati è troppo presto per stabilire i danni nel lungo periodo, tuttavia sono tutti profondamente preoccupati anche e soprattutto a causa del rifiuto opposto dalla Nalco a rendere pubblici i componenti del Corexit.

Conclusione della prima parte – Con queste poche righe speriamo di aver attirato la vostra attenzione su questa società senza scrupoli e di avervi fatto capire con chi abbiamo a che fare, con quale lobby di potere ci stiamo scontrando per arrivare alla liberazione di un uomo, Gaetano Sparti, che da oltre due anni subisce le vessazioni e le prepotenze di un sistema di potere che può usufruire di appoggi politici ai più alti livelli mondiali. Nei prossimi articoli, che pubblicheremo a cadenza regolare, vi spiegheremo quali sono i metodi usati da questi signori per aggirare le regole del commercio internazionale (per esempio come vendere prodotti proibiti a Paesi sotto embargo come Iran, Cuba, Sudan ecc. ecc.), quali sono le società collegate (compresi i loro soci), quali sono i prodotti che vendono e, infine, di quali appoggi politici possono disporre. Vi spiegheremo come, in poche ore, possono aprire e chiudere società studiate ad hoc per violare gli embarghi imposti dalla comunità internazionale e come, per fare questo, usino senza un minimo di scrupolo, i nomi di loro dipendenti.

Secondo Protocollo

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