Opinioni della settimana

Europa: la fine di un sogno?

Per me la parola Europa è sempre stata importantissima. Sono sempre stato europeista, ho sempre creduto in una Europa federale, con una unica moneta, una unica banca centrale, senza frontiere, una Europa caritatevole con i bisognosi ma intransigente con i violatori dei Diritti Umani. Una Europa capace di avere importanti progetti di sviluppo verso il terzo mondo senza però trascurare gli europei. Non quindi una Europa terzomondista ma veramente progressista.

E all’inizio era veramente così, la strada intrapresa era quella indicata dai padri fondatori. Un sogno che si stava avverando man mano che il tempo passava e non mi pareva il vero. Non mi costava nemmeno dover rinunciare a una quota di controllo nazionale pur di arrivare a una Europa come quella sognata. Era bellissimo proporre progetti di sviluppo per l’Africa e per altri paesi del terzo mondo e vederli implementati. Era bello vedere i funzionari delle agenzie europee andare in Medio Oriente, in Africa, in Asia e in Sud America a controllare come i soldi europei per lo sviluppo venivano spesi. Quando poi in Europa nacque ECHO fu il tripudio. Erano inflessibili, controllavano persino i soldi spesi per la carta igienica (e non è un modo di dire) e le cose funzionavano bene, i progetti venivano implementati, i profughi delle tante guerre venivano soccorsi sul posto e non c’era bisogno che si andassero ad ammazzare sui barconi. A Bruxelles tutto girava bene, magari un po’ a rilento perché purtroppo il tarlo delle burocrazia è sempre esistito, ma si procedeva.

Poi tutto è cambiato. Lentamente ma inesorabilmente l’Europa è diventato un enorme baraccone condotto da burocrati incapaci, le politiche di sviluppo sono diventate politiche di soccorso prima e di accoglienza poi. La diplomazia europea che doveva essere la terza forza mondiale (dopo quella americana e russa) e fungere da contrappeso, non è mai veramente nata, anzi, non ha mai avuto come rappresentante un vero diplomatico ma solo due inutili e dannose figure di comodo buone solo a far danni. Del Parlamento Europeo poi ne parliamo. Quelle poche volte che decide senza demandare ai burocrati lo fa in modo sbagliato. In pochi anni l’Europa del sogno è diventata l’Europa dell’incubo, l’Europa dei balzelli, delle regole impossibili, l’Europa del deficit al 3% e non più l’Europa dello sviluppo. C’è una banca centrale ma non può battere moneta (unico caso al mondo), le frontiere si stanno chiudendo di nuovo annullando l’unico vero obiettivo raggiunto. Non ci sono più i solerti funzionari che andavano a controllare quanti strappi di carta igienica servono per andare una volta al bagno, oggi non controllano più nulla, nemmeno se con i soldi europei si finanzia il terrorismo. In compenso etichettano i prodotti di una democrazia attaccata dal terrorismo. Non c’è una politica unitaria interna ed estera ma ogni Paese va per conto proprio. Per un vecchio europeista come me vedere questa Europa è un colpo al cuore.

Parlare dei motivi per i quali siamo arrivati a questo punto sarebbe troppo lungo (io ho parlato solo di quelli che mi toccano più da vicino, ma la lista è lunghissima) come sarebbe troppo lungo e per me impossibile proporre delle ricette. Quello che mi sento di dire è che a questo punto serve veramente una riflessione è forse (sottolineo forse) un passo indietro. Mi sembra che in Europa si siano smarriti i principi fondanti dell’Unione Europea. Su questo non possiamo non fermarci a ragionare se veramente vogliamo salvare il sogno europeo. Tornare ai principi fondanti dell’Unione Europea può essere un passo indietro necessario che certamente darà fastidio a molti, ma non vedo altre strade. L’alternativa è la dissoluzione dell’Europa, una cosa che in tanti purtroppo si augurano, significa tornare ai nazionalismi più spinti, alle frontiere, alle monete nazionali. Veramente vogliamo questo?

4 Comments

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  • Il vero problema temo sia la penuria di Statisti, cui si contrappone l’abbondanza di mercanti.

