Essere gay nell’Islam e in Africa. Una coraggiosa iniziativa algerina

Sono stati coraggiosi i gay algerini quando lo scorso 10 ottobre hanno portato avanti una iniziativa per uscire dall’anonimato e dall’isolamento in cui si trovano. L’Unione Gays et des Lesbiennes en Algérie (UGLA) ha scelto il compleanno di uno dei principali eroi nazionali algerini, Selim il coraggioso, nato il 10 ottobre 1470, come la “giornata nazionale per Gay, Lesbiche, Bisessuali e le persone transgender in Algeria” e per festeggiarla ha invitato tutti gli attivisti ad accendere una candela.

Migliaia di candele sono state accese, i forum tempestati di messaggi, i social network presi d’assalto da tutto il mondo per dimostrare solidarietà con i gay algerini oppressi da due articoli del codice penale (il 333 e 338) che puniscono l’omosessualità con durissime pene. Gli attivisti del UGLA non vogliono introdurre i concetti occidentali nell’Islam, in Algeria sarebbe pressoché impossibile, ma vogliono ritagliarsi uno spazio all’interno della comunità musulmana.

E’ durissimo essere gay islamici, in alcuni Paesi si rischia pure la morte. Ecco perché l’iniziativa algerina è molto importante, perché vuole affrontare il problema da un’ottica prettamente islamica e non trasformare l’Islam in un surrogato della civiltà occidentale.

L’Islam ha anche cambiato quei Paesi africani (pochi)che fino a poco tempo fa erano permissivi con gli omosessuali. E’ il caso del Senegal, dove una volta l’omosessualità era considerata una cosa normale e dove non era inusuale vedere uomini circolare per le strade vestiti da donne. Oggi il Senegal a causa del sempre maggiore influsso islamico è diventato un Paese omofobico e l’essere gay può voler dire essere incarcerati, malmenati e persino uccisi.

Come il Senegal ci sono decine di Paesi africani che subendo l’influsso estremistico islamico (ma anche cristiano, come l’Uganda)hanno cambiato il loro atteggiamento verso l’omosessualità, reprimendola con leggi ad hoc e incarcerando coloro che vengono scoperti ad avere un rapporto omosessuale. Gli estremismi religiosi, non solo quelli islamici, hanno diffuso la convinzione che la diffusione dell’HIV sia la conseguenza dei rapporti omosessuali finendo per convincere le fragili menti a sottoporre gli omosessuali a ogni tipo di discriminazione. E’ l’omofobia africana che, per certi versi, si differenzia da quella islamica anche se in alcuni Paesi si fonde con essa creando un mix ideologico davvero letale.

Per questo motivo è assolutamente apprezzabile l’iniziativa algerina, perché parla alla gente senza sconvolgere le loro ideologie religiose ben sapendo il rischio che corrono gli attivisti. E per questo che andrebbe supportata adeguatamente anche dai paesi occidentali e dall’Unione Europea. I medi algerini si sono guardati bene dal pubblicizzare l’evento, occorre quindi fare in modo che i gay algerini non si sentano soli in questa loro battaglia per la cancellazione degli odiosi articoli 333 e 338 del codice penale. Facciamo in modo che sentano tutta la solidarietà occidentale e, soprattutto, quella di noi donne musulmane e femministe, perché noi lo sappiamo bene cosa significa combattere contro la discriminazione di genere.

Amina A.

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