  • A leggere questo articolo mi viene in mente l’approccio di Aristotele, che studia il divenire partendo da due categorie logiche per determinare sia l’esistenza di qualcosa che la sua evoluzione .
    Tali categorie sono materia e forma.
    La materia diventa un qualcosa solo se prende la sua forma attraverso ciò che il filosofo greco descrive come passaggio dalla «potenza» all’ «atto».
    Può pertanto divenire in atto ciò che esiste già in potenza.
    Bene, dopo questa sintetica esposizione, mi viene da domandare se è vero come pensa Londei che l’Europa era «prima» – almeno in potenza- un qualcosa di diverso da quello quello che adesso appare in atto.
    Ho l’impressione che questa convinzione di Londei ci porti fuori strada.
    Innanzitutto bisogna stabilire cosa si intenda per Europa.
    Se seguiamo lo schema di Aristotele, l’Europa non è mai esistita, perchè mancante di una «forma» e non può ancora esistere perchè rifiuta di assumere una forma, o per lo meno quella possibile, che comporta che si distingua ciò che è europeo da ciò che non lo è.
    E’ possibile infatti che esista una forma senza confini e quindi senza un interno e senza un esterno e- in questo caso – senza istituzioni unitarie interne pienamente sovrane?
    Sono invece esistiti ed esistono ancora gli stati nazionali, proprio perché hanno dei confini.
    Anche se poi questi stati sono meno sovrani di prima e quindi tendono alla loro dissoluzione in quanto tali.
    La forma dell’Europa, se esiste, è paradossalmente la forma della sua dissoluzione prima ancora di essere nata, se non altro perchè da un lato rifiuta di avere dei confini e dall’altro addossa agli stati nazionali due colpe contradditorie.
    Accusa L’Ungheria di difendere i suoi confini nazionali , che sono anche europei, e nello stesso tempo accusa in questi giorni la Grecia di non averlo fatto: da qui l’idea che sta prendendo piede di escluderla da Schengen.
    Veramente grottesco.
    Ce n’ è abbastanza per pensare che l’Europa di cui parla Londei non sia un progetto «europeo».
    Leggo in questi giorni di un particolare interesse ostile americano nei confronti dei partiti euroscettici accusati di essere pagati da Putin , nonchè di uno storica attenzione americana nel finanziare-attraverso le fondazioni Rockfeller e Ford – leaders e partiti europeisti fautori della moneta unica, come attestato dalle ricerche storiografiche di un ricercatore della Georgetown university di nome Joshua Paul, riprese da Il giornale e da altri nei giorni scorsi.
    Egregio sig Londei, vogliamo davvero essere europei?
    Se è così, smettiamola di credere che la crisi dell’ Unione sia dovuta ai «nazionalismi più spinti, alle frontiere, alle monete nazionali», come fa Lei.
    Si domandi invece quale è il vero progetto «europeo» in corso d’opera da gran tempo, cui per fortuna si oppongono certi “nazionalismi”.
    Le soluzioni?
    Come minimo comprendere questo progetto, sperando che dei movimenti di massa nazionali ed europei ( la cosa non è in contraddizione) portino a cambiare le classi dirigenti dei maggiori paesi del continente.

    • Gentile Milano
      Sin dall’inizio io parlo di “Europa federale” e già solo questo dovrebbe bastare a rendere nullo tutto il suo, per altro bello, ragionamento. Una Europa federale, con una unica moneta, una unica banca che batta denaro, un esercito unico e uniche FRONTIERE ESTERNE ma divisa in Stati, con un Parlamento Europeo degno di questo nome e politici invece di burocrati. La vogliamo chiamare Stati Uniti d’Europa? Questa è l’Europa che sogno io. Poi ognuno la pensa come vuole anche tornare alla lira, alle frontiere chiuse e persino alla adesione alla Federazione Russa

  • Gentile Londei,
    quello che ho contestato nel mio intervento è l’idea che l’ Europa di cui Lei parla sia quella voluta dalle classi dirigenti europee e non solo quelle attuali.
    Gli Stati Uniti d’Europa come stato federale sovrano , confini, moneta unica e quindi debito pubblico europeo ecc. piacciono anche a me.
    Naturalmente nessuna adesione alla federazione russa o cose di questo tipo.
    Ma neppure adesione alle politiche dei più forti governi europei, che strozzano i paesi partner deboli con la scusa del fiscal compact e favoriscono in mala fede l’invasione dell’Europa da parte di popolazioni culturalmente largamente incompatibili.
    Per di più cercano di scaricare il costo delle loro politiche di accoglienza su chi non avrebbe bisogno di accogliere.
    Cercano di processare paesi come la Polonia e l’Ungheria che non vogliono sottomettersi alla loro dittatura, accusandoli addirittura di non essere democratici, perchè fanno legittimamente l’interesse dei loro popoli.
    Da quanto detto si evince anche che , così com’é, la moneta unica non va affatto bene.
    Vedasi per esempio, senza parlare dell’Italia, la peggiorata situazione della Finlandia che l’ha adottata e il relativo sviluppo di chi non l’ ha fatto come la Norvegia.
    Il discorso sarebbe ancora lungo, ma mi fermo quì.